keystone-sda.ch (KING RODRIGUEZ / PPD / HANDOUT)
Raid contro attivisti nelle Filippine, le organizzazioni per i diritti umani chiedono chiarezza al presidente Duterte.
FILIPPINE
07.03.2021 - 23:000

Nove attivisti uccisi, le ong chiedono al governo Duterte d'intervenire

Domenica sono stati compiuti vari raid a sud di Manila, le autorità dicono che è stato tutto legittimo e autorizzato

MANILA - Il governo filippino deve investigare sull'uso della «forza letale» da parte della polizia, nel corso di raid compiuti domenica che hanno provocato la morte di almeno nove attivisti.

Le chiedono varie organizzazioni per i diritti umani attive nelle Filippine, riferisce l'agenzia stampa Reuters. Le operazioni, condotte in quattro province a sud di Manila, «sembrano parte di un piano coordinato dalle autorità per razziare, arrestare e persino uccidere gli attivisti nelle loro case e nei loro uffici», ha dichiarato il vicedirettore per l'Asia di Human Rights Watch, Phil Robertson.

Il governo guidato dal presidente Rodrigo Duterte sta usando sempre più spesso le maniere forti contro le forze sovversive, ma «il problema fondamentale è», spiega Robertson, che «questa campagna non fa più alcuna distinzione tra ribelli armati e attivisti non combattenti, leader sindacali e difensori dei diritti». Il tenente generale Antonio Parlade, capo di una task force anti-ribelli, ha dichiarato alla Reuters che i raid erano «operazioni legittime di applicazione della legge» e che le autorità hanno agito sulla base di mandati di perquisizione per possesso di armi da fuoco ed esplosivi.

Venerdì Duterte ha ordinato a militari e polizia di «uccidere» i ribelli comunisti e di «ignorare i diritti umani». Cristina Palabay, dell'ong Karapatan, ha dichiarato: «Niente potrebbe essere più azzeccato che chiamare questo giorno una 'Bloody Sunday'», in riferimento alla tragica domenica di sangue del 30 gennaio 1972 a Derry, nell'Irlanda del Nord, quando 14 persone furono uccise dall'esercito britannico. «Il governo delle Filippine dovrebbe agire ora» ha aggiunto Robertson «per indagare sull'uso della forza letale in questi raid, fermare il caos e le uccisioni che sono andati di pari passo con la pratica del red-tagging», ovvero etichettare come comunisti o terroristi persone o gruppi, incitando nel contempo alla violenza nei loro confronti.

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