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La febbre per quell'oro grigio che si nasconde sotto ai ghiacci della Groenlandia

Dopo che il cambiamento climatico ne ha sciolto i ghiacci, inizia la caccia ai tesori che si celano nel suo sottosuolo


È appena iniziata una nuova corsa all’oro e a prenderne parte c’è un club di miliardari americani. Nomi noti, quali Jeff Bezos, fondatore e presidente di Amazon, Michael Bloomberg, imprenditore e politico statunitense, fondatore della società di servizi finanziari Blomberg Lp, e Bill Gates. Persone che, del loro fiuto negli affari, hanno fatto una ragione di vita costruendo, grazie alle proprie indubbie capacità, dei veri e propri imperi commerciali.

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Coboldi in cerca di cobalto

Secondo la Cnn tale gruppo di miliardari starebbe sostenendo finanziariamente la Kobold Metals, una società di esplorazione mineraria con sede in California che, a sua volta, collabora con la Bluejay Mining, la principale società di risorse per lo sviluppo minerario in Groenlandia. Ed è proprio qui, dove il cambiamento climatico sta manifestando i suoi effetti devastanti sciogliendo buona parte dei ghiacci, che è partita la caccia al tesoro di cui si parla.

Lungo la costa occidentale di questa vastissima terra artica, la scomparsa di intere aree ghiacciate sta rivelando la superficie delle colline e delle valli dell’isola di Disko e della penisola di Nuusuaq, dove si concentrano ricchissime miniere di nichel e cobalto, metalli necessari per la produzione dei veicoli elettrici e delle batterie necessarie per immagazzinarne l’energia.

Come spiegato alla Cnn da Hurt House, amministratore delegato di Kobold Metals “stiamo cercando un deposito che sarà il primo o il secondo giacimento di nichel e cobalto più significativo al mondo”. Sul posto sono già arrivate squadre di geologi, geofisici, meccanici e piloti che, oltre a prelevare campioni di terreno, grazie all’utilizzo di droni ed elicotteri con trasmettitori, misurano il campo magnetico del suolo e mappano gli strati di roccia sottostanti. Molto importante, per la buona riuscita del progetto, è anche l’utilizzo della intelligenza artificiale che, grazie ad una accurata analisi dei dati, riesce ad individuare l’area dove svolgere le prime trivellazioni che, si presume, possano essere effettuate già dalla prossima estate.

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Una calotta squagliata dal caldo

AIInutile dire che, se le condizioni climatiche non fossero così drammaticamente cambiate anche in Groenlandia, tale grandioso progetto non sarebbe stato realizzabile. Ed invece il cambiamento climatico ha fatto sì che, per esempio, in un solo giorno, nel luglio dello scorso anno, si siano sciolte 17 miliardi di tonnellate di neve e ghiaccio che sono defluite nell’oceano Atlantico, innalzandone ancora di più il livello. Tale quantitativo di ghiaccio, scioltosi in un solo giorno, sarebbe sufficiente per sommergere l’intero stato della Florida sotto 5 centimetri di acqua.

In genere, lo scioglimento naturale dei ghiacci in Groenlandia dura da giugno ad agosto ma, lo scorso anno, l’isola ha perso più di 100 miliardi di tonnellate di ghiaccio in un’area molto più vasta rispetto alla media. Secondo gli scienziati, i ghiacci groenlandesi si stanno sciogliendo al ritmo più veloce degli ultimi 12 mila anni e ciò a causa di una zona di alta pressione che, trattenendo l’aria calda, causa un eccessivo scioglimento delle nevi stagionali che fungono da protezione per i ghiacci perenni. Una volta persa questa protezione, i ghiacci diventano quindi soggetti ad una fusione sempre più rapida con gli effetti devastanti di cui si è detto.

“Assistere alle conseguenza e agli impatti dei cambiamenti climatici in Groenlandia è una preoccupazione-ha dichiarato Bo Møller Stensgaard, ceo della società Bluejay Mining-ma, in generale, i cambiamenti climatici hanno reso l’esplorazione e l’estrazione mineraria più facili e accessibili”. Come specificato dallo stesso Møller Stensgaard, l’allungamento dei periodi senza ghiaccio nel mare ha reso possibile la spedizione di attrezzature pesanti e l’invio, quando si procederà alla loro estrazione, dei minerali reperiti sul posto. 

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Sotto al ghiaccio, un tesoro

Senza la copertura dei ghiacci la Groenlandia è pronta a diventare un posto privilegiato per la fornitura di carbone, rame, oro terre rare e zinco, oltre che di cobalto e nichel. Il governo della Groenlandia ha fatto sapere di aver effettuato “delle valutazioni delle risorse in tutta la terra senza ghiaccio riconoscendo il potenziale del Paese di diversificare l’economia nazionale attraverso l’estrazione mineraria”.

Anche Mike Sfraga, presidente della Commissione per la ricerca sull’Artico degli Stati Uniti, ha confermato che “dato che le tendenze di scioglimento del ghiaccio terrestre continueranno anche in futuro, non c’è dubbio che più la terra diventerà accessibile, più parte di questa terra avrà il potenziale per lo sviluppo minerario”.

Non bisogna dimenticare che la Groenlandia è sempre stata nelle mire dei potenti della Terra, e se nel 2019 Donald Trump aveva dichiarato di volerla comprare, nel 1946 il Presidente americano Harry Truman per il suo acquisto fece un’offerta di 100 milioni di dollari che, all’epoca, erano una somma molto ingente. 

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Quella quieta guerra per il cobalto

Oltre che forti interessi economici, poi, dalla estrazione di tali tipi di minerali, dipendono anche importanti equilibri  politici mondiali. Attualmente, infatti, la Cina detiene il 72% delle riserve di cobalto grazie alla sostanziale proprietà della maggior parte delle miniere del Congo che, da solo, copre il 62% del fabbisogno mondiale.

Grazie all’offerta di ingenti finanziamenti, apparentemente a fondo perduto, Pechino si garantisce lo sfruttamento dei giacimenti minerari del Paese africano, dandolo in gestione a ingegneri e tecnici cinesi, e controllando le esportazioni e il trasporto marittimo di tali materiali. Inoltre, la Cina sta allargando il suo raggio d’azione stringendo importanti alleanze commerciali con le autorità di Giacarta grazie ai quali la cinese Huayou Cobalt procederà all’estrazione del cobalto in Indonesia con un investimento di 1,28 miliardi di dollari.

Dal canto loro ai Paesi occidentali, impegnati nella difficile impresa della transizione ecologica, interessa garantirsi delle riserve proprie di nichel e cobalto. Nel 2021 il prezzo del cobalto è cresciuto del 40% proprio per la costante richiesta dei produttori di veicoli elettrici di tale metallo utilizzato nel catodo, l’elettrodo positivo delle batterie. 

Il cobalto è il metallo per le batterie più costoso e le alternative al suo utilizzo sono, attualmente, molto scarse. Le batterie al litio-ferro-fosfato non garantiscono la stessa potenza e rappresentano solo il 14% delle batterie presenti al mondo. Anche se entro il 2030 la loro quota dovrebbe arrivare a coprire il 15 o 20% del fabbisogno mondiale, il loro utilizzo sarà comunque limitato alle auto di dimensioni più piccole.

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I costi del raccolto

L’estrazione del cobalto pone anche dei problemi etici dato che, come dimostrato da numerose indagini indipendenti, nelle miniere del Congo da cui, come detto, ne viene prodotto il quantitativo più significativo, si lavora senza alcun sistema di sicurezza e impiegando lavoro minorile. Altri gravi problemi correlati all’estrazione di tale prezioso metallo sono l’inquinamento delle falde acquifere e i violenti scontri che si verificano tra la popolazione locale e gli addetti alla sicurezza delle grandi aziende.

Da quanto detto, risulta evidente che ci si trovi in una situazione alquanto paradossale. Se da una parte la transizione ecologica è un processo necessario per la salvaguardia dell’ambiente, dall’altra parte non può non notarsi come, per la sua realizzazione siano necessari dei metalli che, o sono dislocati in posti disagiati, con ulteriore stress ambientale, oppure sono rinvenibili solo grazie a quel cambiamento climatico di cui si vogliono limitare gli effetti.

Nel caso della Groenlandia, le parti coinvolte nel progetto di estrazione del nichel e cobalto assicurano che il Paese ha a cuore la causa ambientale e, come detto da Mike Sfraga, «sostiene lo sviluppo responsabile, sostenibile ed economicamente praticabile delle proprie risorse naturali per includere l’estrazione di un’ampia gamma di minerali». Rimane il fatto che gli iceberg della Groenlandia perdono 6 miliardi di tonnellate di acqua al giorno e che la situazione appare sempre più irreversibile. 

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