Lizzi e Giorgio (di CR)
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COSTIGLIOLE D’ASTI
19.11.2021 - 09:100

«Cerca Lizzi, cerca»: a spasso con il trifulau

Reportage nella regione tra Alba e Asti alla ricerca del tartufo bianco

COSTIGLIOLE D’ASTI - Se in autunno, tra settembre e gennaio, a tavola possiamo gustare i tartufi, il merito è soprattutto di chi li trova. Cioè dei tartufai, certo, ma ancor più dei loro cani, che con una tecnica ancora molto tradizionale tramandata da generazioni battono i boschi alla ricerca del re della tavola. Tra ogni cane e il suo conduttore si crea un legame difficile da spiegare a parole, fatto di fiducia, empatia, gesti e poche parole, che è la principale ragione di un buon raccolto.

«Fin da ragazzo, mi pareva che andando per i boschi senza un cane, avrei perduto troppa parte della vita e dell'occulto della terra». si legge nel libro di Cesare Pavese “La casa in collina”. Come ha ragione! Lo pensano sicuramente anche i fratelli Romagnolo. Li incontro alla Casa del Trifulao, entrambi pensionati: Natale, esperto giudice presso la Fiera internazionale di Alba e Giorgio, cercatore di tartufi. Passerò, ne sono certo, un pomeriggio sicuramente emozionante perché mangiare il tartufo è una cosa piacevolissima, trovarlo è un’esperienza indimenticabile. Pochi sanno che è possibile seguire di persona una ricerca nel bosco e aggiungo: non una dove i tartufi sono semplicemente nascosti nel giardino del padrone!

Natale Romagnolo mi introduce in maniera maestrale, da vero esperto, sulla tematica legata al tartufo. «Si tratta di un fungo il cui corpo fruttifero si sviluppa sotto terra - spiega con grande passione -. Una seconda particolarità consiste nelle strette relazioni che il fungo instaura con svariate specie arboree». Ma quali sono? «Le piante all’ombra delle quali cresce il tartufo bianco possono essere il pioppo, il salice, il tiglio, ma anche il cerro oppure il rovere, conclude il nostro esperto».

Giorgio, invece, mi presenta il suo cane, meglio la sua cagna Lizzi. Dolce, amichevole, piena di energia. Chiedo all’esperto, essendo io ‘padrone’ di un San Bernardo, se è facile addestrare un cane nella ricerca del tartufo. «Come per ogni altra disciplina cinofila - mi spiega Giorgio -, l’addestramento del cane da tartufo deve essere associato al gioco. L’avvicinamento deve essere graduale senza pretendere dei risultati immediati».

La prima regola che si deve applicare risiede nel legame che si stabilisce tra il cane e il conduttore che si deve fondare sulla collaborazione e l’intesa. Ovvero, il cane deve essere felice di lavorare al suo fianco. Una volta instaurato questo rapporto, l’animale sarà disposto a collaborare e ad apprendere. È quasi scontato sottolinearlo, ma solo se il cane ha stabilito un buon legame, apprenderà più facilmente e velocemente. Inizialmente, le sedute di addestramento devono essere di breve durata, variando dai dai pochi minuti al quarto d’ora, quando il cane è ancora un cucciolo. In tal modo, si riesce a mantenere il cane concentrato in base ai sui livelli di attenzione.

Ma come insegnare al cane a cercare i tartufi? «Per far scavare al cane la terra, è necessario fargli vedere che seppelliamo sotto terra un pezzetto di tartufo. In seguito gli diamo il comando “cerca”, e al cane verrà sponaneo di scavare la terra per trovare il fungo», prosegue Giorgio con occhi scintillanti.

Nel frattempo ci siamo addentrati nel bosco. Lizzi, ora liberata dal guinzaglio, corre ora felice nel bosco fiutando nervosamente qua e là. «Cerca Lizzi, cerca», dice affettuosamente il trifualo. Niente. Ci spostiamo e la cagna, dopo circa venti minuti, si ferma e inizia a scavare. Niente: falso allarme: si tratta di un tartufo dei porci. La ricerca prosegue e così pure i comandi di Giorgio a cane. Ed ecco, Lizzi ricomincia a scavare. Giorgio la ferma e prende dalla tasca la paletta ed inizia a liberare il terreno. «Il trifulau sta accanto al suo cane, lo accarezza, lo calma e inizia a scavare con attenzione per non rovinare il prezioso tesoro della terra...  estrae la trifula, accarezza ancora il cane e lo premia con un biscottino. Poi ricopre la buca e riprende la ricerca», conclude l’esperto.

Cari amici dei cani, vi ho stuzzicato? Per addrestare un cane ci vogliono circa 4 mesi, poi ci sono quelli che diventano dei fenomeni, e quelli che invece non sono portati. Un po' come le persone! Ma quali sono le razze di cani da tartufo? Difficile stabilirlo in termini assoluti perché non esiste una norma che regola questo aspetto. In generale, un buon cane da tartufo deve essere dotato di un buon olfatto, di scarsa attrazione nei confronti della selvaggini, di resistenza fisica, di concentrazione e di obbidienza.

A livello teorico, qualsiasi cane dotato di queste qualità potrebbe diventare un ottimo cane da tartufo. Tuttavia esistono razze che più di altre hanno dimostrato di avere un'inclinazione particolare: scopriamo quali sono le razze di cani da tartufo più utilizzate. Così per esempio il Lagotto romagnolo, il Pointer, il Setter, il Breton, il Labrador. Non il San Bernardo! Abbandono quindi l’idea di adderstrare Magnum, concentrandomi ora sulla degustazione dell’oro dei boschi: il tartufo.

Il mio ‘giro’ nelle langhe non termina qui, la prossima volta vi porterò a fare un percorso davvero particolare, accompagnato da un famoso chef della tivù.

 
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