Il caldo che uccide

Le temperature hanno raggiunto picchi mai visti nelle scorse settimane: non si può più parlare di fenomeni eccezionali

«Le persone devono rendersi conto che le ondate di calore sono assassini e sono di gran lunga l’evento estremo più mortale». Non usa mezzi termini Friederike Otto, climatologa dell’Università di Cambridge, per descrive la straordinaria ondata di caldo che ha investito il Canada e il Nord Europa, nei giorni scorsi, facendo arrivare la temperatura a picchi mai visti.

Non c'è più niente di "straordinario"
In effetti il temine “straordinario” andrebbe ormai abolito quando si parla di eventi simili, dato che del problema del surriscaldamento globale si parla da decenni ed è ormai sotto gli occhi di tutti l’intensificarsi di eventi climatici estremi quali tifoni, alluvioni e, non ultime, le ondate di caldo assassine. Simon Donner, climatologo dell’Università della Columbia Britannica, ha affermato che l’ondata di calore che ha investito il Canada e l’Europa è da considerarsi come un fenomeno meteorologico destinato a diventare sempre più frequente a causa dell’attività umana e l’emissione sconsiderata di gas serra. Per il climatologo «il cambiamento climatico non è intrinsecamente una cosa negativa. Il problema è che il clima sta cambiando più velocemente di quanto riusciamo ad adattarci».

Che la situazione sia allarmante è confermato anche dalla Nasa che, in un suo recente rapporto, ha pubblicato uno studio che dimostra come l’atmosfera terrestre abbia immagazzinato una quantità di calore senza precedenti, un valore che è quasi raddoppiato negli ultimi anni. Questo fenomeno, come è ormai noto, comporta lo scioglimento delle calotte polari e l’innalzamento delle temperature degli oceani, con effetti disastrosi per gli ecosistemi naturali. Alla stessa conclusione il rapporto del gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico, Intergovernmental Panel on Climate Change, Ipcc, secondo il quale «il cambiamento climatico rimodellerà radicalmente la vita sul pianeta Terra nei prossimi decenni e questo accadrà anche se gli esseri umani riusciranno a domare le emissioni di gas serra. (...) Il peggio deve ancora avvenire incidendo sulla vita dei nostri figli e dei nostri nipoti molto più della nostra».


keystone-sda.ch / STF (John Locher)

Record su record
Dopo decenni di sensibilizzazione sul problema climatico, nessuno può più affermare di non sapere a che livello di drammaticità sia giunta la questione del surriscaldamento globale. Eppure, ogni estate, ci si continua a stupire che le zone del pianeta un tempo più fredde facciano registrare, con sempre maggiore frequenza, picchi di caldo mai raggiunti fino a ora. È quanto successo la scorsa settimana in Lapponia dove il termometro ha superato, nella città di Kevo, i 33,6 gradi per la prima volta dal 1917. Lo stesso dicasi per gli altri Paesi scandinavi quali la Norvegia, la Svezia e la Danimarca dove, si sono registrate temperature vicine ai 34 gradi nelle zone più vicine al Circolo polare artico. In Norvegia, la città di Banak, posta al suo estremo nord, ha raggiunto i 34,3 gradi mentre a Makkaur, sulla costa dell’Oceano Artico, si sono raggiunti i 30,8 gradi. Secondo quanto riportato dall’Istituto meteorologico finlandese, lo scorso mese di giugno ha fatto registrare picchi di caldo come non se ne sono mai visti da che sono iniziate le misurazioni meteorologiche nel lontano 1844. A Verkhyansk, nella Russia artica, si sono toccati, lo scorso 21 giugno, i 40 gradi.

Canada rovente
Sembra certo esserci un collegamento tra il caldo record registrato in Russia e nel Nord Europa con la drammatica situazione registrata nei giorni scorsi in Canada. A Lytton, una cittadina a nordest di Vancouver, per alcuni giorni consecutivi si sono sfiorati i 50 gradi. Il capo medico legale della Columbia Britannica, Lisa Lapointe, ha comunicato che nella provincia del Canada Occidentale si contano 719 morti: una cifra di tre volte superiore alla media dei decessi registrati nello stesso periodo. Oltre al caldo infernale, nella stessa regione si sono scatenati una serie d'incendi, oltre 130, dovuti alla caduta di oltre 12mila fulmini. Gran parte di questi fulmini hanno colpito i centri abitati e distrutto completamente proprio la cittadina di Lytton.


keystone-sda.ch (Darryl Dyck)
Gli incendi causati dai fulmini che hanno devastato Lytton.

Gli effetti devastanti dell’ondata di caldo hanno colpito non solo gli uomini ma anche la vita sottomarina e i suoi ecosistemi. La prova dei danni alle specie marine si è avuta con il rinvenimento sulle spiagge di Vancouver di migliaia di cozze morte. I mitili sono stati letteralmente cotti dall’acqua del mare che ha fatto registrare una temperatura di 50 gradi lungo tutta la costa. Stesso destino è toccato anche a lumache di mare, stelle marine e vongole. Si parla di un miliardo di animali marini uccisi - e se è vero che le cozze possono rigenerarsi nell’arco di due anni, per le stelle marine e le vongole ne occorreranno decenni. La morte di massa dei crostacei comporta, inoltre, un peggioramento della qualità dell’acqua perché cozze e vongole fungono da filtro.

L’incredibile cappa di caldo ha avuto effetti devastanti sulla specie umana e animale e i ricercatori della Blue Mountain Wildlife hanno potuto vedere dei piccoli di falco buttarsi giù dal nido per sfuggire al caldo asfissiante. Più simpatia hanno invece destato le immagini degli orsi bruni a mollo nelle piscine delle abitazioni private, alla disperata ricerca di refrigerio. Anche gli Stati Uniti sono stati colpiti dal caldo anomalo e a causa delle temperature altissime si sono registrati molti decessi a Portland e Seattle mentre il termometro continua a salire anche nello Utah, in Arizona, Colorado, Nuovo Messico e California.

Tutto il mondo va a braccetto
Michael Reeder, professore di meteorologia alla Monash University in Australia, ha spiegato che gli eventi climatici verificatisi in Europa sono direttamente collegati con l’ondata di caldo anomalo che ha colpito il Canada e gli Stati Uniti. Secondo Reeder le temperature record registrate in Canada sono l’effetto di una perturbazione atmosferica chiamata ‘onda di Rossby’ causata da una depressione tropicale avvenuta nel Pacifico occidentale vicino al Giappone. Questo fenomeno ha poi causato un’altra ondata di caldo che si è riversata sul continente europeo. Secondo quanto dichiarato da Reeder nel corso di un'intervista al quotidiano britannico Guardian, l’onda di Rossby si può spiegare con una metafora musicale: «È come pizzicare una corda di chitarra. La perturbazione arriva in Nord America, si amplifica e si produce un sistema di alta pressione nella parte centrale dell’atmosfera».


keystone-sda.ch (Julio Mu?oz)

La depressione tropicale del Pacifico ha, quindi, creato delle onde intorno all’emisfero. Un’onda si è rotta a ovest del Canada innescando le condizioni per l’ondata di caldo record. Nel caso della Scandinavia settentrionale, un anticiclone situato nell’Europa orientale ha funto da percorso per l’aria calda per raggiungere l’estremo nord. Questo flusso di aria calda è stato poi compresso da alte pressioni che ne hanno permesso il raggiungimento di valori record.

Uno scenario preoccupante
A inizio di luglio, le Nazioni Unite hanno confermato che lo scorso anno nel continente antartico è stata registrata la temperatura record di 18,3 gradi. Nel rapporto sugli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Onu viene detto chiaramente che «la temperatura media globale nel 2020 è stata di 1,2 gradi al di sopra dei livelli preindustriali e quindi pericolosamente vicina al limite di 1,5 gradi stabilito dall’Accordo sul clima di Parigi. Il rallentamento economico dovuto alla pandemia di Covid, nel 2020, ha fatto ben poco per frenare la crisi climatica. Le concentrazioni di gas serra hanno continuato ad aumentare». Lo scenario che si prospetta in maniera verosimile ci spinge a pensare che il Pianeta Terra e alcuni suoi ecosistemi possano adattarsi ai cambiamenti climatici in corso, ma lo stesso non possa dirsi per la specie umana.


keystone-sda.ch / STR (Andreea Alexandru)

Gli studiosi ci avvertono in continuazione che, stando così le cose, decine di milioni di persone in più rischiano di dover affrontare problemi drammatici quali carestie e fame cronica e altri 130 milioni vivrebbero in condizioni di povertà estrema. Nel 2050 le città costiere vedranno centinaia di milioni di persone minacciate dalle alluvioni e il caldo estremo diventare un fenomeno molto meno insolito rispetto alla situazione attuale. La scienza continua ad avvertirci, suonando frequentissimi campanelli di allarme, e nessuno potrà dire, al verificarsi dell’ennesima estate torrida o di eventi climatici estremi, di non aver saputo.

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Ultimo aggiornamento: 2021-07-30 15:07:11 | 91.208.130.87