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Svizzera sempre più cashless, ma la BNS vuole un sistema più equo

Il contante è sceso al 30% delle transazioni in cassa e le app di pagamento hanno raggiunto il 20%. In questo scenario, la BNS mette in guardia sul rischio di concentrazione nei network di pagamento e rilancia con due grandi progetti: l’interoperabilità transfrontaliera con la BCE e i pagamenti ista
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Il contante è sceso al 30% delle transazioni in cassa e le app di pagamento hanno raggiunto il 20%. In questo scenario, la BNS mette in guardia sul rischio di concentrazione nei network di pagamento e rilancia con due grandi progetti: l’interoperabilità transfrontaliera con la BCE e i pagamenti ista

I pagamenti senza contanti continuano a guadagnare terreno in Svizzera. Secondo le rilevazioni periodiche della Banca nazionale svizzera (BNS), il contante è oggi utilizzato in circa il 30% delle transazioni alla cassa, mentre le app di pagamento – Twint in testa – hanno raggiunto il 20% delle operazioni. A fotografare questo scenario è stato in particolare Petra Tschudin, membro della Direzione generale della BNS, in un recente intervento a Zurigo in cui ha anche lanciato un chiaro avvertimento: la concentrazione del mercato nei pagamenti digitali è un rischio reale, e richiede interventi mirati.

Le tre velocità dei pagamenti in Svizzera

Il panorama dei pagamenti al dettaglio si è trasformato rapidamente nell’ultimo decennio. Il sondaggio BNS 2024 – il più recente con dati completi – restituisce un quadro preciso: la carta di debito è il mezzo più utilizzato, impiegata nel 35% degli acquisti; il contante tiene il 30% delle transazioni di persona; le app di pagamento raggiungono il 20% e le carte di credito il restante 14%. A titolo di confronto, nel 2017 il contante era ancora al 70%: uno spostamento di quaranta punti in sette anni, che non ha precedenti nella storia dei pagamenti elvetici.

Ed è proprio sulle app e sui network di pagamento che si gioca la partita più interessante. Secondo la BNS, il mercato svizzero è oggi dominato da quattro grandi operatori: Mastercard, Visa, PostFinance e Twint. Una concentrazione che porta con sé il rischio di una deriva oligopolistica, con effetti sulla concorrenza, sulle commissioni e in ultima analisi sui costi per commercianti e consumatori.

Monopolio sì, monopolio no: il difficile equilibrio

Di fronte a questo scenario, Tschudin ha tracciato una distinzione che vale la pena tenere a mente. Non tutti i segmenti del sistema dei pagamenti richiedono la stessa dose di concorrenza. Per l’infrastruttura centrale di regolamento – il sistema Swiss Interbank Clearing (SIC), gestito da SIX su mandato della BNS – esiste un “monopolio naturale”: avere un unico operatore è la soluzione più efficiente, e la BNS garantisce che questa posizione non venga abusata.

Diverso il discorso per i network di pagamento. Qui, ha spiegato Tschudin, “né un monopolio né un mercato con molti concorrenti è desiderabile”: serve un equilibrato mix di competizione. Il problema è strutturale: i mercati a due lati – quelli che mettono in contatto commercianti e consumatori – tendono spontaneamente alla concentrazione. Per contrastare questa deriva, la BNS propone misure concrete: regolamentazione delle commissioni di interscambio, riduzione delle barriere all’ingresso e apertura forzata delle interfacce tecnologiche.

Commissioni e interoperabilità: i nodi da sciogliere

Uno dei fronti più caldi riguarda le cosiddette interchange fees, le commissioni che i network applicano ai commercianti per ogni transazione. In Svizzera la Commissione della concorrenza è già intervenuta nei confronti di Visa, ottenendo una riduzione delle tariffe. Ma la BNS ritiene che non basti: è necessario intervenire su “livello e ripartizione” delle commissioni per migliorare l’efficienza dell’intero sistema.

L’altra parola chiave è interoperabilità. Tschudin ha citato esplicitamente il caso dei terminali POS e della tecnologia NFC – quella usata per i pagamenti contactless – sottolineando come certi produttori di smartphone possano chiudere queste interfacce o applicare tariffe elevate, limitando di fatto la concorrenza. “Da una prospettiva macroeconomica, queste barriere dovrebbero essere abbassate”, ha detto con chiarezza.

La svolta dei pagamenti istantanei e il progetto con la BCE

La BNS non si limita a vigilare: investe sull’innovazione per rendere il sistema più efficiente e resiliente. Due i progetti di punta. Il primo riguarda i pagamenti istantanei già operativi in Svizzera: dall’anno scorso i clienti bancari possono effettuare trasferimenti che vengono eseguiti in pochi secondi, ventiquattr’ore su ventiquattro, tutti i giorni dell’anno. La BNS prevede che i pagamenti istantanei diventino il formato standard per i trasferimenti da conto a conto e, nel medio termine, anche per i pagamenti nei punti vendita al dettaglio.

Il secondo progetto è di respiro europeo. Lo scorso settembre la BNS e la Banca Centrale Europea (BCE) hanno avviato una fase esplorativa per valutare la fattibilità di un collegamento tra il sistema svizzero SIC e il TIPS (TARGET Instant Payment Settlement) dell’Eurosistema. La fase esplorativa durerà per tutto il 2026. Se il progetto dovesse andare in porto, permetterebbe pagamenti istantanei transfrontalieri tra franchi ed euro nel giro di pochi secondi – un salto di qualità rilevante anche per chi gestisce flussi regolari tra i due Paesi, come i frontalieri che convertono mensilmente lo stipendio in CHF.

Un sistema a due pilastri: innovazione digitale e difesa del contante

Nonostante la spinta verso la digitalizzazione, la BNS ribadisce con forza l’impegno a preservare il contante. Lo fa per mandato legale – è tenuta a garantirne la distribuzione – ma anche per convinzione strategica: in un’ottica di resilienza del sistema, la pluralità delle opzioni di pagamento resta un valore non negoziabile.

Sul fronte concreto, la BNS ha già avviato i lavori per la decima serie di banconote svizzere, con un concorso vinto nel marzo 2026 dallo studio losannese Emphase. Il tema scelto è la topografia del territorio elvetico – dal Giura alle Alpi – e l’emissione è prevista non prima dell’inizio degli anni 2030. Un cantiere lungo, ma anche un segnale preciso: il contante in Svizzera non è un retaggio del passato, è parte del futuro del sistema.

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Fonti ufficiali e di riferimento


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