La variabile impazzita dello scacchiere mediorientale

Il ruolo degli Houthi nella crisi yemenita si riflette in una crescente instabilità regionale e in un inasprimento delle tensioni tra Iran e Arabia Saudita
È da tempo che si parla di Houthi: sono stati protagonisti di attacchi missilistici contro le navi in transito nello stretto di Bab-el-Mandeb e nel Mar Rosso, a seguito dell'invasione israeliana a Gaza, e contro specifici bersagli in Arabia Saudita, Paese ritenuto nemico per motivi storici, politici e religiosi.
Sabato 10 ottobre, gli Houthi hanno attaccato l'aeroporto King Khalid di Riyad, uccidendo dodici persone e ferendone più di trecento: si tratta del più grave attacco missilistico subito dall'Arabia Saudita negli ultimi dieci anni ed ha mostrato al mondo tutta la vulnerabilità del Paese del re Salman, impegnato da anni nella guerra civile in Yemen. È notoriamente difficile comprendere appieno i complessi rapporti che intercorrono tra i Paesi mediorientali, ma se su alcuni di essi siamo maggiormente informati, nel caso degli Houthi spesso si brancola nel buio.
SAUDI MEDIA MINISTRY / AFPL'attacco dell'11 ottobre 2026 all'aeroporto internazionale di Riad, in Arabia Saudita.Nascita di un movimento
Noti anche come 'Ansar Allah', ossia Difensori di Dio, gli Houthi sono un movimento politico e religioso armato yemenita facente parte della minoranza sciita zaidita, fondato nei primi anni Novanta da Hussein Badr al-Din al-Houthi proprio per difendere i diritti religiosi e politici di tale clan. Il capo attuale del movimento è Abdul-Malik Badr al-Din al-Houthi che ha assunto il comando nel 2004 dopo la morte in battaglia del fratello e fondatore Hussein al-Houthi. La famiglia Houthi, come visto, ha una posizione centrale all'interno del movimento: non solo lo ha fondato ma ne ha espresso da sempre i leader posti alla sua guida. Per capire ancora meglio le dinamiche geopolitiche che collegano tra loro lo Yemen, l'Iran e l'Arabia Saudita bisogna ricordare che l'Islam si compone di due principali rami dottrinali: il sunnismo, la corrente maggioritaria, e lo sciismo, una corrente minoritaria che prevale in Iran, Iraq e Bahrein. La minoranza sciita zaidita è una corrente dottrinale minoritaria che rappresenta il 35% della popolazione yemenita, mentre il restante 65% è sunnita.
Coloro che aderivano alla minoranza zaidita dominarono lo Yemen per secoli, fino a che nel 1962, a seguito di un colpo di Stato ad opera degli ufficiali dell'esercito, venne rovesciato il governo del monarca in carica, l'imam Muhammad al-Badr: in breve tempo vennero conquistate le principali città del Paese, tra cui la capitale Sana'a, e venne proclamata la Repubblica Araba dello Yemen con a capo il presidente 'Abd Allāh al-Sallāl. Il monarca deposto riuscì comunque a fuggire nei territori più settentrionali del Paese, raccogliendo intorno a sé dei clan tribali disposti a combattere per rovesciare a loro volta il nuovo governo. I repubblicani chiesero aiuto all'Egitto del presidente Gamal Abd el-Nasser mentre i sostenitori della monarchia si rivolsero all'Arabia Saudita che fornì ai guerriglieri armi e denaro per difendere la monarchia contro l'Egitto; la guerra si trascinò per diversi anni, tra bombardamenti indiscriminati di obiettivi civili ed esecuzioni di prigionieri, fino a quando, nell'aprile del 1970, venne raggiunto un accordo di pace con la formazione di un governo di unità nazionale comprendente gli esponenti più moderati dei due schieramenti in campo, mentre al-Badr dovette rinunciare alle proprie pretese dinastiche e cercare riparo all'estero.
Mohammed HUWAIS / AFPUn cartello con l'immagine del leader Abdul-Malik al-Houthi.L'avvicinamento all'Iran
Con il passare del tempo, gli zaiditi denunciarono di essere emarginati dalla scena politica e religiosa del Paese, anche a causa della crescente espansione della corrente ultraconservatrice vicina all'Arabia Saudita del sunnismo wahabita, motivo per il quale, all'inizio degli anni Duemila, gli Houthi iniziarono a prendere contatti con l'Iran e ad organizzare una serie di insurrezioni armate.
Dal 2003, a seguito dell'invasione americana in Iraq, gli Houthi assunsero sempre più una posizione dichiaratamente contraria agli Usa e allo Stato di Israele, entrando in aperto conflitto con il presidente Ali Abdallah Saleh che, dopo un tentativo di conciliazione, attuò una brutale repressione nei loro confronti. Ne conseguì una vera e propria guerra, nota come 'le guerre Sa'da' che continuerà a fasi alterne fino alla cosiddetta 'primavera araba' del 2011, ossia alle rivolte scoppiate in diversi Paesi del Medio Oriente e Nord Africa, che portarono alle dimissioni del presidente Abdullah Saleh, che governava in Yemen dal 1990, ed alla conquista, da parte del gruppo armato, della provincia settentrionale di Saada.
Entra in gioco l'Arabia Saudita
Nel 2014 il conflitto si allargò su scala internazionale, coinvolgendo, a sostegno del governo ufficiale, l'Arabia Saudita che temeva l'avanzata degli Houthi, che nel frattempo avevano conquistato diversi territori fino ad arrivare alla capitale Sana'a. I sauditi temevano la vicinanza geografica di un gruppo sciita alleato dell'Iran, suo storico nemico, e per tale motivo diedero vita ad una coalizione internazionale che comprendeva anche gli Emirati Arabi Uniti. Risale al biennio 2014-2015 la cristallizzazione in Yemen di uno scenario politico diviso tra due fazioni nettamente contrapposte: gli Houthi sostenuti dall'Iran e il governo internazionalmente riconosciuto sostenuto, come visto, da una coalizione internazionale guidata dall'Arabia Saudita che sposta il proprio centro di comando nella città di Aden. Per gli esperti si tratta di una classica 'guerra per procura' combattuta da due Paesi, l'Iran e l'Arabia Saudita, sciiti e sunniti, sul territorio di un terzo Stato, diviso tra gli Houthi e i sostenitori del governo ufficialmente riconosciuto a livello internazionale.
Secondo le Nazioni Unite, il conflitto in Yemen ha provocato la morte di oltre 377mila persone fino al 2021, gli sfollati superarono 5 milioni e più di 20 milioni di yemeniti sono tuttora dipendenti dagli aiuti umanitari internazionali. I bambini, come sempre accade nei conflitti armati, rappresentano la parte di popolazione più fragile ed esposta agli effetti devastanti della guerra, e secondo l'Unicef oltre due milioni di bambini yemeniti sotto i cinque anni di età sono affetti da malnutrizione acuta, mentre oltre tre milioni di bambini in età scolare non hanno accesso all'istruzione.
Mohammed HUWAIS / AFPSostenitori degli Houthi in piazza a Sana'a.Gli attacchi dopo Gaza
Nel 2022 era stato raggiunto un accordo per il cessate il fuoco, ma l'intervento militare israeliano a Gaza nell'ottobre del 2023 ha posto fine alla tregua, e gli Houthi, a sostegno della causa palestinese e di Hamas, hanno iniziato a colpire, con missili e droni, le navi commerciali in transito nello stretto di Bab el Mandeb, che collega l'Asia all'Europa congiungendo il Mar Rosso con l'Oceano Indiano, il cui controllo, oltre ad altre zone strategiche come il porto di Mocha e l'isola di Perim, rappresenta un'arma diricatto commerciale nei confronti dell'Occidente e dell'Arabia Saudita visto l'aumento conseguente del prezzo del petrolio. Secondo l'Ispi, la natura di gruppo armato è molto più composita e variegata rispetto al passato e definirlo un movimento sciita filo iraniano «è tendenzialmente limitativo viste le loro caratteristiche religiose ed ideologiche che amalgamano in modo sincretico politica, fede, khomeinismo, marxismo, giustizia sociale e antimperialismo. Stanno aderendo a questo movimento a guida zaidita gruppi eterogenei di miliziani che rendono la distinzione degli schieramenti sempre più vaga».
Molto più chiare e univoche, invece, appaiono le rivendicazioni e gli obiettivi strategici che i miliziani si sono prefissati diventando parte attiva di un conflitto tutt'altro che risolto: ottenere lo status di governo legittimo in tutto il territorio yemenita, instaurando una Repubblica islamica di ispirazione iraniana, e superando la marginalizzazione politica e religiosa subita nei decenni precedenti. Gli Houthi intendono sfruttare il proprio peso militare anche per sostenere ed accrescere la sfera di influenza dell'Iran in Medio Oriente, espandendo i territori posti sotto il loro controllo per danneggiare l'Arabia Saudita e i Paesi della coalizione, compresi gli Emirati Arabi Uniti.
Mohammed HUWAIS / AFPSostenitori Houthi in piazza a Sana'a.Un nemico temibile
Per l'Arabia Saudita si tratta di combattere un nemico che, grazie al sostegno iraniano e al cosiddetto 'Asse della resistenza', ossia la rete delle milizie filo-iraniane attive in diversi Paesi del Medio Oriente, può contare su di un arsenale bellico meglio equipaggiato rispetto a quello saudita, sguarnito di quei missili intercettori che sono stati usati per rispondere agli attacchi dell'Iran. A causa di questa vulnerabilità, come scritto sul Post, «gli investimenti internazionali in Arabia Saudita sono molto diminuiti nei primi otto mesi dell'anno, ed è a rischio anche il progetto di diventare un centro del business legato all'intelligenza artificiale, perché i data center sono possibili obiettivi di attacchi». Non è possibile sapere come si evolverà la situazione geopolitica in Medio Oriente, ma gli esperti sono concordi nel ritenere che tutto potrebbe dipendere dall'esito del conflitto interno in Yemen e da quanto gli Houthi riusciranno ad imporsi sui propri avversari interni.
Appendice 1
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Mohammed HUWAIS / AFPSostenitori Houthi in piazza a Sana'a.
SAUDI MEDIA MINISTRY / AFPL'attacco dell'11 ottobre 2026 all'aeroporto internazionale di Riad, in Arabia Saudita.
Mohammed HUWAIS / AFPUn cartello con l'immagine del leader Abdul-Malik al-Houthi.
Mohammed HUWAIS / AFPSostenitori degli Houthi in piazza a Sana'a.



