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23.04.2020 - 14:110
Aggiornamento : 18:45

«Per ora è meglio continuare con il telelavoro»

Dalla mascherina alle riaperture: Alain Berset e Daniel Koch rispondono a interrogativi e dubbi sulla pandemia

BERNA - Tutta la Svizzera si è fermata per rallentare la diffusione del coronavirus. E il numero dei nuovi contagi è effettivamente diminuito. «Speravamo che la strategia adottata funzionasse. Finora è stato così, perché anche la popolazione ha fatto la sua parte» afferma il ministro della sanità Alain Berset, che oggi - assieme a Daniel Koch, delegato dell'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) per il Covid-19 - ha risposto alle domande di 20 Minuten e dei lettori.

Consigliere federale Berset, si è sempre prodigato a spiegare alla popolazione come lavare le mani, mantenere le distanze sociali e restare a casa. È diventato una specie di papà della nazione. Le piace questo ruolo?
Berset:
«È un ruolo che non si ricopre da soli. Siamo in molti e lavoriamo assieme. È ancora molto importante seguire le raccomandazioni. Nelle prossime settimane le cose cambieranno di certo, ma il concetto resta valido per i prossimi passi. L'intero Consiglio federale ha lavorato molto bene insieme. Quando si è attivi in politica, si è preparati a queste situazioni. Ci vuole molto impegno e passione. Ma non possiamo fare nulla da soli, abbiamo bisogno dell'impegno della popolazione. Quet'ultima ha adottato un comportamento esemplare».

Signor Koch, lei è il principale combattente contro il coronavirus in Svizzera. Ieri ha spiegato alla popolazione che non vi è alcun obbligo generale d'indossare una mascherina, ma che non ci sono obiezioni a utilizzarle nei negozi. Quando la prossima settimana andrà a fare la spesa, ci andrà con o senza mascherina?
Koch:
«Certamente senza mascherina. Quest’ultima è solo un aiuto quando non è possibile mantenere la distanza di due metri. Se dovessi andare in un negozio di ferramenta, terrò la distanza sociale. Spero che i negozianti si assicurino che ciò possa essere fatto. Le mascherine non sostituiscono le nostre raccomandazioni. Vado ancora a fare gli acquisti da solo, anche se non spesso quanto vorrei. Ma mi ci sono abituato e va bene così».

Quando si elabora una strategia, si è confrontati con molte opinioni: tutti sanno fare meglio. È un atteggiamento, signor Koch, che la infastidisce?
Koch: «No, non mi infastidisce. Sarebbe sbagliato. Mi fa piacere che siano in tanti ad affrontare la questione. Questo dimostra che molte persone comprendono di cosa si tratta. Che se ne parli è assolutamente normale».

Il graduale ritorno alla normalità non tiene al momento conto della ristorazione. Un settore molto insoddisfatto, in quanto ancora nell'incertezza. Come mai non è ancora possibile fissare delle date di riapertura per il settore?
Berset: «Semplicemente non sappiamo come evolverà la situazione. Assieme dobbiamo trovare delle soluzioni. Conosco bene il settore gastronomico. Un settore che sinora ha pagato cara questa crisi. Il Consiglio federale ha preparato delle buone soluzioni. Ma dobbiamo ricordare che è il virus ha dettare il ritmo. Non è possibile dare la precedenza agli interessi privati. Dobbiamo analizzare bene la questione. Nelle prossime settimane capiremo come procedere. È possibile che i ristoranti possano aprire in giugno. Per maggio è invece molto difficile. Un aumento dei contagi sarebbe peggio».

Quali misure di protezione andrebbero adottate sui mezzi pubblici?
Berset: «Il Consiglio federale non ha una soluzione per ogni situazione. I parrucchieri possono per esempio stabilire da sé come proteggersi. I vari settori devono prevedere dei concetti. Quando i negozi e le scuole riapriranno, sui mezzi pubblici ci sarà più movimento. E stiamo lavorando a un piano di protezione. Al momento non sono però previsti grandi cambiamenti. E si dovrebbe continuare a lavorare da casa. Questa è una raccomandazione importante indirizzata ai datori di lavoro».

Si vede chiaramente che la gente vuole di nuovo uscire e incontrarsi. Stiamo diventando imprudenti? Quanto è grande il rischio di una seconda ondata?
Koch:
«Il fatto che la gente esca di casa non è un problema, a patto che si mantengano le distanze. Ci vuole però un attimo per non rispettare più le disposizioni. Quando gli allentamenti sono troppo rapidi, diventa sempre più difficile seguire le regole. Fintanto che andiamo avanti come ora, è davvero basso il rischio che i contagi tornino ad aumentare. Anche se ora ci lasciamo andare, non è più come un tempo. Baci e abbracci non ci saranno più nemmeno con l'allentamento. Per molto tempo».
Berset: «In generale le nostre raccomandazioni restano valide. Dobbiamo evitare contatti, perché rappresentano un rischio».

Una giovane sangallese ha creato delle t-shirt per i fan di Alain Berset. E le vende online. Ne sono già stati ordinati cinquecento esemplari. Le fa piacere?
Berset: «Sa, è una situazione in cui siamo molto presenti. La gente passa molto tempo in casa. E in molti diventano più creativi. Ma siamo molto severi per l'utilizzo delle immagini: non si può semplicemente prendere una fotografia di un consigliere federale e venderla. Non mi fa piacere. Ma in questo caso non siamo intervenuti. Anch'io ho ricevuto una di queste t-shirt».

Ha avuto paura di contrarre il virus?
Berset: «Ho avuto la chance di essere stato informato molto presto. Rispetto le misure diligentemente per evitare di ammalarmi».

Le domande dei lettori

Kiki di Zurigo: È stato detto a più riprese che un obbligo di mascherina non avrebbe senso. Ma se tutti la indossassero, la porterebbero anche malati asintomatici o con sintomi lievi, che contagerebbero meno persone. O no?
Koch: «In realtà non è così semplice. Le mascherine fermano le goccioline contenenti il virus. Virus che rimane quindi sulla mascherina. Se questa viene poi toccata, il virus si ritrova dappertutto. E non sarebbe d'aiuto. Le mascherine sono quindi uno strumento che può aiutare, ma non per gestire la crisi. Si tratta di uno strumento che viene utilizzato soprattutto nelle sale operatorie, dove c'è anche il personale che ne controlla il corretto utilizzo. Un controllo che non esiste nello spazio pubblico. Quindi: mantenere la distanza è la cosa migliore».

Rosmarie, Köniz: Ora in ambito familiare è possibile trovarsi con più di cinque persone in uno spazio privato?
Berset:
«Sin dall'inizio è stato chiaro che famiglie con più di cinque membri vivono assieme. Ma gli eventi privati non sono consentiti. Niente matrimoni e tantomeno compleanni. Anch'io di recente ho compiuto gli anni e non ho potuto organizzare grandi festeggiamenti. Queste indicazioni vanno rispettate anche nelle prossime settimane».
Koch: «Non vi mandiamo a casa la polizia. Non bisogna comunque organizzare delle feste di famiglia con dieci persone. Bisogna essere consapevoli del fatto che il virus sta circolando. E dobbiamo ancora resistere».
Berset: «Non abbiamo ancora raggiunto il traguardo. Vale la pena mantenere la disciplina. Dobbiamo riuscire a tenere sotto controllo la situazione».

Edith, Koblenz: Signor Berset, quando è prevista una riapertura delle frontiere?
Berset:
«È dalla seconda guerra mondiale che non ci troviamo in una situazione del genere. Non dipende soltanto dalla Svizzera. Tutti i paesi hanno chiuso le frontiere. Ora dobbiamo osservare l'evoluzione della situazione. Karin Keller-Sutter è in contatto con gli altri paesi».

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