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"Avremmo voluto discutere con lui"

I parenti del detenuto che si è dato fuoco avevano chiesto di poter parlare con lui, ma la polizia li aveva tenuti lontani per "motivi strategici".
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"Avremmo voluto discutere con lui"
I parenti del detenuto che si è dato fuoco avevano chiesto di poter parlare con lui, ma la polizia li aveva tenuti lontani per "motivi strategici".
PENTHALAZ - "La polizia ha scelto di intervenire per fermarlo. Ma hanno sfruttato appieno le possibilità di trattativa? ". A parlare è un amico del detenuto, accorso ieri prima che l'uomo arrivasse a compiere il ge...

PENTHALAZ - "La polizia ha scelto di intervenire per fermarlo. Ma hanno sfruttato appieno le possibilità di trattativa? ". A parlare è un amico del detenuto, accorso ieri prima che l'uomo arrivasse a compiere il gesto estremo fuori dal penitenziario, come segno di protesta contro il suo regime di detenzione. L'amico però era subito stato bloccato dalla polizia. Fermati a loro volta anche la madre e un paio di parenti del detenuto.
 
Secondo il portavoce della polizia cantonale, Philippe Jaton, un dialogo con i familiari non è auspicabile inizialmente, ma si sarebbe potuto stabilire in una seconda fase, se l'uomo non avesse deciso di passare ai fatti.
 
L'amico del detenuto si rammarica pure per lo scambio che la madre avrebbe avuto con uno psicologo della polizia: "Avevano chiesto di rassicurare il figlio spiegandogli che il provvedimento non era un male per lui". Quella mattina infatti al detenuto era stato notificato un provvedimento probabilmente frainteso. La madre però si era rifiutata in quanto non in grado nemmeno lei di capire appieno la comunicazione da riferire. "Aveva chiesto di poter parlare con persone qualificate in grado di spiegarle cosa volevano fare a suo figlio - spiega l'amico. Non voleva mentirgli".
 

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