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CANTONE
25.01.2016 - 09:460

Giovani, Facebook, terrorismo e opportunità

Da un punto di vista sociale è senza dubbio un fenomeno allarmante da non trascurare, ma da un punto di vista tecnico informatico, e anche di business, potrebbe essere una grande opportunità

 

LUGANO - Il numero di utenti che contraddistingue Facebook è senza dubbio una peculiarità che lo rende unico e attrattivo sotto diversi punti di vista: una realtà per i giovani, una scoperta per gli adulti, una miniera d’oro per le aziende e uno strumento di intelligence per gli Stati. A memoria d’uomo non è mai esistito un ambiente strategico di queste dimensioni in cui le persone, a prescindere dalla loro natura, colore e provenienza, pubblicano volontariamente e gratuitamente informazioni personali sulle proprie abitudini e sulla propria quotidianità. Un ecosistema complesso usato anche dai terroristi per il reclutamento di nuovi lupi solitari, attraverso dialoghi atti ad avvicinare e persuadere giovani utenti a intraprendere un percorso di radicalizzazione.

Da un punto di vista sociale è senza dubbio un fenomeno allarmante da non trascurare, ma da un punto di vista tecnico informatico, e anche di business, potrebbe essere una grande opportunità da cogliere con coraggio e decisione. Fare di necessità virtù significa in questo caso aggregare competenze interdisciplinari, per esempio informatiche, psicologiche, didattiche, giuridiche e grafiche, per progettare e sviluppare nuovi automi intelligenti per l’analisi linguistica e semantica dei dialoghi che intercorrono fra gli utenti nei social network. Un business in forte crescita in cui anche la comunità europea ha deciso di investire cifre a sei zeri. Le caratteristiche del linguaggio naturale utilizzato dagli utenti all’interno delle fonti aperte come Facebook, sono una risorsa ricca di informazioni che non può più essere trascurata. Nasce quindi la necessità di sviluppare nuovi agenti smart debitamente addestrati capaci di riconoscere gli atti comunicativi degli utenti malintenzionati, il loro stile comunicativo e soprattutto il rapporto fra motivazione, emozioni e comportamenti interpersonali. Una sfida nella sfida, in cui le giovani generazioni di nativi digitali, attraverso la loro forma mentis informatica, la loro dimestichezza e la loro ingenuità professionale, potrebbero contribuire ad affrontare. Nessuno meglio di loro è in grado di codificare e decodificare la forma del linguaggio utilizzato oggi in rete, sempre più sintetico, destrutturato e metaforico. Di fatto, ampiamente sfruttato per il reclutamento di nuovi adepti da avvicinare alla radicalizzazione. È opportuno quindi fare lo sforzo di provare, anche se in punta di piedi, a entrare nel loro terreno comune, spesso mediato da ore interminabili alla playstation, formulando le opportune domande e interpretando le rispettive risposte.

Le più grandi aziende informatiche al mondo, come Google, Facebook, Yahoo, e altre ancora, hanno fatto il primo grande passo investendo pesantemente nell’alfabetizzazione informatica delle nuove generazioni, e in particolare in progetti didattici utili a insegnar loro i paradigmi di programmazione logica che consentono di acquisire una buona capacità di astrazione. Ora spetta a noi, docenti e professionisti, dar loro i contesti operativi concreti e stimolanti in cui possano dare spazio alla creatività, sperimentando in forma guidata soluzioni informatiche eclettiche e originali che potrebbero davvero cambiare il corso degli eventi, di natura sociale, economica ma anche e soprattutto di sicurezza personale.

Una lettura consigliata come spunto di riflessione e punto di accesso a questi e altri temi, è il libro “Genitori nella rete”, una manuale d’uso in prospettiva tecnologica, pedagogica e giuridica, scritta da Gianni Cattaneo, Ilario Lodi e Alessandro Trivilini, con la prefazione di Mauro Dell’Ambrogio, Segretario di Stato per la formazione, la ricerca e l'innovazione.

Dr. Alessandro Trivilini, Resposnabile del Laboratorio di informatica forense SUPSI, Dipartimento tecnologie innovative, www.supsi.ch/forense

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