Ferdinand Reus
Il mondo è pronto ad accoglierci
BERNA
03.03.2021 - 10:040

«Dobbiamo, dopo aver sognato, tornare a viaggiare davvero»

André Lüthi, pioniere del turismo, invita a un gesto di coraggio e solidarietà

BERNA - Le popolazioni buddiste e indù possono accettare il destino, il karma, meglio di quanto possiamo fare noi in Occidente. Inoltre, queste persone hanno un modo diverso di affrontare la morte rispetto a noi - morire fa parte della vita. E non tutto è nelle mani di noi umani.

André Lüthi, CEO della Globetrotter, da vent’anni è a capo dell’azienda leader nei viaggi a lunga distanza in tutto il mondo, destinazioni dove la popolazione soffre maggiormente la mancanza di turisti. Nell’ultima edizione del giornale domenicale Sonntagszeitung ha voluto commentare la situazione attuale attorno della pandemia: «Come spesso accade, i paesi più poveri sono i più colpiti. In Asia, per esempio, la miseria è enorme. Il turismo è una delle più importanti industrie e fonti di reddito in molti paesi. Senza turisti, niente salari. Queste persone non hanno la fortuna dell'assicurazione contro la disoccupazione, non beneficiano dei prestiti Covid o dell'indennità per lavoro ridotto come noi. Lottano per la pura sopravvivenza. Ma non si lamentano».

Quali sono le sue attuali destinazioni preferite dei clienti del gruppo Globetrotter? Egitto, Messico, Costa Rica, Tanzania/Zanzibar e Maldive. Cruciale per la maggior parte è che non devono andare in quarantena dopo il viaggio di ritorno. Ecco perché le Maldive, che saranno nella lista dell’Ufficio federale della sanità pubblica dall'8 marzo, non sono più richieste fin d'ora.

Il consiglio di Lüthi: «Oggi, solo i viaggi spontanei sono possibili. Cosa verrà applicato in estate chi lo sa? Con queste offerte, mostriamo dove gli svizzeri possono attualmente viaggiare - e quindi vogliamo placare un po' la voglia di viaggiare. Ma questo non significa che prenoteranno un viaggio breve, si fermeranno per due settimane».

Molti svizzeri sembrano essere particolarmente attratti dalla Tanzania e dall'isola di Zanzibar... «Sono stato recentemente a Zanzibar con la mia compagna - dopo essere stato per mesi in modalità Corona - per dare un’occhiata alla situazione. Abbiamo trovato una vita per lo più normale. E siamo stati in grado di dare un contributo alle poche persone hanno lavoro».

Personalmente aggiungerei: non si tratta di banalizzare la situazione sanitaria e neppure di idealizzare l’importanza dell’economia, ma di lanciare un pur piccolo monito. Il settore del turismo, che occupa una buona percentuale della popolazione mondiale, è fermo e rischia di ‘morire’. Forse è giunto il momento di trasformare i sogni che abbiamo oramai da 12 mesi nel cassetto in viaggi concreti. È possibile, in tutta sicurezza. Proviamoci e non aspettiamo che le autorità ci garantiscano la sicurezza al cento per cento, perché questa non esiste. Gli operatori, le agenzie (che da un anno lavorano in silenzio senza praticamente generare cifra d’affari), le guide locali, i tassisti, i bagnini,... si augurano un po’ di solidarietà da parte nostra. Buon viaggio a tutti.

 

Testo a cura di Claudio Rossetti

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