Keystone
SVIZZERA
01.09.2018 - 08:540
Aggiornamento : 13:16

«Le banche cantonali sono una spina nel fianco per i negoziati con l'Ue»

A dirlo è Ueli Maurer: «Allo stato attuale delle cose l'Ue non ammette l'esistenza di istituti bancari garantiti dallo Stato». Il consigliere federale è comunque ottimista sui negoziati

BERNA - Nei negoziati in corso tra Svizzera e Unione europea su un accordo quadro le banche cantonali costituiscono, analogamente alla questione della protezione dei salari, in un certo senso un ostacolo: allo stato attuale delle cose l'Ue non ammette infatti banche cantonali garantite dallo Stato, rileva il consigliere federale Ueli Maurer.

«Si dovrebbe ancora chiarire questo punto prima di accettare un accordo quadro», afferma il ministro delle finanze in un'intervista pubblicata oggi dalla "Schweiz am Wochenende" e dai media regionali della NZZ.

Gli aiuti statali non sono contemplati, siano essi sotto forma di banche cantonali con garanzia dello Stato oppure di istituti cantonali di assicurazione degli edifici. Secondo Maurer, per ogni singolo caso sarebbe necessario richiedere un'autorizzazione speciale dell'Unione europea. Attualmente gli Stati membri dell'Ue devono, in linea di principio, notificare alla Commissione europea qualsiasi sussidio statale - sussidi o sgravi fiscali - ed essa ne esamina l'ammissibilità.

Malgrado ciò Maurer si dice ottimista riguardo ai negoziati: «ne sono convinto: ad un certo punto troveremo una soluzione comune». Il ministro ribadisce anche la sua opinione che non vi sia alcuna fretta di dover portare a termine le trattative.

«Ho l'impressione che ci sia molta comprensione nell'Ue se ci prendiamo del tempo per giungere a un risultato». Anche se la Svizzera sta portando avanti le trattative da diversi anni non è il caso di affrettare ora le cose.

Attualmente Confederazione e Ue stanno negoziando un accordo quadro: le trattative sono entrate in fase di stallo nel corso dell'estate. L'UE esige dalla Svizzera, ad esempio, un ammorbidimento per quanto riguarda la protezione salariale e le misure di accompagnamento. Secondo la Commissione europea, questi due punti non sono compatibili con la libera circolazione delle persone. Il Consiglio federale intende fare il punto della questione entro la metà di settembre.


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