mobile report Segnala alla redazione
ITALIA
18.10.2018 - 07:000

Città di Aosta, la Roma del nord

Un weekend alla scoperta del patrimonio culturale e gastronomico

 

AOSTA - «Ero così felice di ammirare questi bei paesaggi e l’arco di trionfo di Aosta che avevo un unico desiderio da esprimere che la vita durasse per sempre» aveva affermato Stendhal.
E forse a ragione! Una visita della Valle d’Aosta con i suoi famosi castelli (regione sulla quale tornerò sicuramente) e della sua ‘capitale’ valgono un viaggio per un weekend fuoriporta.

Gli affezionati alla leggenda sostengono che fu Cordelo, capostipite dei Salassi, discendente di Satarno e compagno di Ercola, a fondare l’antica Cordella, da cui poi sarebbe nata ll’attuale Aosta. Come sempre, un briciolo di verità c’è in questa storia: furono effettivamente una tribù celto-ligure dei Salassi a sfidare le montagne dell’attuale Valle d’Aosta insediandovi un primo nucleo abitato.

Conosciuta fin dall’antichità come la Roma del nord, Aosta dista a sole 2 ore e qualcosa di macchina dal Ticino (via autostrada Milano-Torino). Oggi Aosta è una città di circa 40 mila abitanti situata tra il verde delle foreste e il bianco delle nevi alpine. La piana sulla quale si è formata la città romana è stata formata dal fiume Dora Baltea. Inoltre, la città si trova ai piedi del Grand San Bernardo (dal quale dista a un’ora di auto, ideale combinazione nel caso di una visita estiva) e non lontano dall’entrata del tunnel che riporta in Svizzera, a Martigny attravesando l’Entremont. Aosta può rappresentare la base ideale per scoprire l’intera regione circostante, fonte di innumerevoli escursioni appassionanti: le montagne nevose del Monte Bianco (con Courmayeur e i nuovi impiant di Skyway), il Cervino con Cervinia e il Monte Rosa. Ma tanta bellezza non deve far dimenticare il centro storico di Aosta con le sue tante testimonianze storico-artistiche.

Per esempio la piazza principale di Aosta, Piazza Chanoux, un bel rettangolo circondato da palazzi eleganti, situato proprio nel cuore del centro storico. Diciamo che la piazza è quella che si suol dire “il salotto buono di Aosta”, dove si raccolgono le famiglie la domenica mattina, i signorotti incappottati a leggere i giornali in giorni feriali, e i ragazzi agghindati il sabato pomeriggio. Al centro della piazza si trova l’Alpino, un monumento dedicato a un soldato valdostano. Guardandovi attorno vedrete il palazzo del Municipio, che vanta ricche decorazioni sul frontone. A completare la piazza, le due fontane che simboleggiano il fiume Dora Baltea e il torrente Buthier.

Poi ammirerete Porta Pretoria, così come l’Arco di Augusto, costruita nel 25 a.C. che aveva tre aperture, tuttora visibili: una centrale per i carri e due laterali dedicate ai pedoni.
Nei pressi non perdetevi il Teatro Romano, uno dei capolavori più importanti dell’architettura provinciale dell’Alto Impero Romano, nonché uno dei monumenti dell’architettura teatrale romana più significativi dell’Italia settentrionale.

Tra le zone più interessanti di Aosta c’è la Piazza della Cattedrale, che in parte occupa la posizione dell’antico Foro romano. Vi si trova il Duomo della città nel suo stile romannioc dell’11mo secolo e con la sua facciata decorata risalente al 1526. Date un’occhiata al suo interno in stile gotico, alle vetrate di pregio e al coro ligneo.

In Valle d’Aosta, le indicazioni stradali riportano testi bilingui, in francese e in italiano, e quasi tutti i toponimi e i cognomi locali sono di derivazione francofona. Ma quali sono le origini del bilinguismo in Valle d'Aosta? Nel 25 a.C., i romani fondano Augusta Praetoria.
Inizia così la latinizzazione degli autoctoni Salassi. Nel 575, Pont-Saint-Martin diventa confine del regno dei Franchi e la Valle d’Aosta è annessa al regno di Borgogna (area linguistica gallo-romana), ove il latino si evolve nel franco-provenzale (il patois parlato ancora oggi in Valle d'Aosta). Nel 1948, lo Statuto speciale di autonomia sancisce la parità delle lingue italiana e francese in Valle d’Aosta. Un’ulteriore ricchezza linguistica della Valle d'Aosta sopravvive in alcuni comuni della valle del Lys, dove la popolazione Walser parla dialetti di ceppo tedesco, il titsch e il toitschu. I Walser sono giunti anche in Ticino dove hanno creato una loro colonia a Bosco Gurin (oggetto del mio prossimo blog).

Dopo una lunga passeggiata attraverso vicoli e piazzette, cosa ne direste di un buon pasto valdostano? Questa regione è una terra che propone un'offerta culinaria legata strettamente al territorio. Rispetto alla gastronomia delle altre regioni italiana è certamente la più esclusiva e fortemente influenzata dai gusti francesi. I prodotti principali sono la selvaggina ed i formaggi, proposti in mille varianti. Accompagnate il succulento pasto con un buon vino della fondazione Institut Agricole Régional che si rifà al Vaudan il canonico si mise in prima linea per rilanciare la viticoltura valdostana. Bevete un goccio oppure, meglio, reunché botse. Salute!

Testo a cura di Claudio Rossetti

Contatto: newsblog@viaggirossetti.ch 

Copyright © 1997-2018 TicinOnline SA - Tutti i diritti riservati
IMPRESSUM - DISCLAIMER - SEGNALACI - COMPANY PAGES
Disposizioni sulla protezione dei dati  -   Cookie e pubblicità online  -   Diritto all'oblio


Ultimo aggiornamento: 2018-12-12 04:40:40 | 91.208.130.87