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Fame, corruzione e povertà: perché lo Sri Lanka è ridotto così

Una spirale che parte dal Covid e nella cattiva gestione e che ha portato alle proteste e alla fuga del presidente


Chi ha viaggiato in Sri Lanka ne ricorda i colori, l’aroma dei cibi, i mercati variopinti. Un Paese da favola che vive, però, un periodo da incubo. Un incubo politico, sanitario e sociale senza precedenti da quando, nel 1948, l'isola ottenne la propria indipendenza dal Regno Unito.

L'assalto ai palazzi del potere - Sabato 9 luglio, migliaia di manifestanti hanno invaso i palazzi del governo e costretto, di fatto, il presidente e il primo ministro ad annunciare le proprie dimissioni. I manifestanti si sono ripresi mentre facevano il bagno nella piscina presidenziale o si preparavano il riso nelle cucine dello stesso palazzo. Altri manifestanti hanno usato la palestra e lanciato appelli, dalla sala conferenze, per chiedere, appunto, le dimissioni del presidente Gotabaya Rajapaksa e del primo ministro Ranil Wickremesinghe. «Dovevamo cacciare queste persone corrotte che hanno messo il Paese in ginocchio» ha affermato un manifestante al Washington Post. «Ora la mia speranza è che il Parlamento nomini delle persone oneste e capaci che ci tirino fuori da questo disastro».

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La fine della "dinastia" Rajapaksa - Secondo la costituzione dello Sri Lanka, in caso di dimissioni del presidente e del primo ministro, viene nominato quale presidente del Paese, per un mese, il presidente del Parlamento. Non è però certo che, Mahinda Yapa Abeywardena si assumerà tale incarico vista la sua vicinanza politica a Rajapaksa. L’opposizione, dal canto suo, ha auspicato la formazione di un governo di unità nazionale senza, però, far nulla di concreto per dar corso a tale progetto. Le proteste della popolazione srilankese, che hanno già portato alla morte di 10 persone e all’arresto di oltre 300 manifestanti, vanno avanti da molti mesi e sono riuscite a mettere in crisi definitiva la dinastia politica dei Rajapaksa che ha governato il Paese negli ultimi 20 anni. A maggio si era già dimesso il fratello maggiore del presidente che era stato costretto, per la propria sicurezza, a cercare riparo in una base navale.

Una spirale di crisi e paura - La gravissima crisi in cui versa attualmente lo Sri Lanka non è solo di origine politica, ma anche economica e sanitaria. Dall’arrivo del Covid-19 nel Paese, il governo di Colombo ha incontrato grandi difficoltà nel cercare di arginare i contagi tra la popolazione, un terzo della quale non ha ancora completato il ciclo di vaccinazione. La pandemia del 2020 ha spinto lo Sri Lanka nella fascia dei Paesi a reddito medio-basso e, secondo i dati forniti dalla Banca Mondiale, ha costretto in povertà oltre 500mila persone - cifra destinata, sicuramente, ad aumentare.

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L’emergenza sanitaria da Covid-19 è andata ad aggravare la situazione economica di un Paese già afflitto da un forte indebitamento pubblico. Negli ultimi anni, infatti, il governo ha contratto numerosi prestiti con gli Stati Uniti, l’India, la Cina e il Bangladesh senza però avere guadagni sufficienti per ripagarli. In più, il governo di Colombo ha deciso d'investire sulla costruzione di grandi infrastrutture che si sono poi rivelate fallimentari, quali il porto di Hambantota, ceduto in usufrutto alla Cina per 99 anni data l’impossibilità di ripagare i finanziamenti, e l’aeroporto Mattala Rajapaksa, conosciuto con il nome, poco lusinghiero, di «aeroporto più vuoto del mondo».

Un enorme debito pubblico - Secondo il Fondo Monetario Internazionale, Fmi, lo Sri Lanka si trova in uno stato di default: sono necessarie 310 rupie srilankesi per acquistare un dollaro statunitense. Il debito estero del Paese ammonta a circa 56 miliardi di dollari, pari a più di metà del Pil. Sembra, a questo punto, inevitabile procedere alla privatizzazione di alcuni dei suoi beni più strategici, quali la compagnia aerea di Stato, lo Sri Lanka Airlines, e l’emissione di ulteriore denaro, cosa che ne diminuirà ancora di più il suo valore. Come scritto tempo fa da India Today, i governi che si sono succeduti hanno progressivamente abbinato deficit di bilancio e indebitamenti con l’estero, con il risultato che lo Sri Lanka è diventato un paese sempre più povero, incapace di produrre beni e servizi commerciabili e sempre più dipendente dagli aiuti esterni. I raccolti, per esempio, sono diminuiti drasticamente dopo che il presidente Rajapaksa ha vietato l’uso dei fertilizzanti chimici lo scorso anno. Anche se la decisione è stata rapidamente revocata, si stima che, da allora, le importazioni di riso siano aumentate del 368%.

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Le conseguenze per la popolazione - Come se non bastassero gli annosi problemi economici e politici che affliggono il Paese, l’attuale situazione geopolitica ha peggiorato ancora di più la crisi in corso. La guerra in Ucraina ha favorito l’inflazione, che viaggia ben al di sopra del 50%, e ha contribuito a un consistente aumento del prezzo di molti beni fondamentali, quali il grano ed il carburante. Sono sempre più numerose le famiglie che vivono senza elettricità per diverse ore e iniziano a soffrire la fame per la difficoltà di procurarsi beni di prima necessità. Come denunciato da Save The Children, «le autorità dello Sri Lanka hanno annunciato la chiusura delle scuole statali e private (...) la decisione arriva a seguito di un peggioramento della carenza di carburante a livello nazionale che costringe i genitori dei bambini a mettersi in coda anche per due giorni interi, o più di 50 ore, per riuscire a fare rifornimento. Le code per il rifornimento impediscono ai genitori di lavorare, con un ulteriore impatto economico per le famiglie». Secondo il comunicato dell'ong «il 50% delle famiglie fatica a sostenere l’istruzione dei propri figli a causa della crisi, e alcuni bambini hanno dovuto abbandonare la scuola». Sempre più spesso le persone devono scegliere se pagare la connessione Internet per far seguire ai figli le lezioni a distanza o acquistare il cibo necessario a sfamare la famiglia.

La carenza di carburante, il cui costo è aumentato di più del 40%, ha causato lunghi black-out, fino a 10 ore al giorno, con la chiusura delle centrali elettriche. La crisi economica è talmente grave che molte persone si servono dei social media per lanciare messaggi d’aiuto. Quando le proteste di piazza si sono fatte particolarmente virulente, lo scorso aprile, le autorità hanno posto un blocco all’accesso ai social per circa 15 ore. La giustificazione era stata quella di «voler mantenere la calma», ma la decisione aveva attirato sempre maggiori critiche al governo, già fortemente in bilico. Una urgente richiesta di aiuto è stata lanciata anche da J Krishnammorthy, commissario per l’alimentazione dello Sri Lanka, all’Associazione per la cooperazione regionale dell’Asia meridionale - che ha fornito riso, medicinali e altri beni primari. Molti ospedali, infatti, non riescono a curare i propri pazienti a causa della mancanza di medicine. «Non c’è nulla da mangiare, nulla da bere» ha affermato ai media locali Vadivu, una collaboratrice domestica. «I politici vivono nel lusso e noi chiediamo l’elemosina per le strade, Sono 60 anni che vivo a Colombo ma fino a ora non avevo mai visto nulla di simile».

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Un altro periodo duro per lo Sri Lanka - La crisi attuale è gravissima e mette in pericolo la sicurezza alimentare, l’accesso alla salute e l’agricoltura della popolazione srilankese anche se, nel recente passato, non sono mancati periodi molto duri. Nel 2009 si è conclusa la guerra civile che, dal 1983 ha devastato il Paese e che vedeva contrapposto il governo centrale all’organizzazione delle Tigri Tamil, un gruppo militare separatista che si batteva per la creazione di uno Stato indipendente denominato Tamil Eelam. Nel 2016 l’agricoltura dello Sri Lanka ha subito una disastrosa siccità mentre il turismo ha subito una importante battuta d’arresto a seguito degli attacchi islamisti della Pasqua del 2019 che hanno colpito tre chiese, quattro alberghi di lusso e un complesso residenziale uccidendo 279 persone. L’attuale crisi del Paese asiatico sembra lontana da una soluzione e la popolazione, fortemente provata dalla crisi economica, non ha intenzione di cedere. «La nostra lotta non è finita - ha dichiarato Lahiru Weerasekara, leader del movimento studentesco-non rinunceremo a questa lotta finché le cose non cambieranno».

La drammatica escalation del 13 luglio - Mercoledì 13 luglio c'è stato un drammatico colpo di scena: il presidente Rajapaksa è fuggito alle Maldive a bordo di un aereo militare. A bordo insieme a lui la moglie e due guardie del corpo. L'arcipelago è solo una tappa intermedia rispetto a quella che sembra essere la sua destinazione finale: Singapore. Prima di lasciare il paese, Rajapaksa ha incaricato il premier Wickremesinghe e lo ha reso, di fatto, il presidente in pectore. Con il suo primo provvedimento ha dato indicazioni a polizia e militari «di ripristinare l'ordine», dopo che il governo ha dichiarato lo stato di emergenza nazionale e il coprifuoco. L'assalto all'ufficio presidenziale, completato nella tarda mattinata, ha provocato decine di feriti.


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