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MALTA / SPAGNA«Ci affidiamo alla medicina, non ai miracoli»

29.06.22 - 10:00
Una cittadina statunitense è stata evacuata da Malta per poter abortire in Spagna e avere salva la vita
Afp
«Ci affidiamo alla medicina, non ai miracoli»
Una cittadina statunitense è stata evacuata da Malta per poter abortire in Spagna e avere salva la vita

LA VALLETTA / MAIORCA - Una vacanza a Malta, la placenta staccata e un volo in Spagna per avere salva la vita. La scorsa settimana una coppia che stava trascorrendo qualche giorno di pausa nell'arcipelago del Mediterraneo si è scontrata con la legge antiaborto del Paese. Ora, pronta a far ritorno a Seattle, vuole portare la propria storia per opporsi alla decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti.

Andrea Prudente era alla sedicesima settimana di gravidanza quando a metà giugno ha cominciato ad avere delle perdite emorragiche. Insieme al marito, Jay Weeldreyer, con cui era in vacanza a Malta, si sono recati in pronto soccorso. E dai medici hanno ricevuto una terribile notizia: la bambina non sarebbe mai nata perché la placenta si era distaccata. Inoltre per Prudente c'era il forte pericolo di contrarre un infezione mortale. Era necessario abortire, ma il cuore del feto batteva ancora e i medici di Malta, a causa di una legge del 1850, avevano le mani legate.

La coppia aveva quindi lanciato un appello sui social. La notizia è rimbalzata. Nei giorni successivi un jet, con a bordo anche un chirurgo, ha recuperato i due e li ha portati a Maiorca, dove sono stati accolti dai medici a braccia aperte. In Spagna ha potuto mettere al mondo la bambina e darle un ultimo saluto. Lo scorso weekend Prudente è stata dimessa dall'ospedale Mater Dei e ora si sta preparando per tornare a Seattle. E un po' ha paura di ritrovare casa sua.

Riferendosi al ribaltamento di Roe contro Wade, ha affermato: «I tempi sono pazzi. È così regressivo». Numerosi stati hanno già reso illegale o sono in procinto di farlo l'interruzione di gravidanza senza eccezioni per incesto, stupro o casi in cui è in gioco la vita di una paziente. «Per puro caso siamo finiti in una posizione tale da poter raccontare la nostra storia. Con la nostra onestà speriamo d'influenzare gli eventi».

Partendo dai social e avendo lasciato divulgare liberamente i loro nomi, i due cittadini statunitensi hanno ricevuto diversi messaggi via social. «Siamo stati contattati da degli attivisti antiaborto, che ci hanno esortati a non mettere un termine alla mia gravidanza dicendo che i miracoli possono accadere. Ma non ci affidiamo alla medicina, non ai miracoli».

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