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25.06.2020 - 07:170

Sui ristorni «l'ennesima scandalosa capitolazione»

Per la Lega, «senza un gesto di rottura da parte elvetica, l’Italia continuerà a incassare e a tenere nel limbo l'accordo».

LUGANO - È «con sconcerto, ma senza sorpresa» che la Lega dei Ticinesi accoglie la notizia del trasferimento ai Comuni italiani di confine di quasi 90 milioni di franchi di ristorni. «Una somma che viene sconsideratamente versata malgrado l’Italia, nei confronti del Ticino, sia inadempiente su tutti i fronti», si legge in un comunicato odierno del movimento di Via Monte Boglia.

A mancare sarebbe innanzitutto la firma del nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri, «che i vicini a sud non hanno manifestamente alcuna intenzione di sottoscrivere»: «L’unica arma a disposizione del Ticino per richiamare l’Italia ai propri doveri, e lo si è già visto, è il blocco dei ristorni», si dice convinta la Lega. «Tuttavia il Consiglio di Stato rifiuta di utilizzarla, perpetrando all’infinito l’inaccettabile situazione di stallo», denuncia.

Sarebbe «un'assurdità», del resto, credere che lo sblocco dei fondi possa agevolare i negoziati: «Senza un gesto di rottura da parte elvetica, l’Italia continuerà a incassare i ristorni e a tenere nel limbo il nuovo accordo fiscale, come pure gli altri dossier aperti», mette in guardia il partito. «Una presa in giro che dura ormai da cinque anni», aggiunge.

Per la Lega dei Ticinesi, si è di fronte all'«ennesima capitolazione del Consiglio di Stato davanti all’Italia»: «Magari a seguito della recente, grottesca visita del ministro degli esteri Di Maio?», si chiede il movimento. A essere «sconcertante e inaccettabile» sarebbe inoltre il fatto che la parte d'imposte alla fonte in questione, pagate dai frontalieri nel 2019 e «regalate» all'Italia, «oggi come non mai servirebbe al nostro territorio».

Via Monte Boglia ribadisce infine che il consigliere federale Ignazio Cassis dovrebbe decretare il «fallimento» delle trattative sul nuovo accordo fiscale e disdire unilateralmente la Convenzione sull'imposizione dei lavoratori frontalieri del 1974: «Non esiste evidentemente altro mezzo per indurre l’interlocutore italiano al rispetto degli impegni presi», conclude.

 

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