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20.05.2021 - 06:300

Christian Micael Schwarz si mette (anche) in proprio

Abbiamo parlato con il musicista dei suoi progetti e dello stato di salute della musica in tempo di pandemia

LUGANO - Christian Micael Schwarz è un nome molto noto del panorama musicale ticinese. 46 anni, residente nel Malcantone, da molti anni si fa notare (con vari pseudonimi) all'interno di progetti come Zodiac Project, Tracelements, Poltergeist e Freaky Farm.

Nel corso degli anni ha collaborato con artisti internazionali quali Alpinestars, Scalper e Dj Wattsriot del combo inglese Fun-Da-Mental, Uniform, Milligramme, Integral and Free Design, Ryufurusawa, Konrad e molti altri. Con lui abbiamo parlato dei suoi progetti attuali e futuri, ma anche dello stato della musica in tempo di pandemia.

Si va verso la fine dell'incubo. In quanto artista quanto hai sofferto e per quali ragioni principali?
«Se devo essere sincero la mia vita personale non ha subito conseguenze troppo nefaste dal periodo pandemico, faccio già di mio una vita distaccata e fuori dai circuiti urbani, nei quali mi reco solo per necessità. Vivo in mezzo alla natura per scelta e per bisogno personale, inoltre nell’ultimo anno mi sono dedicato al lavoro compositivo e realizzativo, in studio.
So però di molti amici musicisti che sono stati privati del loro introito principale, la performance dal vivo e per molti di loro è stata una mazzata potente. Ho notato però una cosa: avendo conoscenze nel campo un po’ in tutto il mondo, si notano grandi differenze riguardo la considerazione della quale godono gli artisti musicali, in certe nazioni europee, come ad esempio la Germania o la Francia: le sovvenzioni e gli aiuti, in questo caso eccezionali, sono piuttosto la norma, in altre nazioni invece il musicista gode di poca considerazione in quanto lavoratore, fatto che diventa ancora più flagrante per chi si occupa di musica moderna e contemporanea».

Lavorare nel presente per un futuro incerto. Può essere frustrante? O c'è anche uno stimolo positivo?
«Io ho vissuto in pieno gli anni 90, quando anche nel campo indipendente di soldi ne giravano e le etichette indie avevano un posto centrale nel lancio delle nuove correnti musicali. Attualmente per chi non ha dietro grandi mezzi, guadagnare certe cifre con la vendita online è chimera pura. Resta la live performance ma, vedendo l’enorme massa di gente che vuole suonare dal vivo, temo che i cachet scenderanno e di molto nel periodo post pandemico.
Per quanto mi riguarda mi dedico alla mia strada musicale con spontaneità e creatività, l’aspettativa non è il motivo primario che mi spinge a continuare. La sperimentazione e il cercar di far coesistere stili e correnti diverse è ciò che attualmente mi appassiona e mi permea maggiormente, trovare il filo d’Arianna che lega i mondi mi dà grande spinta energetica». 

Passiamo ai progetti concreti. Cosa hai in cantiere? 
«Lavoro sempre al progetto Freaky Farm con l’amico Moci: pubblicheremo a settembre il nuovo singolo, accompagnato dal nuovo videoclip. L’evoluzione attuata mi piace molto, usciremo con una nuova etichetta discografica ma questo lo approfondiremo a tempo debito. Ho inoltre altri due progetti che vedranno la luce dopo l’estate con le prime pubblicazioni: con Everything Counts e Walter Albini, due progetti diversi fra loro, come diverse sono le personalità che li compongono, ho anche altro in ballo ma ne parlerò in futuro. Mettermi alla prova con stili musicali diversi, lavorare sui contrasti, contaminare: voilà il trip attuale».

In che modo la pandemia ha fatto riorganizzare gli artisti e il mercato? 
«Il guadagno primario di un musicista, di un gruppo, di un artista non viene dalle vendite digitali o dallo streaming, bensì dal numero di concerti annui che si riesce a fare. Alternativamente si sono create situazioni di live e festival virtuali, di performance via web, ma sono cose che a molti non piacciono. Vengono a mancare quella condivisione e quella presenza che nella musica sono fondamentali. È come vedere una partita di calcio senza il pubblico: parliamo di un altro sport.
Nel campo musicale si nota sempre più la differenza fra una manciata di personaggi che guadagnano il grosso del malloppo e il resto che fa sempre più fatica a sbarcare il lunario. È anche lo specchio del mondo nel quale viviamo, nel quale un numero sempre minore d'individui, gestisce la ricchezza globale lasciando agli altri le briciole. Il campo musicale è attualmente in un limbo: io credo che la musica debba riguadagnare quel ruolo che l’ha resa celebre nella storia, quello di accompagnare i cambiamenti sociali ed epocali, risvegliare le coscienze».

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