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TI.MAMME
27.11.2019 - 08:000

Angelina Jolie e le scelte mediche per sopravvivere

Il coraggio e la reazione dell'attrice dopo la morte per cancro della madre

Nella vita si può diventare chi si vuole, si possono percorrere distanze chilometriche, allontanarsi da casa, raggiungere obiettivi personali e professionali, diventare genitori e, magari, nonni senza mai perdere, però, la propria identità di figli. È questa, infatti, la condizione che mantiene salda la vita di ognuno, la consapevolezza di avere qualcuno pronto ad amarci, comprenderci e proteggerci a qualsiasi età ed in qualsiasi condizione. Perché una madre ed un padre rimangono tali anche quando i propri figli sono realizzati, solo fisicamente lontani ed in realtà sempre legati con un immaginario cordone ombelicale che li nutre di amore e cure. Ed a prescindere da quali siano i reali rapporti con i propri genitori, il legame biologico rimane latente e tacitamente rincuorante a segnare un'origine, ancora una corrispondenza, un'appartenenza che aiuta a non sentirsi soli o smarriti anche tra tutti gli amici e le famiglie costituite.

Per questo perdere i genitori è, sempre e comunque, uno strappo tanto doloroso ed irrimediabile da rimanere evidente anche tra le mille pieghe di un tessuto personale accuratamente ordito. Perdere i genitori è perdere un po' di se stessi, ritrovarsi definitivamente adulti, figli sulla carta, ma senza lo sguardo comprensivo o la voce rassicurante di chi ci ha dato la vita. La reazione al drastico cambiamento che porta con sé la morte di una madre, di un padre o di entrambi è sempre molto personale.
C'è chi si abbandona al dolore, in una sorta di processo catartico che con le lacrime dovrebbe espellere anche tutte le emozioni negative legate all'evento, e chi al contrario blinda la tristezza fiondandosi negli impegni quotidiani, illudendosi così di zittirla e superarla.
E poi c'è chi rende la perdita di un genitore come una sorta di luce guida per impostare la propria vita futura. Un po' quello che ha fatto il premio Oscar Angelina Jolie, in seguito alla dipartita della mamma, Marcheline Bertrand, morta nel 2007, a 56 anni, a causa di un cancro al seno contro il quale combatteva da dieci anni. L'attrice aveva accompagnato la madre nel sul percorso di cura, vivendo con lei le conseguenze e gli effetti collaterali della chemioterapia, una cura all'epoca meno mirata e selettiva di oggi. Angelina aveva sofferto per le sofferenze di Marcheline ed aveva provato ad incoraggiarla nei momenti più angoscianti ed il distacco, al momento della morte della donna, l'ha segnata profondamente. Raccolta anche l'ultima premura della sua mamma, che aveva chiesto al suo medico di assicurarsi che la figlia si prendesse cura della propria salute, Angelina ha affrontato il dolore e ha poi recuperato il coraggio per sottoporsi a tutti gli accertamenti necessari. Nella sua famiglia anche una nonna ed una zia erano morte per la stessa malattia della madre e l'attrice ha deciso di affrontare il test genetico per appurare di possedere il gene che predispone al cancro. A

lla luce di questo risultato, la diva ha scelto di sottoporsi alla chirurgia preventiva con una doppia mastectomia ed, in seguito, con l'asportazione di ovaie e tube di Falloppio. Scelte mediche importanti e radicali compiute sperando di migliorare le proprie aspettative di vita, così da veder crescere i propri figli e, magari, anche i nipoti. Accanto all'esempio di forza offerto dall'attrice, emerge anche il suo messaggio di solidarietà per chiunque si trovi ad affrontare la battaglia contro una malattia così farabutta come il cancro.

Un male che porta con sé anche stress e patimenti legati alla situazione della famiglia, trascinata nell'angoscia e nella paura.


TMT (ti.mamme team)

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