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16.12.2020 - 09:590

SMS Marketing: ha ancora senso inviare “messaggini” pubblicitari?

Certo che sì, con la giusta strategia alle spalle. Ecco come possono aumentare le vendite di professionisti e aziende

Con il tempo, abbiamo scoperto che ci sono molti modi per entrare in contatto con i propri clienti, o quantomeno per tentare di riuscirci. Dalle inserzioni su Facebook all’e-mail marketing, da WhatsApp Business agli annunci su Google, gli strumenti di comunicazione sono in continua fase di sviluppo e, soprattutto a livello digitale, in ascolto di chi li utilizza da utente e/o da marketer.

In questo mutevole contesto, che sembra lasciare indietro i canali più “vecchi”, si inseriscono con successo, invece, ancora, gli SMS, e il loro utilizzo per il marketing. Questa forma promozionale sfrutta meccanismi che precedono, in termini cronologici, l’evoluzione di quelle via web, facendo ancora affidamento al solo numero telefonico e alla nostra SIM.

Nessuna applicazione, nessun social, nessuna ricerca, nessuna e-mail. Dalla parte dell’utente, almeno: da quella di chi confeziona le campagne, invece, ci sono varie piattaforme studiate per inviare questo tipo di comunicazione a numerosi contatti, tra cui Sendinblue o MDirector, che associano l’invio di newsletter a questa forma ancora parzialmente “analogica” di entrare in contatto con i propri clienti, e lo arricchiscono con possibilità di programmazione, personalizzazione e misurazione dell’efficacia.

Il fatto che l’SMS marketing non accenni ancora a scomparire dalle strategie di aziende delle più disparate dimensioni è, dunque, determinato dal fatto che, con le giuste competenze e condizioni, esso può ancora aiutare a raggiungere i propri obiettivi. Ma come?

 

SMS marketing: cosa tenere sempre a mente

Affinché una campagna SMS non risulti obsoleta e inutile, bisognerà prima organizzare una raccolta di leads volta a incentivare le persone a lasciare volontariamente - e con convinzione - il proprio numero. Questa parte è fondamentale per svariati motivi, tra cui una generale voglia di proteggere il proprio contatto telefonico, percepito come più “privato” di un indirizzo e-mail, e il timore che gli sms possano diventare fastidiose chiamate telefoniche.

Questo processo di raccolta, quindi, dovrà essere quanto più trasparente possibile, sia online che offline. Coloro che saranno disponibilità a ricevere i nostri SMS, infatti, dovranno essere consapevolmente interessati alle nostre comunicazioni: in caso contrario, rischieremo di produrre un effetto completamente opposto, allontanandoli e rovinando la nostra reputazione.

Inoltre, sarà bene tener presente che ci troviamo di fronte a uno strumento tanto immediato quanto limitato. I “paletti”, in questo caso, sono molto precisi e insiti nella natura di questa tecnologia: 160 caratteri per ogni invio, con un costo specifico che dipenderà dalle tariffe dei provider sopra indicati.

Tra queste battute, valuteremo subito se alcune andranno sacrificate per inserire una call-to- action: un link specifico, una e-mail o un numero di telefono con cui inviteremo i nostri destinatari a interagire.

Considerato tutto questo, è chiaro che dovremo impegnarci a scrivere un testo conciso e d’impatto, dicendo in pochissimo spazio tutto ciò che, secondo noi, sarà importante che i clienti sappiano. Qualsiasi scrittore o copywriter concorderà: riuscirci è tutt’altro che semplice. Per questo anche l’aspetto creativo assumerà lo stesso peso che ha nella formulazione di una campagna per qualunque altro strumento.

 

In quali situazioni vale ancora la pena investire sull’SMS Marketing?

Per mantenere la relazione con i clienti - magari in stretta combinazione con delle DEM più argomentate e divulgative - dopo averli già acquisiti, e provare a “riattivarli” in corrispondenza di determinate offerte.

Ma qual è l’efficacia reale? Basta un po’ di spirito di osservazione per capire che la stragrande maggioranza della popolazione, dagli adolescenti agli adulti, possiede una scheda e un numero di telefono, ed è quindi raggiungibile con questi strumenti.

E, come ricostruito dal portale Ninja Marketing pochissimi mesi fa, ci sono statistiche, raccolte nella vicina Italia, che perorano fortemente la causa dei messaggi telefonici. Innanzitutto, sappiamo che circa il 75% dei consumatori ne ha un’opinione positiva, e sono quindi ben disposti a riceverne laddove diano effettivamente comunicazioni promozionali utili, da parte di aziende o professionisti con cui intrattengono già una relazione in stato avanzato. In più hanno un tasso di apertura pari al 98%, il che significa che vengono aperti e letti, anche se velocemente, quasi a ogni singolo invio.

Sta quindi a noi cercare di utilizzarli nel miglior modo possibile: prevedendo invii con frequenze ottimizzate secondo il ricevente, personalizzando il contenuto con tag collegati ai database di contatti, analizzando e definendo i pubblici cui destinarli sulla base dei fattori demografici, geografici e psicografici che riteniamo rilevanti. Il tutto con costi di gestione relativamente bassi e direttamente proporzionali alla base utenti raggiunta, a fronte di un’utile spinta e di un ruolo specifico nella nostra comunicazione verso l’esterno.

 

Per un retailer locale, ad esempio, mandare SMS con promozioni e aggiornamenti può essere un ottimo strumento di fidelizzazione dei clienti, soprattutto in questo periodo di spostamenti limitati: se anche tu sei un imprenditore o un libero professionista, una strategia che comprenda dei “messaggini” potrebbe tornarti davvero utile. Come? Contattaci per una consulenza gratuita, saremo felici di conoscerti e raccontartelo, analizzando il tuo caso specifico e i tuoi obiettivi di business.

 

Articolo a cura di Linkfloyd Sagl, agenzia di marketing e comunicazione in Ticino.


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