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28.12.2019 - 08:000

Mamme e bambini che muoiono di povertà

Il difficile accesso all'assistenza sanitaria di base è causa di milioni di decessi ogni anno

«In tutto il mondo la nascita è un'occasione gioiosa. Eppure ogni 11 secondi una nascita diventa una tragedia familiare». La dichiarazione è del direttore esecutivo dell'Unicef,  Henrietta Fore, e arriva con la presentazione dei dati relativi alla mortalità infantile e materna per l'anno 2018. I numeri parlano di quasi trecentomila donne e oltre sei milioni di bambini di età inferiore ai 15 anni deceduti l'anno scorso, rispettivamente per problemi sorti durante la gestazione o il parto e per malaria, polmonite o diarrea. Queste cause risultano, evidentemente, prevenibili e di agevole gestione agli occhi del mondo ad alto reddito, e ci si può naturalmente chiedere come mai siano ancora fatali.

La risposta arriva dalle profonde disuguaglianze a livello mondiale che segnano una linea netta e profonda tra Paesi che offrono servizi sanitari qualificati a prezzi accessibili ed altri che non riescono a garantire neanche la minima assistenza. Bambini e donne che abitano in Africa sub-sahariana ed Asia meridionale sono le vittime principali perché è soprattutto qui che mancano acqua potabile, vaccini, medicine e adeguata nutrizione: elementi che in altri continenti fanno parte della normalità.  Nei Paesi in cui l'accesso ai servizi sanitari di qualità è difficoltoso perché troppo caro o perché assente, risultano comprensibilmente fatali i problemi che altrove sono gestibili e risolvibili. A farne le spese sono soprattutto i neonati nati prematuramente e sotto peso, a causa di malformazioni congenite, complicazioni durante il parto o infezioni.

Questa realtà continua a scontrarsi con l'ottimistico calo globale della mortalità infantile e materna quasi dimezzati i numeri della prima e ridotti di un terzo quelli dell'altra. I dati raccolti e diffusi dall'Igme, circuito di agenzie guidato dall'Organizzazione Mondiale di Sanità e dall'Unicef, evidenziano che il lavoro svolto per rendere più accessibile a tutti l'assistenza sanitaria produce i suoi frutti. Ma c'è evidentemente ancora tanto da fare. Se in Africa un bambino su 13 muore entro i primi 5 anni di età, con una probabilità 15 volte maggiore rispetto ad un coetaneo che vive in Europa, significa che effettivamente è ancora lungo il cammino per garantire a tutti i piccoli del mondo la sopravvivenza nelle fasi perinatali e neonatali, che risultano le più pericolose. I progressi sono innegabili, soprattutto alla luce dei dati confortanti registrati, ma ridurre la mortalità materna ed infantile è ancora una priorità con un carattere di urgenza assoluto. Fondamentale risultano gli investimenti nella formazione di personale medico e l'introduzione di cure gratuite per le donne incinte ed i bambini, frutto di una politica finalizzata ad agevolare l'accesso a un servizio sanitari qualificato. Si tratta della formula di assistenza sanitaria di base per tutti che garantisce interventi, prima di tutto per le principali cause di decesso: malattie infettive per i più piccoli, infortuni per i più grandicelli ed infezioni, emorragie e complicazioni ostetriche per le donne. Secondo le stime dell'Unicef e dell'Oms, entro il 2030 moriranno ancora 62 milioni di bambini, soprattutto neonati e minori di 5 anni. Un'emorragia di vite umane che può essere bloccata solo vincendo l'enorme lotta contro la povertà assoluta e le sue conseguenze. 

 


TMT (ti.mamme team)

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