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All'Intelligenza Artificiale serve un capo, non un istruttore

OpenAI riscrive le regole per parlare con i suoi modelli: meno istruzioni garantiscono risultati migliori. La vera notizia, però, non è che serve scrivere di meno, ma che sta cambiando la competenza necessaria per lavorare con l'AI.
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OpenAI riscrive le regole per parlare con i suoi modelli: meno istruzioni garantiscono risultati migliori. La vera notizia, però, non è che serve scrivere di meno, ma che sta cambiando la competenza necessaria per lavorare con l'AI.

Per tre anni lo hanno ripetuto ovunque: il segreto per ottenere il massimo dall'AI è il prompt engineering. Ruoli da assegnare ("agisci come un copywriter pluripremiato..."), istruzioni dettagliate, divieti in maiuscolo, esempi su esempi. Un piccolo genere letterario, con i suoi guru e i suoi corsi a pagamento.

Lo scenario che emerge dalla relazione utente/AI sta però cambiando, anche abbastanza velocemente. Una possibile direzione, in questo senso, possono restituircela delle recenti indicazioni condivise da OpenAI. Nel dettaglio, il riferimento è alla guida ufficiale al prompting per la nuova famiglia GPT-5.6. E l'indicazione chiave (rivolta in primis agli sviluppatori) ha un carattere, potenzialmente, spiazzante: “semplificate”. O meglio: eliminate le regole ripetute, gli esempi che non cambiano il comportamento, le istruzioni di processo per cose che il modello sa già fare. Nei test interni dell'azienda, infatti, configurazioni più snelle hanno migliorato le prestazioni del 10-15%, riducendo i token consumati fino al 66% e i costi fino al 67%. Meno parole, insomma, producono risultati migliori e una “bolletta” più leggera.

Perché i super-prompt sono diventati un problema

La ragione è meno paradossale di quanto potrebbe apparire. In pratica, i modelli di ultima generazione seguono le istruzioni con una fedeltà quasi letterale. E quindi, se il prompt contiene regole ridondanti o contraddittorie, il modello prova a rispettarle tutte… e il risultato peggiora. Quelle impalcature di istruzioni erano stampelle costruite per modelli meno capaci, che avevano bisogno di essere guidati passo passo. Oggi, però, sono potenzialmente una zavorra, al punto da indurre OpenAI a scrivere che le regole in conflitto creano più instabilità delle informazioni mancanti.

Cosa scrivere, allora (perché "poco" non significa "male")

Attenzione, però, a non equivocare quanto è stato esposto fin qui: la nuova regola non è "scrivi due parole e spera". La guida è chiara su cosa va tenuto: l'obiettivo finale, i criteri di successo, i vincoli che contano, il formato desiderato. Va eliminato il resto: il micro-management del come. In sintesi: descrivi la destinazione, non ogni curva del percorso. "Scrivi un'email ferma ed educata per chiedere il rimborso del volo X123" funziona meglio di venti righe di istruzioni non perché è corta, ma perché contiene tutto ciò che serve - obiettivo, tono, dato essenziale - e nient'altro.

La competenza che serve adesso

Ed è qui che la notizia - solo apparentemente “tecnica” - diventa una questione che riguarda tutti. E cioè il fatto che il rapporto con l'AI stia cambiando, anche velocemente, natura: non assomiglia più all'addestramento di uno stagista a cui spiegare ogni passaggio, ma alla delega a un collaboratore esperto. E delegare bene, si sa, è una competenza precisa che si riflette nella capacità di gestire tutta una serie di fasi precise: definire il risultato atteso, fornire il contesto necessario, fissare i paletti invalicabili e poi lasciare autonomia sull'esecuzione. Il prompt engineering, insomma, si sta evolvendo e sta, sempre più, andando verso una direzione precisa: quella che possiamo definire l'arte di creare un brief. E così, chi sa già scrivere un buon brief - a un grafico, a un'agenzia, a un collega - parte avvantaggiato. Al contrario, chi invece si era rifugiato nelle “formule magiche” dovrà imparare la cosa più difficile: avere le idee chiare su cosa vuole, prima ancora di chiederlo ad un’Intelligenza Aritificiale.

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Articolo a cura di Linkfloyd Sagl, agenzia di marketing e comunicazione in Ticino.


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