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Un racconto urbano tra viali alberati, cinema e memoria storica

Torino tra storia, cinema e nuove prospettive di viaggio (prima parte)
Foto di SA
Torino, European Capital of Smart Tourism 2025
Un racconto urbano tra viali alberati, cinema e memoria storica

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Torino tra storia, cinema e nuove prospettive di viaggio (prima parte)

TORINO - La capitale sabauda non è soltanto una raffinata città del Nord Italia, ma un racconto stratificato che unisce storia, eleganza e trasformazione contemporanea. Seguendo le tracce della Casa Savoia, si entra in una dimensione in cui ogni scelta urbanistica, ogni prospettiva e ogni dettaglio architettonico raccontano un preciso progetto di potere e bellezza. «Torino non è mai casuale: è una città progettata per rappresentare», ci spiega Stefania, la guida che ci accompagna lungo questo itinerario. La nostra passeggiata comincia in Via Roma, nei pressi della Stazione di Torino Porta Nuova, oggi al centro di un importante processo di restauro e pedonalizzazione che restituisce respiro e centralità a uno degli assi più iconici della città. Sotto i portici, che proteggono e accompagnano il cammino in ogni stagione, Stefania ci invita a osservare attentamente: «I Savoia volevano uniformità e controllo visivo: le facciate dovevano essere tutte coerenti, mentre i palazzi sono progettati per sembrare più piccoli di quanto siano realmente». Questo effetto scenografico, tipico della capitale sabauda, si traduce in edifici armoniosi, spesso con tre piani visibili e portici continui, ma con profondità e dimensioni interne sorprendenti. Torino si rivela così come una città teatrale, costruita per impressionare con misura.

Questa visione ordinata si estende anche al verde urbano: con oltre 200 chilometri di viali alberati, ispirati ai modelli francesi, Torino si distingue oggi come una delle città più verdi d’Europa. Ma la sua capacità di reinventarsi non si ferma qui. Negli ultimi anni, grazie al lavoro della Torino Film Commission, il capoluogo piemontese è diventato un punto di riferimento per il cineturismo internazionale. «Torino è amata dai registi perché è autentica, silenziosa e incredibilmente versatile», racconta Stefania. Quartieri interi conservano facciate storiche intatte, perfette per ambientazioni di epoche diverse, mentre la discrezione degli abitanti facilita le riprese. La produzione cinematografica torinese, negli ultimi anni ha conosciuto una crescita significativa grazie al sostegno della Torino Film Commission. Oltre al celebre Profondo Rosso (1975), diretto da Dario Argento e interpretato da David Hemmings e Daria Nicolodi, Torino ha ospitato numerose produzioni di rilievo. Tra queste spicca La migliore offerta (2013), diretto da Giuseppe Tornatore e interpretato da Geoffrey Rush, Jim Sturgess e Sylvia Hoeks. Più recentemente, la città è stata scelta per alcune scene di The Italian Job, diretto da F. Gary Gray e interpretato da Mark Wahlberg, Charlize Theron e Edward Norton. A questi si aggiungono titoli italiani come Dopo mezzanotte (2004), diretto da Davide Ferrario e interpretato da Giorgio Pasotti e Francesca Inaudi, che valorizzano scorci urbani meno conosciuti, e Il Divo (2008), di Paolo Sorrentino con Toni Servillo, che ha utilizzato alcune location torinesi per ricostruzioni sceniche. «Torino è un set naturale che non ha bisogno di essere trasformato», sottolinea Stefania, «ed è proprio questa autenticità a renderla così amata dal cinema internazionale».

Proseguendo lungo il nostro percorso, raggiungiamo Piazza San Carlo, considerata il “salotto” della città. Qui l’eleganza sabauda si manifesta in tutta la sua perfezione: proporzioni armoniose, portici continui e una scenografia urbana che invita alla sosta. I caffè storici che si affacciano sulla piazza custodiscono secoli di incontri, discussioni e tradizioni. È proprio qui che ci concediamo una pausa per degustare il celebre Bicerin, una bevanda stratificata a base di caffè, cioccolato e crema di latte. «Non è solo una bevanda, è un rituale», ci dice Stefania mentre osserviamo il lento movimento della piazza. Torino è anche la patria del gianduia, nato dall’ingegno dei maestri cioccolatieri locali e diventato simbolo della tradizione dolciaria piemontese. Ogni assaggio diventa così un viaggio nella memoria della città.

Lasciando il centro più monumentale, ci addentriamo nel Quadrilatero Romano, il cuore più antico e vivace di Torino. Qui la città romana emerge ancora chiaramente, con la maestosa Porta Palatina a testimoniare l’antico accesso alla città. Le strade si fanno più strette, l’atmosfera più intima, e lungo Via IV Marzo si susseguono ristoranti e botteghe che celebrano la cucina locale. È in questo contesto che scopriamo il progetto Mangèbin, un’iniziativa promossa da Turismo Torino e Provincia insieme alla Camera di Commercio, nata per valorizzare i ristoratori che rispettano e reinterpretano la tradizione piemontese. «Mangèbin significa mangiare bene, ma anche mangiare con consapevolezza», spiega Stefania. Il circuito garantisce autenticità, qualità delle materie prime e un forte legame con il territorio, offrendo ai visitatori un’esperienza gastronomica coerente e riconoscibile.

La storia sabauda torna protagonista con la visita al Palazzo Reale di Torino, residenza ufficiale dei Savoia e simbolo del loro potere. Accanto, la Cappella della Sacra Sindone custodisce uno dei simboli religiosi più discussi e affascinanti al mondo, aggiungendo una dimensione spirituale al nostro itinerario. Da qui, la città sembra accompagnarci naturalmente verso il fiume: una lenta discesa ci conduce a Piazza Vittorio Veneto, una delle piazze più grandi d’Europa, aperta verso il Po. Il ponte che attraversa il fiume, decorato con scritte luminose, crea un’atmosfera contemporanea e suggestiva, soprattutto al calar del sole. Questa zona è oggi al centro di un’importante riqualificazione turistica, segno di una città che continua a evolversi senza perdere la propria identità.

La giornata si conclude con una salita al Monte dei Cappuccini, uno dei punti panoramici più amati. Da qui, Torino si svela in tutta la sua armonia: i viali alberati, il corso del fiume, le piazze geometriche e, sullo sfondo, la cornice maestosa delle Alpi. «Solo da qui si capisce davvero Torino», conclude Stefania, mentre il sole tramonta e la città si illumina lentamente. È in questo momento che si percepisce la vera essenza torinese: una bellezza discreta, mai ostentata, che si rivela poco a poco a chi sa osservare. Torino è una città che non si impone, ma conquista; che non grida, ma racconta.

Simbolo indiscusso della città è la Mole Antonelliana, che domina lo skyline torinese con la sua inconfondibile silhouette slanciata. Progettata dall’architetto Alessandro Antonelli nel 1863, nacque inizialmente come sinagoga, ma durante i lavori il progetto venne più volte modificato fino a trasformarsi in un edificio monumentale di straordinaria altezza per l’epoca. Con i suoi 167 metri, la Mole fu per anni l’edificio in muratura più alto d’Europa, diventando presto un simbolo di ambizione e modernità. «È il punto di riferimento visivo dei torinesi, quasi una bussola urbana», racconta Stefania. Oggi la Mole ospita il Museo Nazionale del Cinema, uno dei più importanti al mondo nel suo genere, che racconta la storia della settima arte in un allestimento spettacolare e immersivo. Salendo con l’ascensore panoramico fino alla terrazza, si gode di una vista unica sulla città e sulle Alpi circostanti, completando idealmente quel dialogo tra passato e presente che rende Torino una destinazione così affascinante.

Il viaggio continua: nel prossimo articolo entreremo nei caffè storici tra Bicerin, dolci tipici e l’arte della tradizione torinese.

Testo a cura di Claudio Rossetti

Contatto: newsblog@viaggirossetti.ch


Questo articolo è stato realizzato da Progetti Rossetti, non fa parte del contenuto redazionale.

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