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05.10.22 - 16:18
Cosa c’è da sapere sull’obesità, perché valutarla e conseguenze per la salute
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Obesità
Cosa c’è da sapere sull’obesità, perché valutarla e conseguenze per la salute

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) definisce l’obesità e il sovrappeso come un eccessivo o anormale accumulo di grasso che può compromettere la salute della persona. Per stabilire se un soggetto è in sovrappeso o obeso si utilizza il Body Mass Index (BMI), un parametro utile per la valutazione dello stato ponderale e del rischio di malattia di una persona. Con il termine BMI ci si riferisce a un valore calcolato dividendo il peso per il quadrato dell’altezza (kg/m²).

Il risultato ottenuto è un parametro che consente di stabilire se la persona è sottopeso, normopeso, sovrappeso o obeso. 

    •  Normopeso: BMI 18.5-24.9
    •  Sovrappeso: BMI 24.9-29.9
    •  Obesità I grado: BMI 30- 34.9
    •  Obesità di II grado: 35-39.9
    •  Obesità di III grado: BMI 40-49.9

Si tratta di un’informazione importante, ma con valore indicativo in quanto l’utilizzo del BMI è soggetto ad alcune limitazioni, per esempio nei soggetti molto muscolosi, perché sovrastima il grasso corporeo.
Valori di BMI distanti dal normopeso, in particolare se associati ad un’alimentazione poco equilibrata, uno stile di vita poco attivo o ad altre patologie importanti, portano a un maggiore rischio di sviluppare patologie metaboliche. 

Obesità infantile
Definire l’obesità infantile, invece, è più complesso in quanto oltre al BMI bisogna tenere conto anche dell’età, dato che nei bambini e negli adolescenti la massa grassa aumenta in valori assoluti con il passare degli anni, ma il rapporto tra altezza e peso si modifica in maniera fisiologica nel tempo e in modo diverso tra maschi e femmine, motivo per cui non è sufficiente un unico valore e si utilizza quindi il sistema delle curve di crescita o tabelle dei percentili.

In particolare, da 0 a 24 mesi si utilizzano delle tabelle dei percentili di crescita diverse tra maschi e femmine, in cui si considerano età, peso, lunghezza e circonferenza cranica del bambino. In questa fascia d’età il calcolo del BMI non è indicato. 
Dai 2 ai 18 anni vengono invece utilizzate due diverse tabelle dei percentili, che prendono in considerazione l’età e sono distinte per sesso: una tiene in considerazione anche peso e altezza, mentre l’altra è la tabella dedicata al BMI dei bambini.

Dati
Secondo i dati dell'OMS:

    • l'obesità colpisce 800 milioni di persone, incidendo sulla qualità della vita;
    • il numero di persone obese nel mondo è triplicato a partire dal 1975;
    • negli ultimi 40 anni, in molti Paesi, si è osservato un aumento della prevalenza di sovrappeso/obesità, sia nei bambini che negli adulti;
    • nel 2019 erano 38 milioni i bambini di età inferiore ai 5 anni con eccesso ponderale;
    • nel 2016 erano in sovrappeso o obesi oltre 340 milioni di bambini e adolescenti di età compresa tra 5 e 19 anni;
    • si stima che l'obesità infantile aumenterà del 60% nel prossimo decennio, raggiungendo i 250 milioni entro il 2030.

Abitudini e comportamento
Negli ultimi decenni le abitudini alimentari sono cambiate drasticamente. Oggigiorno la maggior parte dei cibi che portiamo a tavola è costituita da alimenti molto processati, ricchi di zuccheri, pieni di grassi saturi; li possiamo quindi definire poco salutari.

Oltre a questo, è stato registrato un aumento delle quantità delle porzioni, che, oltre a essere più grandi, sono anche più frequenti, e di conseguenza si avrà un apporto calorico maggiore.
Oltre a ciò anche la sedentarietà è aumentata rispetto a qualche decennio fa, sia negli adulti che nei bambini, complice anche l’uso incontrollato di PC e smartphone.
A questi elementi vanno aggiunti anche i fattori di rischio legati all’età, al sesso, alla genetica, al metabolismo basale, alle caratteristiche familiari e allo stile di vita dei genitori, alla durata e qualità del sonno.
Non vanno poi ignorati i fattori psicologici legati allo stress e all’autostima.

Sintomi
I principali sintomi dell’obesità infantile sono i seguenti:

    •  facilità nello sviluppare malattie cardiovascolari
    •  problemi psicologici, come ansia e depressione
    •  scarso adattamento allo sport
    •  problemi agli organi interni.

Cosa fare
Sono numerosi gli interventi atti a ridurre ed evitare il sovrappeso e l’obesità nei bambini: dieta, esercizio fisico, interventi di carattere psicologico e psicoterapeutico, fino all’utilizzo di farmaci e al ricorso alla chirurgia per i casi più estremi.
È ben riconosciuto che, soprattutto in età evolutiva, il solo approccio dietetico è purtroppo insufficiente per risolvere il problema, essendoci alla base della patologia non solo un eccesso di cibo, ma anche un atteggiamento mentale sfavorevole e una attività fisica insufficiente. Inoltre, è dimostrato in numerosi studi che gli interventi efficaci sono quelli che coinvolgono non solo il bambino stesso, ma anche la sua famiglia, ed in particolare i genitori, perché la loro influenza sulle abitudini alimentari, sull’attitudine alla attività fisica e sulla disponibilità a modificarle in meglio, è un punto davvero fondamentale.

Importanza della mamma
È stato riscontrato come il regime alimentare, lo stato di salute e lo stile di vita della futura mamma possano essere importanti per la salute del nascituro, anche con riferimento all'obesità. Generalmente, se vi è un aumento eccessivo di peso in gravidanza o un elevato peso del nascituro, la tendenza all'obesità può essere maggiore.
L’allattamento al seno sembra avere un ruolo positivo e determinante.
Numerosi studi hanno evidenziato l’effetto protettivo del latte materno nel successivo sviluppo di obesità infantile.
Il latte materno fornisce naturalmente e in maniera equilibrata al bambino tutte le sostanze nutritive di cui ha più bisogno nel primo anno di vita e riduce il rischio di nutrirlo eccessivamente.

Conclusioni
L’obesità infantile è quindi una vera e propria emergenza che va analizzata e compresa fino in fondo, considerando anche che i tassi di crescita sono in netto aumento.
È fondamentale comprendere che non si tratta solo di un problema legato alla quantità di cibo, ma anche alla qualità degli alimenti, allo stile di vita e alle abitudini quotidiane, che i bambini imparano durante l’infanzia e che difficilmente abbandonano con il passare degli anni.

 

A cura di Damiano Bellotta
Personal Trainer, Istruttore Fitness, Istruttore Calistenico presso il Centro A-CLUB Fitness & Wellness di Savosa

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