ISRAELE
25.02.2018 - 13:260

Chiuso per oggi il Santo Sepolcro

Si tratta di una decisione assunta dalle chiese cristiane di Gerusalemme per protesta contro la legge - in discussione al parlamento - sull'esproprio di terreni dei luoghi di culto

GERUSALEMME - Le Chiese cristiane a Gerusalemme (ortodossa, cattolica e armena) hanno deciso di chiudere oggi al pubblico, in una rara mossa, il Santo Sepolcro.

Lo confermano fonti religiose, secondo cui la decisione è stata assunta per protesta contro la legge in discussione al parlamento israeliano sull'esproprio di terreni delle chiese e la possibilità di introdurre tasse municipali.

In una comunicazione alla stampa davanti al Santo Sepolcro, il patriarca greco ortodosso Teofilo III, il Custode di Terra Santa, Francesco Patton e il patriarca armeno Nourhan Manougian hanno detto che la decisione è in opposizione «alla campagna sistematica» da parte di Israele di danneggiare la comunità cristiana in Terra Santa.

«Noi, capi delle chiese responsabili del Santo Sepolcro e dello status quo che governa i vari luoghi santi a Gerusalemme - ha spiegato Teofilo III -, seguiamo con grande preoccupazione la sistematica campagna contro le Chiese e la comunità cristiana in Terra Santa, in flagrante violazione dello stesso status quo».

Teofilo III ha denunciato che il Comune di Gerusalemme "ha emesso una serie di scandalosi avvisi e ordini di sequestro delle proprietà delle Chiese e di conti bancari per presunti debiti per punitive tasse municipali".

Il Patriarca ha poi attaccato quella che ha definito «una legge razzista e discriminatoria», in discussione oggi al parlamento, che confischerebbe terreni una volta proprietà della chiesa e venduti. «Questo - ha detto - ci riporta alla mente leggi di simile natura che furono emesse contro gli ebrei durante periodi oscuri in Europa". Teofilo III ha poi spiegato che «i capi delle Chiese decideranno quando e come il Santo Sepolcro sarà riaperto».

La reazione del sindaco della città: «Nessun cambiamento» 

«La Chiesa del Santo Sepolcro e gli altri luoghi di preghiere delle Chiese sono esenti da tasse municipali. In merito non c'è alcun cambiamento e così continuerà ad essere». Questa la risposta del sindaco di Gerusalemme Nir Barkat alla chiusura del luogo santo cristiano della città.

«Ma sembra forse ragionevole che aree commerciali come alberghi, sale di ricevimento e altri affari siano esenti da tasse municipali per il solo fatto - ha aggiunto - di essere di proprietà delle Chiese? Perché l'albergo Mamilla le paga e il Notre Dame che gli sta di fronte deve essere esentato?».

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