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TI.MAMME
19.06.2019 - 14:000

Profughi, ma molto più di questo

Il 20 giugno è la giornata mondiale dei rifugiati, di quelli che tornano a vivere e di chi non ce la fa

 

Hanno la pelle salata a causa delle lacrime versate e del mare che li ha traghettati, portandoli dalle loro patrie di dolore alle terre che credono migliori, quando riescono ad arrivarci. Sono donne, uomini e bambini, tanti bambini che neanche capiscono cosa accade e che, spesso, passano dal sonno alla morte durante i lunghi viaggi, sui gusci malconci che dovrebbero portarli ad una nuova vita. Sono chiamati profughi o rifugiati ed a loro è dedicata una giornata, celebrata in tutto il mondo  il 20 giugno, scelta dalle Nazioni Unite per ricordare l'approvazione della Convenzione di Ginevra del 1951 da parte dell'Assemblea generale dell'Onu.

I motivi che spingono la gente a lasciare la propria patria sono sempre gli stessi: guerra e povertà, le cause più dolorose che stroncano i sogni e spengono gli sguardi, le madri di tutti i viaggi della speranza che non si sa mai dove e come finiscono. Sbarchi, barconi, porti chiusi, salvataggi e morti annegati sono gli elementi che caratterizzano le cronache di questo fenomeno umano che riguarda tutti e che, a fatica, si prova a gestire. Ma la politica non dovrebbe essere il metronomo con il quale scandire quella che, alla fine , è una sinfonia di umanità. Lontano dai divieti e dalle denunce che scrivono più pagine di dolore e difficoltà, che di speranze concretizzate, c'è anche chi ce la fa con grande dignità ed un sorriso. Tra i rifugiati ed i richiedenti asilo nel mondo, che scappano dalle persecuzioni cercando la salvezza in altri Paesi, ci sono quelli che sulla sofferenza e le umiliazioni disegnano il proprio futuro, mettendo in luce talento e tenacia, e così tornano a vivere o, forse, iniziano a farlo.

Quando l'integrazione funziona, infatti, al di là del colore della pelle e della religione professata, ci sono uomini e donne che non si sono accontentati dei margini della società e sono riusciti ad inserirsi contribuendo a migliorare la realtà.

Kledi Kadiu è forse tra gli albanesi più famosi: arrivato in Italia a bordo della Vlora con altri 20 mila migranti, è un ballerino professionista che nel 2012 è stato insignito a Tirana dell'onorificienza di «Grande Maestro».
Godfred Donsah è arrivato dal Ghana come clandestino ed è riuscito ad intraprendere la carriera calcistica.
Yusra Mardini scappata dalla Siria e dalla sua quotidianità di guerra, è stata portabandiera del Team dei rifugiati, alle Olimpiadi di Rio de Janeiro del 2016.
Il senegalese Pap Khoumaha scritto il libro «Io, venditore di elefanti» nel quale racconta la sua esperienza da ambulante.

Sono solo alcuni esempi di profughi che ce l'hanno fatta e, mettendo da parte l'uniformante identità di rifugiati, hanno sfoderato la vera personalità del proprio essere persone e cittadini dei luoghi che li hanno adottati. Un esempio o solo il proprio modo di vivere.



TMT (ti.mamme team)

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