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Cosa c’è dietro l’aggressività dei bambini?

L’immaturità emotiva può originare sentimenti e comportamenti fuori controllo
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Cosa c’è dietro l’aggressività dei bambini?
L’immaturità emotiva può originare sentimenti e comportamenti fuori controllo

C’è chi li considera degni di comprensione, chi giudica gli adulti incapaci di gestirli e chi li evita per timore che possano far del mare: in ogni caso i bambini aggressivi sono una bella gatta da pelare, spesso per gli stessi genitori. Comprendere le cause dell’aggressività dei propri figli rappresenta uno sforzo notevole per chiunque. Mamma e papà, senza nemmeno accorgersene, possono rappresentare l’esempio negativo che condiziona le reazioni dei figli: alzare la voce, innervosirsi, sbattere porte e oggetti sono comportamenti spontanei che spaventano i bambini generando in loro delle tensioni e, quindi, delle emozioni difficili da gestire da solo o da spiegare a un adulto per farsi aiutare a comprenderle e controllarle. Prepotenza, propensione al nervosismo e ai capricci, calci e sputi sono i comportamenti aggressivi più frequenti nei bambini, esprimono un disagio vissuto nel momento esatto in cui l’aggressività si manifesta e raccontano che quel disagio deriva da un vissuto o dalla metabolizzazione di un evento fatta dal piccolo con gli strumenti a sua disposizione.
A tal proposito è bene ricordare quanto l’area del cervello deputata alla regolazione delle emozioni e del comportamento sia ancora immatura in un bambino che è, così, impreparato a gestire quello che accade nel suo spazio esistenziale. Due bimbi che si picchiano vanno fermati in modo risoluto e poi invogliati, con un dialogo sereno e rassicurante, a trovare una soluzione positiva al contrasto. Allo stesso modo, un pargolo che si picchia da solo deve essere fermato rapidamente e aiutato a recuperare calma ed equilibrio prima di portarlo a esternare i motivi del suo disagio per poterli capire e gestire insieme. Se i bambini iniziano a mostrare un atteggiamento violento verso i propri genitori, bisognerà prima di tutto gestire la reazione dell’adulto che dovrà essere assolutamente inerme e comprensiva. Vietato rispondere a un calcio con uno schiaffo, una severa punizione o con un rimprovero urlato: potrebbe essere spontaneo, ma peggiorerebbe la situazione dando conferma al piccolo dell’efficacia di atteggiamenti fisicamente o verbalmente violenti. Mantenere calma e lucidità nonostante il morso o lo schiaffo ricevuto dal proprio figlioletto è sicuramente difficile, ma quel gesto richiede una risposta che incontri le necessità del piccolo e lo sgretolamento delle cause che l’hanno posto in essere. Mentre crescono, i bambini acquisiscono competenze nuove anche a livello emotivo e sociale, oltre che cognitivo, e linguistico, riuscendo a sviluppare un autocontrollo via via maggiore e a preferire una soluzione verbale a una fisica. Però spintoni e calci con i compagni possono sempre esserci, per questo è importante che l’adulto di riferimento, per esempio a scuola, sia pronto a intervenire forte delle strategie ritenute opportune dal confronto con genitori e specialisti.
Nella gestione di queste situazioni è importante fare un’ulteriore distinzione tra violenza e aggressività come caratteristiche del comportamento dei piccoli, tenendo a mente che la prima, in quanto desiderio consapevole di provocare danno agli altri, nei bambini sino a sette anni non esiste e sino ai 10 è rarissima. Correggere gli atteggiamenti aggressivi dei bambini diventa più semplice adottando delle strategie educative, insieme alla comprensione delle cause scatenanti del disagio vissuto dal piccolo ed esternato con l’impetuosità. Utili a tal fine sono le routine quotidiane da adottare in particolari momenti di cambiamento o transizione (traslochi, separazioni), e le attività di manipolazione che calmano e permettono d'indirizzare le proprie energie verso qualcosa di costruttivo. Qualunque sia il percorso da intraprendere per aiutare il bambino a vivere ed esprimersi in modo più sereno, è fondamentale osservarlo e mostrargli comprensione e disponibilità all’ascolto, senza dimenticare d'intervenire amorevolmente per fermare il suo comportamento aggressivo per poi lasciargli il tempo di calmarsi offrendogli protezione rassicurante e vicinanza fisica (se gradita dal piccolo) ed emotiva.

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