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Ti.MAMME
30.07.2019 - 08:000

La rabbia dei bambini: un modo per comunicare

L'opposizione ostinata è una fase inevitabile della crescita. Come comportarsi?

 

Un mini ribelle che, con i suoi lineamenti delicati e le manine paffute, sbandiera l'affermazione di sé e dei suoi «no!». La situazione è quella alla quale assistono praticamente tutti i genitori, le mamme soprattutto, quando i loro piccoli, verso i due o tre anni, attraversano la fase del rifiuto ad oltranza. Il momento dell'opposizione è praticamente fisiologico nella crescita dei bambini ed esiste da sempre, insieme a tutta una sfilza di capricci ingestibili.

La rabbia sfocia in vere e proprie crisi, ma cosa la scatena? Tipo di educazione, stress, problemi in famiglia, traumi: bisogna indagare e capire quale sia l'origine nel caso personale. Quante volte un semplice «non ho fame» si è trasformato in una tragedia greca con tanto di urla e crisi isteriche dopo la costrizione ad ingurgitare qualcosa e l'inseguimento per tutta la casa con il boccone ben infilzato sulla forchetta? Un bambino in salute che rifiuta il cibo sta tentando di dare forma al ritmo dei suoi bisogni, se salta il pranzo per un capriccio non morirà di fame ed a cena mangerà. E tutto si risolverà senza contrasti e scenate.

Se il piccolo si annoia e pretende di giocare invece di stare sotto l'ombrellone, invece di costringerlo a suon di ricatti e minacce, bisognerà mostrare di capire il suo desiderio, mentre con tono sereno si dice al piccolo che «ora non si può giocare a palla». Bambini che urlano, piangendo senza lacrime e stringendo i pugni, sono la croce di mamma e papà e di chi è seduto al tavolo accanto al loro al risorante, visto che simili performance, infatti, si verificano molto più spesso nei luoghi pubblici. Come comportarsi? Prima di tutto bisogna considerare alcun aspetti di queste manifestazioni. La rabbia è il modo incui il bambino tenta di comunicare qualcosa. Un brutto modo, d'accordo. Anche se rimanere calmi è quasi un'utopia, è vietato reagire alla rabbia con rabbia o nervosismo perché i bambini imitano gli adulti. Eventuali scatti di rabbia di mamma o papà possono essere comprensibili, ma devono assolutamente essere recuperati. E se tutto questo non basta e si arriva a sistemi un po' più drastici, scendono in campo le punizioni. Va bene, se  la punizione rientra nei metodi educativi adottati, è fondamentale ricordare di non renderla mai umiliante per il bambino: essa deve essere un modo per consentirgli di rimediare ad un errore, non una perdita di dignità.

 


TMT (ti.mamme team)

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