Cerca e trova immobili

TargetL’Intelligenza Artificiale ci ruberà il lavoro?

15.12.23 - 18:15
É di certo il trend topic del 2023, ma come viene percepita l’AI dai professionisti, e non solo, che operano in svariati settori?
Geralt/Pixabay License
L’Intelligenza Artificiale ci ruberà il lavoro?

NEWSBLOG
Rubriche argomentali a pagamento curate da aziende e inserzionisti esterni

É di certo il trend topic del 2023, ma come viene percepita l’AI dai professionisti, e non solo, che operano in svariati settori?

Da qualche tempo, parole come AI, Artificial Intelligence, Intelligenza Generativa, ChatGPT impazzano sul web. Sempre più gente parla di intelligenza artificiale e le ricerche di questo argomento e di quelli correlati su Google sono notevolmente cresciute nell’ultimo anno: secondo Google Trends, la frequenza di ricerca del termine “AI” nel mondo è passata dai 32/100 di novembre 2022 ai 100/100 di oggi.

Insomma, l’AI rappresenta a tutti gli effetti un trend topic del 2023 e, a giudicare da come stanno andando le cose, lo sarà anche per tutto il 2024. Ne sentiamo parlare in TV, sui social, nei blog e persino su giornali e riviste e l’adozione di strumenti di AI da parte di aziende e professionisti è sempre maggiore, con un notevole impatto sulle nostre vite (anche offline).

AI: definizione e il caso dell'immagine "PSEUDOMNESIA | The Electrician”

Ma cos'è questa Intelligenza Artificiale di cui tutti parlano? Per rispondere all’interrogativo che, ammettetelo, anche voi vi siete posti almeno una volta in quest’ultimo anno, facciamo riferimento alla definizione che il Parlamento europeo fornisce dell’AI: l’Artificial Intelligence è “l’abilità di una macchina di mostrare capacità umane quali il ragionamento, l’apprendimento, la pianificazione e la creatività. L’intelligenza artificiale permette ai sistemi di capire il proprio ambiente, mettersi in relazione con quello che percepisce e risolvere problemi, e agire verso un obiettivo specifico.”

Detto in altri termini, l’Intelligenza Artificiale simula le capacità umane e, a quanto pare, lo fa anche piuttosto bene, al punto che diventa molto difficile (in alcuni casi, pressoché impossibile) distinguere con certezza ciò che è realtà e ciò che è “costruzione della realtà”, prodotto dall’intelligenza artificiale, appunto.

Alcuni di voi ricorderanno il caso dell’immagine del fotografo Boris Eldagsen vincitrice dei Sony World Photography Awards.

Bellissima e, di certo, meritevole della vittoria, se non fosse che, come ha ammesso il suo stesso autore, non era il frutto di uno scatto, ma dell’Intelligenza Artificiale!

Incredibile, vero? Eppure, le cose stanno esattamente così: oggi tramite l’uso di strumenti AI è possibile fare cose che un paio di anni fa non avremmo neppure immaginato, quantomeno noi “comuni mortali”.

Sì, perché, in ambito scientifico-accademico di intelligenza artificiale si parla già da qualche decennio, ma solo adesso, per così dire, “esce allo scoperto” e tutti, a prescindere da sesso, età, professione o ceto sociale, ne hanno sentito parlare o subìto gli effetti.

Basti pensare a cosa accade quando accediamo a un sito, un social network o un’app: le ricerche che conduciamo, le preferenze che esprimiamo e le “azioni che compiamo” rappresentano dati che vengono analizzati per offrirci prodotti e servizi personalizzati, in linea con le nostre scelte e con i nostri gusti e preferenze.

Questo accade proprio grazie all’Intelligenza Artificiale che, in virtù del Machine Learning, capacità di apprendimento automatico tipico dell’AI, sta alla base della creazione di algoritmi che consentono la segmentazione mirata degli annunci, l’automazione delle interazioni con i clienti e la personalizzazione dei contenuti. Non deve stupire, quindi, che sempre più aziende decidano di ricorrere all’AI per ottimizzare le proprie strategie di marketing, “predire” i comportamenti dei consumatori e offrire loro soluzioni personalizzate.

Ed ecco che ritorna la nostra domanda iniziale: “L’AI ci ruberà il lavoro?”

Intelligenza artificiale e mondo del lavoro

Che lo si voglia ammettere o no, tutti noi ci siamo posti questa domanda almeno una volta nel corso di quest’anno: professionisti del mondo dell’editoria, del giornalismo, del marketing e delle professioni digital in genere lo fanno già da un po’ di tempo, taluni con curiosità e altri con timore: timore che “una macchina” (un robot, si diceva anni fa) possa sostituirsi all’uomo.

Tanto si è scritto negli ultimi mesi: c’è chi sostiene che l’impatto dell’intelligenza artificiale sul lavoro colpirà soprattutto le donne (nuovo rapporto del McKinsey Global Institute), perché maggiormente impiegate nelle attività più facilmente automatizzabili (lavoro d'ufficio, servizio clienti, servizi di ristorazione, ecc…), chi fa ricorso all’intelligenza emotiva quale elemento distintivo dell’essere umano e, quasi, suo “scudo per difendersi dalle macchine”, chi sostiene che “l’IA rimpiazzerà tutti quei mestieri e quei compiti che sono rimpiazzabili” (#261 - l'Intelligenza Artificiale Ti Ruberà il Lavoro?) e chi, infine, vede negli strumenti di intelligenza artificiale un alleato, anziché un nemico, un’opportunità anziché una minaccia.

In questo turbinio di opinioni (ed emozioni), anche noi di Linkfloyd vogliamo dire la nostra.

L’avvento dell’intelligenza artificiale è stato dirompente, la sua accelerazione è costante e, piaccia o no, gli strumenti AI hanno cambiato e di certo cambieranno ancora il mondo del lavoro e le nostre stesse vite.

Ciò non significa necessariamente che le peggiorerà: piuttosto, se gestito nel modo giusto e anche con lo “spirito giusto”, l’AI potrà diventare il nostro migliore alleato. La chiave sta proprio nell’integrazione, nella “relazione” tra noi e gli strumenti AI.

La capacità delle macchine di apprendere e automatizzare una vasta gamma di compiti non esclude la presenza dell’uomo, piuttosto ne aumenta efficienza e produttività e ciò che ne ritorna è il tempo. Sì, più tempo per sé e per i propri interessi. Ma non è solo questo.

Osservando il processo da un altro punto di vista, capovolgendo la prospettiva potremmo chiederci quali sono gli ambiti in cui l’AI può sostituire l’uomo e quali, invece, sono caratteristiche prettamente umane che non possono essere rimpiazzate.

Una “persona” non è semplicemente una “risorsa umana”, una persona è un essere complesso e meraviglioso, fatto di competenze, ma soprattutto di attitudini e motivazioni che indirizzano le sue conoscenze, scelte e relazione. Sta proprio qui la chiave di volta.

L’Intelligenza Artificiale potrà scrivere, tradurre, animare e disegnare al posto nostro, ma siamo noi esseri umani a guidarla, siamo noi a fornire l’input (tecnicamente, il prompt) e quanto più bravi saremo nell’istruire la macchina, tanto migliore sarà il risultato, l’output.

Per quanto la tecnologia possa andare avanti e rendere l’Intelligenza Artificiale sempre più simile all’uomo, questa non può “sentire”, cioè non è dotata della “sensibilità” di cui gode l’uomo, non ha la passione, la motivazione e l’energia vitale che caratterizza gli esseri umani: l’AI osserva la partitura senza “sentire” l’effetto vibrazionale umano, può elaborare suoni e testi ma non può abbracciare la pienezza dell’esperienza sensoriale (Wired).

A questo punto, probabilmente, non dovremmo temere che sia l’intelligenza artificiale a rubarci il lavoro quanto il professionista, nostro competitor che ha deciso di “allearsi con l’AI” e sfruttare al massimo il vantaggio competitivo che padroneggiare gli strumenti di intelligenza artificiale potrà dargli.

L’Intelligenza Artificiale è una tecnologia recente con una storia ancora tutta da scrivere e oggi difficilmente qualcuno può interrompere il corso della storia, si può solo decidere da che parte stare: se dalla parte di chi, con tutte le proprie forze si batte contro l’AI, considerandola il male estremo o di chi, al contrario, decide di “abbracciarla” provando a cogliere le opportunità che il suo impiego può offrire.

“Abbiamo la straordinaria possibilità di integrare l’unicità della nostra sensibilità con l'AI” (Wired), forse dovremmo pensarci un po’ su prima di decidere di rinunciare!

L’evoluzione della comunicazione e del marketing digitale richiede processi di management sempre più sofisticati per ottenere un ritorno degli investimenti in linea con gli obiettivi delle aziende. Ed è per questo che noi, ogni giorno, puntiamo a ottimizzare e a raffinare le nostre strategie, allo scopo di valorizzare e rendere proficua la presenza online di decine tra aziende e professionisti, per accrescere il loro business.

Contattateci per una consulenza gratuita personalizzata.

Articolo a cura di Maria Molica Lazzaro per Linkfloyd Sagl, agenzia di marketing e comunicazione in Ticino.


Questo articolo è stato realizzato da Linkfloyd Sagl, non fa parte del contenuto redazionale.
COMMENTI
 

Roggino 2 mesi fa su tio
Tranquilli non siamo abbastanza intelligenti per farci rubare il lavoro da un’AI.
POTREBBE INTERESSARTI ANCHE