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14.09.2021 - 13:020

Locarno-Venezia: sul Naviglio Grande

In viaggio sulle vie navigabili che portano alla Serenissima

MILANO - Siamo salpati sabato scorso dal piccolo porto di Muralto a bordo del nostro yacht privato. Un folto pubblico di curiosi, amici e parenti hanno salutato l’equipaggio e i passeggeri in partenza per Venezia. Dopo un primo giorno sul Lago Maggiore, dopo una visita d’obbligo alla storica diga di Panperduto, abbiamo ripreso la navigazione sul Naviglio Grande. Il canale navigabile nasce prendendo acqua dal Ticino nei pressi di Tornavento, circa 23 chilometri a sud di Sesto Calende, in prossimità della località Castellana, e termina nella darsena di Porta Ticinese a Milano. Si tratta di una testimonianza lasciata dal grande progetto Expo 2015.

Il Naviglio Grande ha dislivello totale di 34 metri, senza conche di navigazioni, su una lunghezza di quasi cinquanta chilometri. La sua larghezza varia da 22 metri a Tornavento ai 50 ad Abbiategrasso. Il canale fa parte di un sistema irrigatorio con ben 116 bocche che danno acqua a un comprensorio di circa 50 mila ettari di terreno coltivato.

Il Naviglio Grande, dopo aver rappresentato per secoli un importante vallo difensivo, trova solo nel 14mo secolo un nuovo compito, quello della strada del marmo. Il 15 marzo 1386, l'arcivescovo di Milano Antonio da Saluzzo pose la prima pietra del nuovo duomo della città; doveva essere un grande edificio di mattoni tipico del gotico lombardo. L'anno successivo Gian Galeazzo Visconti, vuole per la sua capitale un monumento superbo, si accorda quindi con l'arcivescovo per una costruzione in marmo, nel solco delle grandi cattedrali europee del tempo. Per questo mette a disposizione della Fabbrica del Duomo le cave di Candoglia e nel 1388 il diritto al trasporto esente da pedaggi, dazi e tasse per tutto quanto sarà necessario all'edificazione. Una curiosità: per essere riconosciuti, i barconi vengono contrassegnati con le lettere AUF (Ad Usum Fabricae) e ne nacque l'espressione a ufo (gratis, a sbafo). Sono doni generosi ma non del tutto disinteressati, perché d'ora in avanti sarà la Fabbrica del Duomo a occuparsi della manutenzione del naviglio.

Le barche sono a fondo piatto, assai larghe. Le più grosse, le cagnone, misurano 23,5 metri e hanno una portata di 40 tonnellate; le barche mezzane o ossolane, lunghe attorno ai 20 metri con un carico di 30 tonnellate e barche più piccole impiegate per i traffici locali. Nessuno scafo poteva pescare a pieno carico più di 75 centimetri. Era vietato navigare nelle ore notturne e assolutamente proibito il sorpasso tra natanti in movimento. Il tempo che si impiega da Sesto Calende a Tornavento è di circa due ore, meno quando il fiume è grosso, e i barconi raggiungono velocità vicine ai venti chilometri all'ora. La discesa da Tornavento alla darsena durava circa sette/nove ore. Risalire la corrente era assai più lento e complesso: dalla darsena escono convogli (di dodici barche legate prua a poppa e affidate al fattore, trainati da altrettanti cavalli. Fino a Castelletto di Abbiategrasso la pendenza è dolce, quasi nulla e vi si giunge agevolmente in ventiquattro ore. L'intero viaggio, occorrevano almeno due settimane.

Il Naviglio, con la sua lunghissima storia, l’abbiamo affrontato a bordo di due barche della Canottieri San Cristoforo di Milano. Sotto l’attenta guida di Simone, abbiamo percorso il tratto fino alla “conchetta di Leonardo”, pagaiando allo stesso ritmo, scoprendo l’interessante storia delle vie d’acqua e attirando naturalmente l’interesse del pubblico accorso sui ponti e sull’Alzaia. Indubbiamente un’occasione imperdibile per capire che nei prossimi otto giorni saremo tutti sulla stessa barca.

Dopo lo sbarco nella Darsena di Milano abbiamo inforcato le nostre biciclette e raggiunto la Certosa di Pavia lungo la bellissima e comoda ciclovia lungo il Naviglio Pavese. Il recupero di questa importante via d’acqua comporterebbe un volume d’investimenti di oltre 60 milioni di Euro (per restaurare ben 11 conche di navigazione). Chissà, un giorno. Nel frattempo il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, ha in mente un recupero del tratto interno dei canali (circa 6 chilometri) per collegare la Darsena al Duomo. Un progetto visionario, davvero. Staremo a vedere.

Il nostro viaggio continuerà oggi sul Po da Cremona verso Boretto, porto di “Don Camillo e Peppone”. Vi informerò nel prossimi giorni sugli sviluppi di questo originale e affascinante itinerario fluviale alla scoperta di città, monumenti, luoghi incontaminati, parchi naturali e piatti tipici davvero unici.

Testo a cura di Claudio Rossetti

Contatto: newsblog@viaggirossetti.ch
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Ultimo aggiornamento: 2021-09-24 00:07:00 | 91.208.130.89