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LUGANO
03.01.2020 - 08:000

Make love, not CO2!

Internalizzare i costi ambientali nelle proprie scelte di mobilità oggi è possibile

LUGANO – Sempre più persone e aziende in Svizzera compensano volontariamente le proprie emissioni. Una moda temporanea oppure una reale presa di coscienza di fronte alla crisi climatica? Avete riservato un volo per Dubai oppure una crociera nel Mediterraneo e volete imbarcarvi con la coscienza pulita?

Internalizzare (un termine che proviene dall’economia aziendale) i costi ambientali significa integrare nella calcolazione globale di un viaggio le esternalità (inquinamento, conseguenze per la naturale e per l’uomo). Per esempio la compagnia aerea potrebbe, nel caso di un volo da Milano a Capo Verde, aumentare il biglietto di 40 franchi e compensare le emissioni di CO2 pari a 8'700 chilometri.
Attualmente non lo fa e quindi, a titolo personale e volontario, il passeggero può versare questo importo ad una delle società o ONG nate a questo specifico scopo. Queste organizzazioni propongono di compensare volontariamente le proprie emissioni di CO2 tramite il finanziamento di progetti a protezione del clima. Tra queste c'è una fondazione svizzera tra i leader mondiali del settore.

Dal primo grande sciopero per il clima, svoltosi nel dicembre 2018, in Svizzera sono sempre di più le voci che chiedono una svolta in materia di energia e consumi. Si tratta di parole al vento oppure è in atto un reale cambiamento nella società? In realtà le cose stanno davvero cambiando, anche grazie agli scioperi per il clima, le questioni ambientali e climatiche hanno fatto breccia nell'opinione pubblica. Il cosiddetto "effetto Greta" è risultato ancor più evidente nel primo semestre di quest'anno: si è potuto osservare un incremento del 400% del numero di persone che desidera compensare le proprie emissioni nocive. La Fondazione Myclimate esiste dal 2002 e da allora ha registrato una crescita costante del 10-15% all'anno delle richieste.

Ma si tratta forse di una soluzione di comodo per mettersi la coscienza a posto, magari dopo aver preso l'aereo per un weekend prolungato in una città europea? 
«Non direi. Molti nostri clienti vogliono compensare le emissioni di un veicolo, di un viaggio in aereo, che sono costretti a usare per motivi professionali o per visitare dei familiari che vivono all'estero. Si tratta quindi di persone che vogliono davvero migliorare la propria impronta ecologica. Ovviamente c'è anche chi ha acquistato un pacchetto vacanze e desidera semplicemente compensare il proprio volo», afferma Kai Landwehr, portavoce dell'ONG Svizzera Myclimate.

Personalmente sono dell’avviso che idealmente bisognerebbe evitare di emettere gas serra o comunque riflettere seriamente sulle conseguenze delle proprie azioni.
La migliore decisione è quella che richiede poche o nessuna compensazione del CO2. Ma, anche se simbolico, il gesto di compensare è sicuramente meglio che distribuire le emissioni facendo finta di niente. Una presa di coscienza responsabile. Io, in qualità di tour operator, includerò a partire dal 2020 le esternalità dovute ai viaggi organizzati. A titolo volontario e senza costi aggiuntivi al passeggero.

 

Testo a cura di Claudio Rossetti

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