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15.01.2020 - 08:000

Mai state bambine: gli abusi sessuali in Paraguay

La realtà delle tribù che non condannano gli stupratori e costringono le vittime al silenzio

«Stai zitta» è una delle espressioni più odiose e brutali, che racchiude in sé la negazione di ogni diritto e vìola ogni dignità. Quando l'ordine a stare zitta è rivolto ad una ragazzina abusata, l'abietta espressione riepiloga dolori ed umiliazioni ben peggiori, svelando una realtà che è prassi tra le tribù paraguayane. È in questa parte di mondo, infatti, che le bambine rappresentano una minoranza maltrattata e violata, sempre costrette a subire abusi da estranei e parenti. Stuprate da vicini di casa o sconosciuti, zii, fratelli o patrigni, queste creaturine, derubate nel modo peggiore della propria infanzia, sono costrette a star zitte ed a subire angherie e prepotenze.

Il silenzio. Essere violentate rappresenta una sofferenza ed un'umiliazione che non possono essere raccontate, per evitare la vergogna per la propria famiglia e, persino, per la propria comunità. Il dolore della piccola abusata non conta, non è neanche lontanamente considerato e così le giovanissime vittime tacciono e portano con sé il peso della brutalità subita che non trova conforto o sfogo e le segna inevitabilmente per la vita. La regola del silenzio è l'unica in vigore e ad essa ci si deve attenere senza eccezioni, non c'è altro che conti.

La legge. L’obbligo a tacere è quasi un’autorizzazione a fare i propri comodi per gli stupratori, sicuri che nulla sarà mai denunciato. Non è corretto dire che questi carnefici la facciano franca, perché in realtà sembra non esistere un reato ad indicare i loro abusi. Le loro azioni aberranti sono una sorta di consuetudine tra comunità diverse e non esistono leggi che possano essere applicate per punire i colpevoli, perché l'amministrazione della giustizia è operata dai capi tribù che impediscono le denunce e tengono lontana la polizia. Gli stupratori sono indenni e le bimbe rimaste incinte sono anche costrette a sposarli.

Le conseguenze. Il trauma dello stupro è tutto della vittima, troppo piccola per comprendere quel gesto così brutale e troppo sola per sperare anche solo nell'abbraccio confortante della mamma. Perché c'è anche il rischio che la mamma non creda alle accuse di una figlia contro il patrigno o contro uno zio o persino contro un fratello. Altro scherno. L'unica consolazione rimane proprio il silenzio che sprofonda in una voragine di disperazione quando la vittima scopre di essere incinta. In Paraguay la legge consente l'aborto solo in caso di gravidanze pericolose per la vita delle gestanti, niente deroghe per le vittime di stupro, quindi, a meno che non ricorrano agli aborti clandestini operati dalle mammane e che possono portarle alla morte.

I numeri. Considerato proprio che la maggior parte dei casi di violenza sessuale non viene denunciata, è impressionante scoprire i 2595 abusi su minori registrati in Paraguay dal 2017. Queste giovanissime creature sono vittime del proprio stupratore, della propria famiglia e della propria gente e nel silenzio, che viene loro imposto, trovano l'unica via di fuga a questa realtà: è meglio non denunciare per evitare di trovarsi contro l'intera comunità. Ed è in silenzio che molte di loro preferiscono andar via di casa, rifugiandosi nella solitudine esistenziale, per non essere anche vittime del sistema che, comunque, le lascerebbe sole con la propria umiliazione ed il proprio dolore.


TMT (ti.mamme team)

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