Dakota Johnson: l’elogio della discrezione nell’era del rumore

Excellence Magazine“C’è un tipo di fascino che non ha bisogno di imporsi: è quello di chi sa proteggere la propria intimità anche mentre il mondo osserva. Dakota Johnson appartiene a questa rara categoria.”
In un mondo che urla perennemente, il silenzio è un atto rivoluzionario. Sceglierlo, coltivarlo, difenderlo, è il lusso più grande. Dakota Johnson, erede di una dinastia che ha scritto la storia di Hollywood, ha fatto di questa scelta la sua firma. Lontana dal frastuono dei riflettori che l’hanno consacrata icona globale, l’attrice si muove con la grazia di chi conosce il valore della propria interiorità e non è disposta a barattarla per un applauso in più.
Nata sotto una stella predestinata – con una nonna come Tippi Hedren, musa hitchcockiana, una madre come Melanie Griffith e un padre come Don Johnson – Dakota avrebbe potuto adagiarsi su un copione già scritto. Invece, ha strappato la pagina e ha iniziato a scrivere la sua storia. Una storia fatta di scelte audaci, di ruoli che sfidano le etichette e di una carriera che naviga con intelligenza tra il cinema d’autore e le grandi produzioni. Da Cinquanta Sfumature, il fenomeno che l’ha resa un volto universale, a performance di rara intensità come ne La Figlia Oscura di Maggie Gyllenhaal o nell’universo onirico di Suspiria di Luca Guadagnino, ha dimostrato di essere molto più di un bel viso: un’artista complessa, curiosa, in continua evoluzione.
Ma è nel dialogo intimo, lontano dal set, che si coglie la sua essenza più autentica. In questa conversazione esclusiva per Excellence Magazine, raccolta in una giornata di luce sulla Croisette, Dakota Johnson si svela con un’ironia disarmante e una profondità che sorprende. Un viaggio che tocca le radici, le fragilità, il potere del silenzio e una definizione dell’amore che risuona come un manifesto esistenziale. Una lezione di stile, non solo sul red carpet, ma nella vita.
L’Intervista
Barbara Zorzoli ha incontrato per Excellence Magazine Dakota Johnson e ha realizzato la seguente intervista esclusiva.
A cura di Barbara Zorzoli
La trovo seduta in un angolo di un attico inondato di luce che affaccia sulla Croisette. Mi dice che le palme le ricordano “casa”. Già, Los Angeles, dove l’aria sa sempre un po’ di promesse e un po’ di fumo; ma nella casa di Dakota Johnson c’è solo odore di caffè forte e di libri antichi. Mi accoglie con un sorriso caldo. È rilassata. Indossa un maglione oversize su cui fanno capolino due occhi curiosi e birichini — gli stessi che abbiamo imparato a conoscere sul grande schermo. Lo sguardo, di un verde-grigio profondo, è celato da una frangia romantica. E poi c’è quella voce indefinibile, che costringe l’ascoltatore a inclinarsi in avanti, mentre lei accompagna ogni parola con un gesto eloquente delle mani e un leggero tocco ai capelli.
Ma chi è Dakota quando spegne la luce per andare a dormire?
“Sai, se potessi suggerire un titolo per la mia vita, sarebbe ‘La ragazza che preferisce il suo divano’. Ho capito da tempo che il mio lavoro crea costantemente un personaggio vivente al di fuori di me — un avatar che cammina sul tappeto rosso… mentre io sono a casa a spazzare i peli del mio cane! L’unica cosa che posso controllare è quanto mi espongo. E la risposta è: il meno possibile”.
Crescere con Melanie Griffith come madre, Tippi Hedren come nonna e due sex symbol come padri — Don Johnson e Antonio Banderas, rispettivamente padre naturale e patrigno — è una sorta di superpotere o un peso in più?
“Entrambe le cose. Da una parte è una fortuna incredibile, perché sono fiera di tutto ciò che sono. La mia educazione è stata una sorta di armatura, soprattutto in un ambiente dove ti giudicano per ogni dettaglio. Ma c’è anche un peso, un’aspettativa intrinseca. Le loro storie parlano di successo, di resilienza e anche di traumi… il che mi ricorda costantemente che Hollywood non è solo glamour. Alla fine, anche se nasci in una famiglia famosa, il successo lo devi costruire pezzo dopo pezzo”.
C’è una domanda che non ti hanno mai fatto e a cui vorresti rispondere?
(Si accarezza i capelli, pensierosa.) “Nessuno mi chiede mai cosa faccio quando sono un po’ insicura. Tutti mi immaginano sul red carpet o in un ruolo di potere. Ma quando vivo momenti di fragilità — come tutti — divento molto piccola. Torno bambina. Metto la testa sotto il cuscino, guardo vecchi film e mi dico: ‘Se non so fare una cosa, posso imparare a farla’. È una frase che mi ripeto spesso”.
Qual è il tuo lusso più grande in questo momento?
“Il silenzio! Avere il tempo di bere il mio tè, leggere un libro senza interruzioni e, soprattutto, la libertà di decidere quando e perché lasciare il mondo reale per entrare in quello di qualcun altro, sul set”.
Com’è abitare il “troppo” della tua vita?
(Ride.) “Abitare il troppo… mi piace! Il troppo lo gestisco ridimensionando tutto, trasformando il dramma in una piccola commedia personale. E poi, ogni tanto, sparisco in campagna e ritrovo la pace”.
Se potessi sederti per un caffè con la te stessa di dieci anni fa, quella appena catapultata nell’occhio del ciclone di Cinquanta sfumature di grigio, cosa le sussurreresti all’orecchio?
“Le sussurrerei: ‘Non ti farà a pezzi. Ma ti cambierà la forma’. E poi, forse, aggiungerei: ‘Compra più azioni Apple. Ah, e quei jeans arancioni… non metterli!’ (Sorride e un lampo le attraversa gli occhi.) Sul serio, le direi di fidarsi dell’istinto, anche quando sembra la cosa più stupida e illogica da fare. L’istinto è l’unico GPS che non mente mai”.
Uno dei tuoi ultimi film, Materialists, tocca profondamente il tema dell’amore. Cosa rappresenta per te questo sentimento?
“L’amore è la forza gravitazionale che tiene insieme il nostro caos. È la vulnerabilità più grande e, per questo, l’atto di coraggio più puro. È accettare l’altro non nonostante le sue crepe, ma a causa delle sue crepe — perché è lì che passa la luce. È la sensazione di tornare a casa. È l’unica vera eredità che lasciamo su questa terra”.
Ai Lettori della nostra rubrica Excellence,
Siamo lieti di condividere con voi una nuova, esclusiva intervista che celebra le icone del cinema mondiale. Questo incontro con Dakota Johnson inaugura una serie di appuntamenti imperdibili, pensati per svelare i ritratti intimi e le riflessioni profonde delle stelle che amiamo.
Excellence è orgogliosa di accompagnarvi in un viaggio attraverso le cornici più prestigiose—da Cannes a Venezia, da Roma a Londra—per condividere con voi la
passione per l’arte e l’eccellenza che anima la nostra famiglia.
Unitevi a noi in questa straordinaria avventura. Rimanete aggiornati e sentitevi parte di un mondo di legami di alto valore.
Excellence, una famiglia di legami di alto valore.
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