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25.02.2020 - 14:460
Aggiornamento : 16:06

«Siamo sommersi dalle chiamate dal Ticino»

Isteria coronavirus. La helpline attivata da Berna è sotto assedio. E Aldi intanto prepara le scorte

LUGANO - La fobia è esplosa. E per i centralinisti è iniziato l'incubo. L'isteria da coronavirus viaggia nell'etere e in Ticino i telefoni scottano. Quello dell'Ufficio del Medico Cantonale da giorni è sommerso dalle chiamate, e «le cose non sono migliorate» dopo l'attesa conferenza stampa di ieri. «Sono giorni molto intensi, molta gente ci contatta e ci sollecita» fanno sapere da Bellinzona. 

Il grosso delle chiamate rimbalza oltre Gottardo seguendo la linea d'emergenza gestita da Medgate, l'operatore di telemedicina con base a Zurigo a cui la Confederazione ha affidato l'informazione alla popolazione. Il problema è la lingua.

«I telefonisti che parlano italiano sono tutti occupati» spiega (in tedesco) il centralino contattato da tio.ch/20minuti, dopo un'attesa di dieci minuti. «Siamo sommersi dalle telefonate dal Ticino e il numero degli operatori non è sufficiente. Suggeriamo di richiamare più tardi». 

La helpline però fa orari d'ufficio, dalle 8.00 alle 18.00. Così molti si rivolgono al medico di fiducia, o alle cliniche sul territorio. Del resto, lo suggerisce anche la segreteria telefonica: «L'attesa potrebbe durare alcuni minuti - dice il messaggio registrato -. In caso di urgenza contattare un ente sanitario sul proprio territorio». 

Al Centro Medico di Lugano ne sanno qualcosa. Il telefono scotta e «la gente chiama per qualsiasi motivo» spiegano dal centralino. «Anche per un semplice raffreddore senza febbre». L'afflusso di pazienti che chiedono un controllo è aumentato. «Tutti arrivano rigorosamente provvisti di mascherina».

E infatti nelle farmacie le mascherine vanno a ruba, non si trovano quasi più. E davanti alle immagini dei supermercati saccheggiati a Milano, c'è chi ha deciso di portarsi avanti. Come Aldi, che a 20 Minuten ha anticipato di avere predisposto uno stoccaggio extra di prodotti a lunga scadenza per il Ticino. «Abbiamo notato una maggiore richiesta a sud delle Alpi e quindi abbiamo aumentato l'offerta» ha dichiarato il portavoce Philippe Vetterli. L'epidemia non è ancora arrivata, insomma, ma la paranoia ha già senz'altro varcato il confine. 

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