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07.01.2020 - 13:520
Aggiornamento : 18:13

Presidente del Gran Consiglio vodese condannato per minacce

La notizia ha suscitato scalpore tra i politici: c'è chi ne chiede le dimissioni e chi ritiene sia una questione privata

di Redazione
ats

LOSANNA - Il presidente del Gran Consiglio vodese, Yves Ravenel (UDC), è stato condannato per minacce proferite contro la moglie quando la coppia era in procinto di divorziare. La condanna sta suscitando reazioni nel mondo politico cantonale e il fronte rosso-verde ne ha chiesto le dimissioni.

Ravenel è stato condannato il 21 agosto a 60 aliquote giornaliere di 80 franchi sospese per due anni e ad una multa di 960 franchi per minaccia qualificata e tentativo di minaccia qualificata, ha precisato l'avvocato Alain Thévenaz, all'agenzia Keystone-ATS, confermando un'informazione di "20 Minutes".

La procedura di divorzio è durata a lungo in una situazione di «promiscuità non molto sana» visto che i due vivevano in case attigue. Questo ha generato tensioni, sostiene il difensore del politico. Il tribunale ha anche tenuto conto di un precedente episodio di gravi minacce orali. La moglie sostiene di aver ricevuto minacce di morte, un'accusa contestata dall'interessato, spiega l'avvocato precisando che non c'è stata violenza fisica.

Cambio d'idea - Yves Ravenel è stato eletto il 2 luglio alla presidenza del parlamento vodese. «Pensava che il caso si sarebbe risolto senza condanna» e invece il decreto di accusa è stato pronunciato nell'agosto 2019. Secondo "20 minutes" il politico si era in un primo tempo opposto alla condanna, ma ieri ha cambiato idea. L'udienza, prevista per il 23 gennaio, è stata annullata e la condanna è diventata definitiva.

La notizia ha suscitato scalpore tra i politici vodesi. Ravenel avrebbe dovuto presiedere proprio questo pomeriggio una seduta del Gran Consiglio, ma ha deciso di farsi sostituire dalla prima vicepresidente. "Questa decisione è stata motivata dal desiderio di svolgere i dibattiti in un clima sereno questo pomeriggio", precisa una nota diramata dalla presidenza del parlamento cantonale.

Incontro con i gruppi - Prima della seduta, Ravenel ha incontrato a turno i gruppi parlamentari. A eccezione dei socialisti e della sinistra radicale (Ensemble à Gauche e POP), che hanno declinato l'invito.

Socialisti, Verdi e sinistra radicale hanno chiesto le dimissioni dell'interessato, ritenendo la condanna incompatibile con il ruolo di primo cittadino del cantone. I tre gruppi lo hanno invitato «ad assumersi le proprie responsabilità».

Il PLR non ha chiesto le dimissioni, ma lo invita a mettere le carte in tavola e a mostrare il decreto di accusa. «Ci ha presentato la sua versione con grande coraggio e forza, ma non possiamo limitarci alle sue dichiarazioni», ha detto il deputato Marc-Olivier Buffat. «Se non intende farlo, per proteggere i suoi figli, dovrà trarre le conclusioni».

Il capogruppo UDC, Philippe Jobin, ha invece denunciato il «linciaggio mediatico» dell'«amico ferito». «Stiamo per assassinare un uomo che voleva fare la cosa giusta. In tutti i divorzi, ci sono torti da entrambe le parti», ha detto. Il gruppo ha espresso il suo sostegno Ravenel. Discuterà con il presidente del Gran Consiglio e spetterà solo a quest'ultimo decidere se dimettersi. Jobin ha comunque ammesso di non essere stato al corrente del procedimento penale.

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