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Lugano's Plan ₿Internet potrà mai essere libera e gratuita?

23.11.23 - 06:41
Durante il Plan ₿ Forum, Buus e Ardoino hanno presentato alcune soluzioni tecnologiche che rispondono a questa domanda. Ecco quali sono.
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Internet potrà mai essere libera e gratuita?

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Durante il Plan ₿ Forum, Buus e Ardoino hanno presentato alcune soluzioni tecnologiche che rispondono a questa domanda. Ecco quali sono.

Nel 1983, quando è stato ideato Internet, i suoi creatori cercavano un modo semplice per la trasmissione di dati. L'obiettivo principale era la connessione tra individui attraverso dispositivi tecnologici per semplificare le attività quotidiane. Oggi, raggiungere questo scopo sembra più facile che mai, con le informazioni che viaggiano attraverso oceani e continenti senza che ci si preoccupi di chi possa accedervi durante il transito.

Questo processo appare così evidente e banale che la maggior parte di noi utenti non considera nemmeno le modalità tecniche con cui i dati vengono trasmessi, né tanto meno i costi nascosti collegati a tali procedure, spesso perché le grandi aziende tecnologiche ce le offrono sotto forma di servizi gratuiti.

A coloro che vivono in stati democratici, l'idea che ciò che condividono in tal modo possa essere censurato potrebbe, quindi, nemmeno venire in mente. Allora, perché al Lugano Plan ₿ Forum, gli individui coinvolti nella comunità Bitcoin hanno discusso così tanto insistentemente di privacy, di libertà di parola e di comunicazioni peer-to-peer, cioè decentralizzate e senza intermediari?

La risposta sta nel fatto che, nonostante l'illusione che le informazioni che condividiamo mediante Telegram, WhatsApp, iMessage o Signal restino tra noi e i nostri amici, tali messaggi percorrono in realtà un percorso più lungo e complesso. Viaggiano dai nostri dispositivi - attraverso internet - a uno tra tanti grandi computer - un server - situato da qualche parte nel mondo, che poi elabora e inoltra i nostri dati ai nostri amici. 

Il motivo di questa “deviazione” è che tutti i messaggi, tweet, reel, meme, film e persino documenti pdf che dobbiamo inviare richiedono notevoli capacità di memorizzazione e trasmissione dei dati, che sono - a livello economico e di capacità computazionali - costose. Per risolvere tale problema, corporation come Amazon (con i suoi Web Services), Microsoft (con Azure) e Oracle forniscono server che memorizzano questi dati e ne facilitano la trasmissione tra frontiere vicine o lontane.

Perché queste aziende sono disposte ad accollarsi l’onere di questo compito, e cosa fanno con tutti i nostri dati? Mathias Buus, esperto di tecnologie peer-to-peer e CEO di Holepunch, ha risposto a questi quesiti durante l’edizione 2023 della manifestazione organizzata da Città di Lugano e Tether, svoltasi il 20 e 21 ottobre scorsi. Ha spiegato, infatti, che, sebbene il mantenimento di questi server comporti grandi investimenti finanziari e non solo, le piattaforme possono rientrarvi proprio perché i dati sono immensamente redditizi.

Le nostre creazioni e le nostre conversazioni diventano, più o meno legate alle nostre specifiche identità, carburante per le piattaforme di promozione pubblicitaria (Meta e X, ad esempio), che a loro volta si mettono a disposizione - a pagamento - di aziende che vogliano realizzare annunci mirati verso i loro potenziali clienti. I margini di profitto di tali imprese sono sbalorditivi, e i nostri contenuti appartengono essenzialmente a loro, andando a comporre una narrazione spesso addirittura manipolativa, grazie a un mix tra privacy ai minimi termini e fugaci shot di dopamina che consumiamo mediante like e condivisioni. In sostanza… internet è rotto, ma ciononostante, più ci riflettiamo, più sembra che sia l'unico mezzo di comunicazione disponibile. 

Fortunatamente, alcuni anni fa, qualcuno ha creato un nuovo modo di trasmettere dati tra dispositivi senza fare affidamento su server intermediari di alcun tipo. Questo sistema è noto come comunicazione peer-to-peer, ed è stato introdotto per la prima volta dal noto protocollo BitTorrent, in passato utilizzato soprattutto per condividere film e musica bypassandone l’acquisto, ma oggi evolutosi sostanzialmente.

Mathias Buus, infatti, si è ispirato a BitTorrent, ma ha reso il processo di invio e ricezione di dati ancora più semplice, sebbene sempre decentralizzato, gratuito e tutt’altro che costoso. Ne sono risultati l’azienda Holepunch e la sua prima creatura, Keet, che offrono vera libertà davvero senza costi, grazie allo sviluppo di una serie di nuovi protocolli informatici, che ci permettono di usare la rete che si forma tra pari per inviare e ricevere messaggi e dati in forma criptata. Keet è un'app di chat inizialmente utilizzabile solo mediante pc per spedire testo, fare video-call e condividere file, e oggi disponibile anche su mobile e per completare pagamenti attraverso lightning network, fruire di masterclass, caricare e scaricare video, il tutto senza dipendere da server centrali o sostenere spese elevate.

Come funziona, vi chiederete? Supponiamo che Alice voglia chattare con Matteo. Si scambiano meme e talvolta documenti di lavoro confidenziali. Poiché Alice e Matteo condividono un solo canale e si fidano l’una dell’altro, non sono preoccupati per possibili violazioni dei dati da parte di terzi. 
Tuttavia, se un giorno, il data center su cui si basa il servizio di messaggistica che utilizzano subisce un attacco hacker, tutti i loro documenti confidenziali (e perfino i meme) vengono esposti su internet, alla portata di chi acquista e vende dati, magari per scopi malevoli. Il sistema di Holepunch previene disastri di questa portata, stabilendo un canale di comunicazione diretto da Alice a Matteo e viceversa.
Tutti i dati che inviano sono criptati end-to-end. Che cosa vuol dire? Che se un data center centralizzato subisce un attacco, questo non importerà, perché i loro dati, nel trasferimento da parte a parte, non avranno mai toccato un server terzo. Alice può inviare meme e documenti di lavoro a Matteo anche se lui è offline, perché i dati criptati sfrutteranno la loro rete di contatti (senza mai essere rivelati), rendendoli accessibili per Matteo quando tornerà online, anche se Alice si sarà disconnessa.

Holepunch e Keet si stanno costantemente evolvendo, e le loro possibilità sono sbalorditive. Quello che è iniziato come una semplice idea ispirata dal P2P così diffuso prima di Netflix e Spotify ha ora gettato le basi per trasformare il modo in cui i creatori di contenuti possono venire ricompensati senza fornire fee di alcun tipo agli intermediari. Paolo Ardoino, CEO di Tether e adesso anche CSO di Holepunch, ha svelato questa e altre prospettive insieme a Mathias Buus a Lugano, durante il panel “Keets, Pears and Holepunches”.

In un'era in cui le nostre libertà possono essere recise in pochi secondi, non possiamo più fare affidamento su entità esterne per salvaguardarle. Molte altre imprese hanno tentato di farcela, senza riuscire però a eliminare server e relay, ma proteggendoli e assicurando che nessuno potrà mai raggiungerli. Tuttavia, Holepunch ha preferito farli scomparire, per permettere agli individui di prendere il controllo delle proprie informazioni. Non importa se, per adesso, crediamo di essere in linea con l'agenda del nostro governo o di una istituzione straniera; nel momento in cui esprimiamo un'opinione impopolare, la nostra possibilità di comunicare con l’esterno, anche mediante internet, potrebbe essere bloccata.

Entro il 14 febbraio 2024, inoltre, Pear runtime, il sistema che sta alla base di Holepunch, diventerà completamente open source, consentendo gratuitamente agli sviluppatori di tecnologia di costruire le loro applicazioni peer-to-peer e continuare questa rivoluzione senza costi, verso la libertà.
La ricerca della sovranità personale nell'era digitale è a portata di mano, grazie a innovazioni come Holepunch e Keet. In un mondo sempre più complesso e interconnesso, è essenziale prendere il controllo dei propri dati e delle proprie comunicazioni. Il percorso potrebbe non essere privo di sfide, ma è una strada che vale la pena percorrere, e con strumenti come questi, potremo finalmente rispondere affermativamente alla domanda: la libertà può essere gratuita?


Questo articolo è stato realizzato da Lugano's Plan ₿, non fa parte del contenuto redazionale.
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