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Oltre 160 gay arrestati e retate di massa: Erdogan dichiara guerra alla comunità LGBTQ+

Nuova ondata di arresti, blocchi social e discriminazioni intensifica il clima di paura e mette a rischio i diritti civili nel Paese.
Oltre 160 gay arrestati e retate di massa: Erdogan dichiara guerra alla comunità LGBTQ+
Nuova ondata di arresti, blocchi social e discriminazioni intensifica il clima di paura e mette a rischio i diritti civili nel Paese.

“La mia famiglia è al sicuro” è il nome di una operazione di polizia, voluta dal governo turco a tutela dei “valori tradizionali” che lo scorso fine settimana ha portato all'arresto di più di centosessanta persone facenti parte della comunità LGBTQ+ con l'accusa di prostituzione e atti osceni. Secondo quanto dichiarato dal ministro della Giustizia turco Akin Gürlek, tale operazione ha coinvolto ben quindici province del Paese e riguardato nove associazioni e tredici aziende coinvolte nella difesa dei diritti civili. Di fronte a questi arresti sono insorti ieri, martedì, le femministe, gli attivisti Lgbtq+, sindacalisti e militanti di partiti di sinistra. Si sono radunati davanti al tribunale di Istanbul per protestare ma la polizia ha subito bloccato la dimostrazione e messo in custodia alcuni dei partecipanti e anche giornalisti che erano sul posto per documentare la manifestazione.

La versione del Presidente
L'obiettivo, sempre a detta di Gürlek, è quello di garantire che l'attività LGBTQ+ “non venga considerata normale e di proteggere i bambini, l'istituzione e la famiglia e i nostri valori condivisi”, e per questo “le indagini si sono concentrate su persone che facilitano o forniscono luoghi per la prostituzione, aziende sospettate di operare in questo ambiente, persone che producono o diffondono contenuti osceni e attività mirate ad esporre anche i bambini a tali contenuti. Nel quadro della responsabilità che la nostra Costituzione impone allo Stato in relazione alla protezione della famiglia e dei bambini, non tollereremo alcuna organizzazione criminale, rete di abuso o attività illegale che abbia come obiettivo i nostri bambini, giovani e famiglie”.

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La realtà dei fatti
Nell'ambito di questa vasta operazione di repressione sono stati bloccati anche gli account X di una quindicina di associazioni e attivisti turchi LGBTQ+, quali Kaos Gl, una associazione di difesa dei diritti delle persone omosessuali, o quello di Levent Puskin, un avvocato ed attivista coinvolto in attività di tutela dei diritti LGBTQ+, delle minoranze e nella lotta contro la corruzione e l'impunità. Per Kaos Gl, le autorità turche hanno avanzato l'accusa di “oscenità” online disponibili per i bambini ed hanno chiesto la chiusura del loro account social. “Il vero nome di questa operazione non è 'la mia famiglia è al sicuro' , è discriminazione guidata dallo Stato, politica della paura e smantellamento della società civile” ha scritto su X l'associazione in questione. Per la Rete di Solidarietà dei Difensori dei Diritti Umani, un gruppo di associazioni impegnate nella difesa del rispetto dei diritti fondamentali della persona, “è inaccettabile criminalizzare attività legittime e legali nel campo dei diritti LGBTQ+ associandole a reati gravi quali traffico di droga e prostituzione”. Il gruppo ha altresì denunciato il fatto che siano stati diffusi indiscriminatamente dati sensibili relativi alle entrate ed uscite delle attività coinvolte nell'operazione, presentandole “in modo da generare sospetti sulla commissione di qualche reato ed influendo gravemente sul diritto di associazione”.

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Bloccata la nave turistica gay
Il clima di omofobia crescente è testimoniato anche da un altro episodio: lo scorso luglio, alla nave 'Scarlet Lady', di proprietà della Virgin Voyages e noleggiata da Atlantis Events per una crociera con passeggeri unicamente appartenenti alla comunità LGBTQ+, era stato impedito di attraccare a Kuşadasi e Instabul, a causa di comportamenti “incompatibili con il tessuto della società e con i valori morali locali”, così come dichiarato dalle autorità della provincia turca di Aydin. L'artista di Broadway, e vincitrice di un Tony, Patti LuPone, che si esibiva sulla stessa, si è detta scioccata dalla decisione adottata dalle autorità turche, dichiarando sul Guardian di “essere pronta ad esibirsi per questi passeggeri meravigliosi che si meritano molto meglio di questo”. Anche Rich Campbell, Ceo di Atlantis Events, ha affermato a Us Today che in trentasei anni di attività è stata la prima volta che gli veniva detto “di non poter attraccare a causa di ciò che siamo(...) è molto preoccupante per me quando un paese decide di poter scegliere quali turisti possono entrare e quali no. Quando la nave entra in porto assomiglia a qualsiasi altra nave. Non siamo il Gay Pride, non siamo una marcia, non siamo una organizzazione o una manifestazione politica. La crociera è stata pubblicizzata un anno fa e non è una cosa nuova”.


Il presidente Erdogan: «Sono pervertiti». «Sono la peste»
Come si può ben capire, nonostante l'omosessualità non sia considerata illegale in Turchia, i diritti LGBTQ+ sono continuamente derisi e calpestati: la celebrazione del Pride è vietata di fatto dal 2015, e le attività sociali della comunità continuamente minacciate per volontà di un Presidente che non manca di appellare gli omosessuali come “pervertiti” ed ha lanciato da tempo un piano denominato “Decennio della famiglia e della popolazione”, accusando quali maggiori fautori della denatalità in Turchia proprio la comunità LGBTQ+. Un clima di forte omofobia permea il Paese per volontà del governo di Recep Tayyip Erdogan che non fa mistero, come visto, di voler bloccare quella che considera un modello di vita pericoloso per i cosiddetti valori tradizionali della famiglia e dell'intera società turca. In molti comizi o discorsi istituzionali, nel corso dei suoi vent'anni al governo del Paese, Erdogan ha definito l'omosessualità e l'appartenenza alla comunità LGBTQ+ come una “peste” o un “virus” importato dall'Occidente per destabilizzare la società turca, arrivando a criminalizzare i giovani appartenenti alla stessa in occasione delle storiche proteste studentesche dell'Università Boğaziçi a Instanbul. Bisogna poi ricordare che nel 2021 la Turchia è uscita dal Trattato internazionale di Instanbul sulla prevenzione della violenza contro le donne che, per Edogan, veniva “strumentalizzato per normalizzare l'omosessualità”, e che più volte il Presidente turco ha cercato di modificare la Costituzione per rendere inequivocabile il concetto che il matrimonio legittimo sia solo quello celebrato tra un uomo ed una donna, negando qualsiasi tutela alle coppie dello stesso sesso. Durante la campagna elettorale del 2023, Erdogan ha inoltre accusato tutti i partiti d'opposizione di essere “pro LGBTQ+” esortando i giovani a non votarli per non veder corrotti i propri valori morali, mentre il ministro degli interni Soylu ha paragonato la propaganda LGBTQ+ a quella terroristica.

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Tra laicità e tradizione: le due anime del Paese
L'articolo 2 della Costituzione definisce la Turchia come uno stato laico, democratico e sociale ma, nella realtà, complice la politica reazionaria condotta dal presidente Erdogan, il Paese sembra diviso tra due spinte opposte e contrapposte: quella di volersi porre come uno stato moderno e quella restauratrice volta ad affermare l'esistenza di un'unica società tradizionalista e nazionalista in barba alla naturale evoluzione della stessa. Con riguardo alla religione, Erdogan, sia come primo ministro che come presidente, ha spesso favorito politiche conservatrici, contribuendo ad una maggiore islamizzazione della società e strumentalizzando la religione a favore per provvedimenti, anche di natura economica, adottati dal proprio governo. Con riguardo ai diritti civili poi, si è già ampiamente spiegato come gli stessi siano messi in pericolo dall'avanzata di una visione tradizionalista della stessa, legata a “valori tradizionali” che di fatto negano la libertà di azione e pensiero di chi si discosta dalle convinzioni del Presidente turco.


Amnesty denuncia violazioni dei diritti: detenzioni arbitrarie e libertà sotto pressione
Secondo il Rapporto annuale 2026 di Amnesty International, sono ancora molte le violazioni ai diritti fondamentali perpetrati in Turchia nonostante le numerose sentenze della Corte europea dei diritti umani, come le detenzioni arbitrarie ed i processi iniqui condotti contro gli oppositori del Governo, quale l'avvocato ed attivista Firat Epözdemir, membro del Consiglio dell'Ordine degli Avvocati, arrestato con l'accusa di “appartenenza a un'organizzazione terroristica”, o la libertà di riunione, spesso messa in pericolo dall'uso illegale della forza da parte della polizia. Lo stesso dicasi della libertà di associazione: per Amnesty International “a dicembre un tribunale di Smirne ha ordinato lo scioglimento dell'Associazione giovani LGBTQ+, stabilendo che aveva condiviso immagini oscene sui social media”, e lo stesso dicasi per l'Associazione di monitoraggio delle migrazioni, accusata di “operare in linea con gli obiettivi di un gruppo terroristico armato”. Rimane il fatto che le manifestazioni di piazza, da parte in particolar modo dei giovani studenti, rendono evidente lo scollamento tra la politica governativa ed il desiderio di vivere in un Paese che rispetti e tuteli i diritti dei propri cittadini, al di là della pericolosa retorica nazionalista che minaccia diversi Paesi nel mondo.


Appendice 1

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