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BELLINZONA
21.01.2020 - 06:000

"Rosa, il caso Vercesi" e "Il dolore" a teatro

Doppio appuntamento questa settimana al Teatro Sociale di Bellinzona

BELLINZONA - Doppio appuntamento questa settimana al Teatro Sociale di Bellinzona.

Mercoledì 22 gennaio con inizio alle ore 20.45, per la rassegna Altri percorsi, andrà in scena lo spettacolo “Rosa, il caso Vercesi” con Anahì Traversi, liberamente ispirato a “La vera storia di Rosa Vercesi e della sua amica Vittoria" di Guido Ceronetti, adattamento e regia di Fabrizio Rosso.

In una rovente notte d’estate, il 18 agosto 1930 due donne percorrono a piedi un elegante viale alberato di Torino, ignare di ciò che sta per accadere. Sono Rosa Vercesi e Vittoria Nicolotti. A notte fonda qualcuno sente delle urla provenire dall’appartamento all’ultimo piano del n.52, poi il silenzio... La cronaca e il rapporto di polizia parlano di un omicidio avvenuto quella notte. Per i giudici sarà premeditazione e furto: ergastolo. Tutto il resto, gli affari che si intrecciano a una storia d’amore fra le due, la notte di sesso, che a Vittoria piaceva violento, il probabile uso di cocaina, sono cancellati, rimossi, sono bisbiglio di popolo. Complice di tutto questo è la stessa assassina, Rosa, che per vergogna preferisce beccarsi un ergastolo per futili motivi, piuttosto che ammettere lo scandalo del delitto passionale. Un pendolo magico segue il loro destino. Dal passato emergono visioni oscillanti, immagini distorte, dettagli ingranditi, parole sognate, spettri sonori di vecchie canzoni…

Domenica 26 gennaio con inizio alle ore 20.45, per la rassegna Narrazioni, sarà presentata in prima assoluta la nuova produzione del Teatro Sociale di Bellinzona: “Il dolore” di Marguerite Duras, con Margherita Saltamacchia, Raissa Avilés e Rocco Schira, adattamento e regia di Margherita Saltamacchia. Lo spettacolo, in occasione della Giornata della Memoria, ha riunito un cast interamente composto da giovani professionisti di Bellinzona. La creazione de "Il dolore" è stata possibile grazie al contributo dell'Associazione Amici del Teatro Sociale di Bellinzona. 

«Come ho potuto scrivere questa cosa a cui ancora non so dare un nome, e che mi spaventa quando la rileggo? “Il dolore” è fra le cose più importanti della mia vita». Nel breve Diario di Marguerite Duras, scritto nell'aprile del 1945 in una Parigi da tempo liberata in cui si attende soltanto l'imminente resa del regime nazista, si respirano i suoni, i sentimenti e i colori senza luce di un’attesa speranzosa e disperata: il ritorno a casa di suo marito Robert L. (lo scrittore francese Robert Antelme) deportato a Buchenwald e poi a Dachau. «La pura normalità. Non farne io qualcosa di straordinario. Straordinario è quello che non ci si aspetta. Bisogna che sia ragionevole: aspetto Robert L. che deve tornare». Ma di normale c’è poco nel racconto minuzioso di una testimone di guerra. Non la sua attesa, non il dolore che «è radicato nella speranza». Cosa vuol dire attendere? Si può vivere il presente attendendo il futuro? Spesso l’attesa ci porta a una proiezione del futuro. Un futuro che non sempre risponde alla nostra immaginazione. È la scrittura stessa di Duras a descrivere i suoni, le voci e i rumori che scandiscono ogni giornata. Dalla piccola stanza in cui si protrae la sua attesa viene composta una partitura musicale dell’attesa e del dolore che «soffoca e abbisogna di spazio». Le parole di Duras sono dette da Margherita Saltamacchia, rinchiusa nel perimetro di quell’angusta stanza delimitata soltanto dalla luce. Grazie a due attori-musicisti che assieme a lei occupano lo spazio scenico quella partitura musicale dell’attesa e del dolore risuona nella testa dell’attrice come fosse una cassa di risonanza.

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