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09.02.2021 - 18:570
Aggiornamento : 10.02.2021 - 06:45

Scuola reclute, sezione contagiata al 90%

Il Covid nell'esercito. Dopo i casi emersi lo scorso 18 gennaio, quasi un'intera sezione positiva

La condanna di un genitore: «Sapevano di alcune positività, ma hanno permesso che gli altri tornassero a casa senza tampone preventivo»

AIROLO - Il Coronavirus nell'esercito. Ancora. Dopo i casi emersi durante la Scuola sanitaria 42 in corso ad Airolo lo scorso 18 gennaio, la novità: in una sezione con 22 reclute, ad essere stati contagiati sono stati in 20.

Il virus - riferisce la Regione - si è diffuso in particolare nella sezione mista, composta da ragazzi e ragazze, alloggiata negli accantonamenti del Touring club svizzero a Quinto. Qui, nei giorni precedenti al congedo dal 6 al 9 febbraio, erano emersi sei casi di positività. Per questo le reclute, nel frattempo tornate a casa, sono state invitate a sottoporsi al tampone.

«L’Esercito ha compiuto una grande imprudenza e adesso noi, insieme a molte altre famiglie, ne stiamo pagando le conseguenze», è la critica mossa dal genitore di uno dei militi. Tutta la famiglia, infatti, è stata costretta alla quarantena per dieci giorni.

Secondo il genitore, insomma, proprio in vista del congedo e in considerazione dei nuovi positivi, l'Esercito avrebbe dovuto eseguire il tampone preventivo, rinviato invece a dopo il rientro negli accantonamenti. E così i ragazzi sono stati mandati a casa e poi invitati al test. Risultato: il 90% era positivo. «Il tutto in una compagnia di Sanitari preposta a sostenere la popolazione in caso d'intervento contro la pandemia», sottolinea il genitore.

C'è tuttavia «una decisione medica», all'origine della scelta di non testare le reclute prima del congedo. «Vi erano tre possibilità: licenziare i militi come previsto, trattenerli tutti in caserma, oppure effettuare un test di massa e licenziare solo chi fosse risultato negativo - spiega il colonnello Smg Daniele Meyerhofer, comandante delle scuole sanitarie 42 di Airolo -. Il medico della piazza d’armi ha valutato che, in caso di tampone negativo, alcuni militi sarebbero andati a casa con una certezza sbagliata, visto che l’eventuale positività sarebbe potuta emergere anche più tardi».

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