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TI.MAMME
02.03.2021 - 08:000

Le conseguenze di un aborto spontaneo

Sostegno psicologico ed assistenza medica sono indispensabili per superare la perdita

L'interruzione di gravidanza che avviene, motu proprio, entro i primi 180 giorni di gestazione viene definita aborto spontaneo. Solitamente si registra nei primi 3 mesi dal concepimento ed è più frequente di quanto si creda, riguardando circa il 30% delle gravidanze, con una maggiore incidenza tra le donne over 40. Le cause sono molteplici e vanno dall'insufficienza del corpo luteo che non produce la quantità di progesterone necessaria a far impiantare e mantenere la gravidanza nel primo trimestre, ad infezioni vaginali, anomalie cromosomiche, patologie infettive, malformazioni e malattie autoimmuni. Al di là dell'aspetto prettamente medico, da affidare agli specialisti, non deve essere trascurato l'aspetto più strettamente personale ed emotivo legato a questo evento. 

Un aborto spontaneo, infatti, rappresenta una perdita, un lutto e come tale deve essere considerato. La frequenza con cui si manifesta e la sua entità portano spesso a sottovalutarlo. E questo è un grave errore perché questo evento può provocare ansia e depressione, ma anche stress post-traumatico. Sull'American Journal of Obstetrics and Gynecology, nel dicembre 2019, sono stati pubblicati i dati relativi ad uno studio condotto su 537 donne reduci da aborto spontaneo. I sintomi di stress post-traumatico erano stati rilevati dopo un mese in circa un terzo delle partecipanti, segnali di ansia erano presenti nel 25% delle donne interessate e tra di loro una su dieci mostrava evidenti segni di depressione. Ne deriva che l'aborto spontaneo è a tutti gli effetti un evento traumatico e, come tale, deve essere trattato garantendo ad ogni donna che vive questa esperienza tutta la necessaria assistenza psicologica oltre che medica. 

L'Organizzazione mondiale di sanità sancisce la necessità di un sostegno adeguato alle donne colpite da perdita perinatale, compresa quella precoce nella quale rientra l'aborto spontaneo. Ed anche la duchessa del Sussex ha rimarcato l'importanza di tale supporto, dopo aver rivelato di aver vissuto questa esperienza. Meghan ed il principe Harry, infatti, hanno perso un bambino a luglio dello scorso anno a causa di un aborto spontaneo e la duchessa ha raccontato tutto il suo dolore, sottolineando l'importanza dell'interessamento sulle reali condizioni della donna. Chiedere «come stai?» è la formula utile a lasciare che l'universo di emozioni che ruota nell'animo di una donna che ha perso la sua creatura (perché tale è, anche a due mesi - o meno - di gestazione!) possa essere espresso. Una vicinanza che serve a non sentirsi sole, per elaborare un lutto così intimo e doloroso.

TMT (ti.mamme team)

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