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TI.MAMME
22.03.2021 - 08:000

La comunicazione passa dai gesti prima che dalle parole

Per farsi comprendere, i bambini sperimentano con successo la gestualità

La comunicazione gestuale fa parte del modo di esprimersi dei bambini sin dai primi mesi di vita. All’inizio sono vocalizzi e gesti e verso i nove mesi diventano vere e proprie intenzioni comunicative (gesti deittici), indicazioni di quello che desiderano che verso l’anno di età diventano gesti rappresentativi, con un loro vero significato acquisito magari durante il gioco o durante le azioni quotidiane. Il ciao ciao con la manina è l’esempio più chiaro. Entro i 20 mesi, poi, c’è il boom della comunicazione gestuale che viene via via rimpiazzata da quella verbale, pur rimanendo comunque presente per sempre. L’attenzione a queste abitudini espressive ha suggerito la possibilità di utilizzare programmi di comunicazione che consentirebbero ai piccoli di «parlare prima di aver imparato a farlo». 

L’idea era nata circa trent’anni fa in America, basandosi sulla volontà di migliorare la serenità del bambino che, trovando un modo per farsi intendere, si sente, ovviamente, più compreso. Il metodo contemplato prevede gesti simbolici insieme al linguaggio sei segni e darebbe i suoi frutti secondo i suoi sostenitori. Mentre osservazioni più critiche riterrebbero il sistema responsabile di un ritardo nei tempi di sviluppo del linguaggio verbale. In parole povere: i bambini abituati ad esprimersi a gesti, gratificati dall’essere compresi, si impigrirebbero, ritardando l’uso delle parole come prima fonte espressiva, mentre i genitori risulterebbero stressati dall’utilizzo di questo metodo comunicativo. A fare un po’ di chiarezza sulla valutazione di questi sistemi comunicativi, interviene la dottoressa Silvia Stefanini, dirigente psicologa presso l’Unità Operativa di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza a Fidenza. 

Esclusa una «robusta evidenza scientifica» per mancanza di dati, atta a sostenerne l’assoluta validità o meno, la dottoressa Stefanini precisa la mancanza di controindicazioni nell’impiego di questi metodi che non comporterebbero i paventati ritardi nel linguaggio verbale e nemmeno lo stress dei genitori. A supporto della gestualità come forma di comunicazione prima ed accanto a quella verbale, si è schierata anche l’American Academy of Pediatrics che nel 2011 accolse le esperienze positive in merito, di genitori e personale dei nidi d’infanzia. Alla fine, volendo evitare una sentenza tranchant, se la comunicazione gestuale è gradita a bambini e genitori, che con essa riescono a superare anche eventuali difficoltà di comprensione, nulla vieta che sia utilizzata a tutto vantaggio della serenità dei piccoli e di chi si occupa della loro crescita.

 

TMT (ti.mamme team)

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