LOCARNO
03.05.2019 - 09:300
Aggiornamento : 13:33

«La foto della bella maestra in spiaggia? Io eviterei di postarla…»

Docenti bullizzati dagli allievi sui social. Dopo il recente caso segnalato al DECS, l’esperta Magda Ramadan analizza il fenomeno a 360 gradi: «La consapevolezza parta dagli insegnanti»

LOCARNO – Una storia di Instagram contro una docente di scuola media. Con tanto di insulti. E, addirittura, c’è chi ha commentato “Uccidiamola”. Il caso, verificatosi di recente nella Svizzera italiana, è stato denunciato alla polizia e segnalato al Cantone (DECS). L’episodio, tuttavia, non è isolato. Anche a livello internazionale si sente sempre più spesso parlare di cyberbullismo verso gli insegnanti. Tio/ 20 Minuti ne ha discusso con Magda Ramadan, per anni docente di sostegno pedagogico, e oggi responsabile della Formazione di base dei docenti di scuola media presso la SUPSI (DFA) di Locarno. 

La scuola media è probabilmente l’ambito in cui inizia a esplodere il fenomeno del cyberbullismo. Anche verso i docenti.

Non farei allarmismo. Non siamo di fronte a un’emergenza, anche se i casi ci sono. Dobbiamo, però, renderci conto che, contrariamente al passato, oggi i social permettono a utenti malintenzionati di mettere in cattiva luce qualsiasi persona, dunque anche un insegnante, in maniera pubblica e diretta.

Come affrontate la questione?

La prima domanda che un docente si deve porre è: io, insegnante, come mi posiziono all’interno dell’uso dei social? Certe foto possono essere pubblicate. Altre, forse, è meglio tenerle per sé. Perché ti mettono in una posizione attaccabile, criticabile. 

Pensiamo a una bella insegnante che posta le sue foto in spiaggia. Che ne pensa?

Ecco, forse sarebbe da evitare. Non è nulla di illegale, per carità. Però è chiaro che così ci si espone ai commenti di allievi e genitori. Poi l’insegnante la foto la può anche cancellare. Ma magari, nel frattempo, qualcuno l’ha scaricata e ha iniziato a farla girare. Ci vuole consapevolezza.

Non tutti gli insegnanti hanno i social. Eppure, c’è chi viene attaccato ugualmente sul web…

Uno deve fare il docente perché ama stare con i ragazzi. E stando con i ragazzi, deve essere capace di costruirsi anche una certa autorevolezza, una determinata credibilità. Questo fa sì che, anche sotto attacco, il docente abbia gli strumenti per potersi difendere, per potere farsi valere. E per trasformare un episodio negativo in uno spunto educativo.   

Come si può, invece, sensibilizzare maggiormente gli allievi su questa tematica?

Il futuro è un’incognita. Siamo in un momento di profondi cambiamenti. Nessuno di noi sa come sarà la società tra 10 anni. Una cosa, però, è certa. La scuola media (e non solo) non può più procedere a compartimenti stagni.

In che senso?

Un docente non deve più limitarsi a insegnare solo la sua materia. Certe tematiche, come l’uso corretto dei social e le eventuali derive quali il cyberbullismo, devono essere affrontate in maniera trasversale e coerente come sancito dal Piano di studio della scuola dell’obbligo ticinese. Anche altri temi caldi, come ad esempio la sessualità e l’affettività, non sono più di sola competenza del docente di scienze naturali. Tutto il corpo insegnante porta il suo contributo. Di frequente, tra  l’altro i problemi legati al cyberbullismo sconfinano nell’ambito sessuale, o intimo.   

Cosa può fare un docente che si sente preso di mira dai suoi allievi?

Oltre che parlarne con la propria direzione e con i suoi colleghi, ha a disposizione i consulenti di Linea, un servizio offerto dal Cantone che si occupa di tutti gli insegnanti in difficoltà, sotto vari aspetti

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