Ammalarsi d'amore, sesso e Covid

Il virus ha sconvolto anche le modalità affettive e sociali d'interazione tra gli umani

di Redazione
Simona Gautieri/RED

La foto è di una tenerezza struggente, di impatto immediato. Di quelle destinate a diventare testimonianza della Storia. Madre e figlia, guancia a guancia, gli occhi socchiusi per assaporare la bellezza del momento. Tra di loro solo un sottile telo di plastica. La foto in questione, di Piero Cruciatti, ritrae appunto l’incontro tra madre e figlia nel centro servizi alla persona "Domenico Sartor" a Castelfranco Veneto, Treviso. In questa casa di riposo, per ora unico esempio in Italia, i parenti possono vedersi, toccarsi ed abbracciarsi nella cosiddetta "stanza degli abbracci" dedicata agli incontri tra chi vive dentro l’istituto e i propri parenti che vivono al di fuori della struttura. L’abbraccio avviene con la sola barriera di un materiale plastico morbido e trasparente che permette di avvicinarsi e stringersi ma scongiurando il pericolo di potersi contagiare a vicenda. 


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Due anziani nella "Stanza degli abbracci" della casa di cura "Domenico Sartor" a Castelfranco Veneto, vicino a Venezia. Una scena che ha fatto il giro della rete.


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Agustina Canamero, 81 anni, e Pascual Pérez, 84 anni, si abbracciano e si baciano attraverso uno schermo di pellicola di plastica per evitare di contrarre il virus in una casa per anziani a Barcellona, in Spagna

Il dramma degli anziani - Al centro della sala è inoltre in costruzione un "cubo sensoriale interattivo" che proietterà video, suoni ed immagini rilassanti. «Abbiamo pensato di creare uno spazio completamente isolato - ha dichiarato la direttrice del centro Elisabetta Barbato - per consentire ai parenti di avvicinarsi ai propri familiari in tutta sicurezza». Per il vicesindaco di Castelfranco Veneto: «Vanno valutate tutte le vie possibili per togliere da un dramma enorme le nostre persone anziane all’interno delle case di riposo. Già da mesi i parenti non possono visitare i loro cari e questo per chissà quanto tempo ancora».

Il contatto in sicurezza - Nel centro servizi ‘Domenico Sartor‘ questo non è l’unico modo per potersi vedere e stare vicino: nella struttura è stato pensato anche uno spazio apposito dove sono state predisposte delle barriere protettive in vetro e in alluminio a tutta altezza per garantire la massima sicurezza. Inserendo poi le braccia dentro apposite aperture protette, una sorta di manica di plastica, si ha modo di prendere per mano e fare una carezza ai propri cari ricoverati che si trovano al di là della barriera protettiva. «Dopo settimane di videochiamate mi è sembrato un miraggio, era un contatto che mi mancava da troppo tempo» ha affermato commossa una delle ospiti della struttura. «Erano sette mesi che non facevo una carezza a mia madre - ha aggiunto una signora - e ora come ora anche i gesti d’affetto sono di vitale importanza per tutti noi». 

La distanza affettiva

La pandemia mondiale che caratterizza questo drammatico momento storico non ha minato solo la salute ma ha devastato anche il mondo degli affetti, delle relazioni amorose e sessuali delle persone. Il lockdown e la regola del distanziamento sociale, per quanto misure irrinunciabili per cercare di tenere sotto controllo la pandemia, hanno isolato l’essere umano all’interno di una sorta di bolla invisibile: vietato darsi la mano, scambiarsi un bacio, avere rapporti sessuali con persone non conviventi. Vietata la frequentazione tra fidanzati, stop al corteggiamento dei single alla ricerca di un partner. Eppure, anche nei momenti più drammatici della storia umana, come questo attuale, l’imprenscindibile bisogno dell’essere umano a una vita di relazione è impossibile da sradicare. 


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"Stanza degli abbracci" della casa di cura "Domenico Sartor" a Castelfranco Veneto

In Belgio il “compagno di coccole” - Non sono pochi i paesi in Europa che hanno disciplinato un modo per venire incontro all’esigenza di affettività delle persone anche durante i periodi di lockdown. Il Belgio ha istituito la figura del “knuffelcontact” ovvero il “compagno di coccole” che gode dello stesso status di una persona convivente. Per il primo ministro belga Alexander De Croo, «il nostro Paese è in uno stato di emergenza e dobbiamo invertire la curva. L’unica risposta è tutelare il sistema sanitario e per farlo bisogna evitare il più possibile il contatto fisico. Ogni famiglia però ha diritto a un “knuffelcontact”. 


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In Olanda gli “amici di letto” - In Olanda, lo scorso maggio, era stato pubblicato un vademecum dedicato al sesso in sicurezza e si raccomandava ai cittadini di trovarsi un “seksbuddy”, un cosiddetto “amico di letto” in modo da limitare i rapporti occasionali e, di conseguenza, i probabili contagi da coronavirus. Le persone single possono quindi «nominare qualcuno nella stessa situazione che vada a trovarlo, con soddisfazione di entrambi». L’Istituto di Sanità olandese ha quindi condiviso delle linee guida sulle regole che devono osservare gli “amici di letto” e che prevedono la necessità di incontrare sempre la stessa persona ma solo se non si è contagiati o in quarantena e accordarsi «con questa persona su quante altre persone ciascuno vede». «Prendete dei buoni accordi e siate sinceri l’uno con l’altro - recita il vademecum dell’Istituto di Sanità olandese - e ricordate che più persone vedete e più è alto il pericolo di contagio». In un editoriale sul quotidiano olandese “Het Parool” il sesso viene definito come «un diritto umano e non un lusso o un capriccio», e come tale da tutelare anche durante la pandemia da Covid-19.

La “bolla di sostegno - Nel Regno Unito si parla invece di “support bubble”, inteso come una bolla di sostegno che prevede il contatto stretto con una persona non convivente che una persona single o una famiglia può ospitare sotto il proprio tetto e con cui vige un rapporto di esclusività. 


La separazione dei “congiunti”


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La "Stanza degli abbracci" della casa di cura "Domenico Sartor" a Castelfranco Veneto (Venezia)

Se, come visto, alcuni governi europei hanno disciplinato un aspetto non secondario della vita dei propri cittadini, quale l’affettività e la sessualità, in altri, come l’Italia, si è fatto un gran parlare della definizione da dare alla parola “congiunti” senza però dar voce al disagio di chi si è trovato privato di una normale vita di relazione. Se il problema ha toccato in particolar modo i single, costretti a vivere il lockdown in solitudine, sono state altrettanto numerose le persone impegnate in relazioni stabili a cui è stato impossibile ricongiungersi con il proprio partner durante il lockdown. Persone coniugate che, per i motivi più vari, abitano in città o paesi diversi, fidanzati lontani solo pochi chilometri eppure impossibilitati a vedersi. 


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L’amore va in stand-by - Ci sono poi uomini e donne che avevano appena intrapreso una relazione sentimentale che appariva promettente e che l’hanno dovuta mettere in stand-by a causa della pandemia. Piani rinviati a un futuro che si spera prossimo, come racconta Fabrizio, 42 anni italiano ma residente a Edimburgo che aveva pianificato una convivenza con Marta, 38 anni di Roma da cui è rimasto separato per mesi a causa del lockdown o ancora Anthonia, partita per andare a trovare i propri parenti in Africa, e impossibilitata per due mesi dal tornare dal marito rimasto in Italia. 

Gli adolescenti vanno in chat - Tra le categorie più disorientate dalla attuale situazione sanitaria rientrano anche i “millennial”: secondo la professoressa Roberta Rossi, presidente della Federazione nazionale di Sessuologia medica, «durante l’adolescenza ci si avvicina all’altro, si scopre il corpo e che sensazioni può suscitare». Non potendo incontrare i loro coetanei gli adolescenti hanno perso un momento importante della loro vita che, sicuramente, recupereranno quando tutto sarà passato ma che, per adesso, è loro negato». La distanza sociale imposta viene quindi riempita con la tecnologia, i rapporti umani coltivati via chat, le videochiamate o attraverso applicazioni che consentono lo scambio di immagini erotiche. Tutto ciò con il risultato di vedere amplificato il senso d'isolamento e solitudine che l’età adolescenziale già comporta normalmente.

 

I rischi della socialità interrotta

L’attuale emergenza sanitaria si differenzia da qualsiasi altro momento storico fin qui vissuto proprio per il fatto che la regola principale per evitare il contagio è quella di stare lontani gli uni dagli altri. L’Uomo deve abdicare dal suo ‘essere sociale’ e ridefinire modi e tempi della propria vita affettiva e sessuale. Ciò, come visto, ha colpito tutti. Non esiste una categoria di persone che non abbia dovuto fare i conti con il coronavirus nella gestione della propria vita personale, siano esse persone single, fidanzate o coniugate. L’emergenza sanitaria in corso ha infatti spiegato i suoi effetti deleteri anche all’interno delle famiglie, a danno soprattutto di donne e bambini. 


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Riflettori sulla violenza domestica - Le misure di distanziamento sociale e di convivenza forzata attuata con i lockdown hanno esposto le donne che subiscono violenza all’interno delle proprie mura domestiche a dei rischi enormi in quanto costrette a rimanere confinate in casa con l’autore delle violenze. La pandemia da Covid-19 ha avuto un impatto significativo sull’aumento della violenza domestica: se da un lato infatti è aumentato il rischio di rimanere in balia del proprio carnefice, d’altra parte è diminuita sensibilmente la possibilità di poter chiedere aiuto, sia fisicamente che attraverso i centri che offrono assistenza alle donne maltrattate. 

Meno chiamate d’aiuto - Nella vicina penisola i centri anti-violenza nel periodo tra marzo e aprile scorso hanno registrato il 55% in meno delle chiamate di richiesta di aiuto. L’isolamento della vittima è uno dei modi in cui si manifesta la violenza domestica e spesso, per le donne che la subiscono, l’unico momento in cui è loro possibile chiedere aiuto è quando sono lontane dal partner. La condizione di forte riduzione dei rapporti umani è quindi, di fatto, un serio ostacolo all’emersione di situazioni di violenza domestica acuita, come detto, dalla prolungata condivisione degli spazi con il maltrattante.

Un boom di casi - In Francia si è avuto un aumento del 30% dei casi di violenza domestica dopo l’inizio del lockdown di marzo mentre in Gran Bretagna la polizia ha arrestato più di 4mila persone per abusi domestici nelle prime sei settimane d'isolamento del Paese. In Messico, tra gennaio e febbraio, c’è stato un aumento del 9,1% dei femminicidi rispetto allo stesso periodo del 2019 e in Argentina in soli 14 giorni sono state uccise 12 donne. Le violenze sono aumentate anche a New York del 30% ad aprile e lo stesso è successo in tanti altri paesi europei e non, dal Libano alla Cina. 


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Violenza reale e virtuale - Il dramma delle violenze domestiche è così capillarmente diffuso a livello mondiale che il 5 aprile scorso il Segretario Generale delle Nazioni Unite ha chiesto il cessate il fuoco globale e la fine di ogni tipo di violenza sulle donne, sottolineando come la violenza domestica sia in drastico aumento a causa della pandemia da Covid-19. A causa dell’attuale situazione sanitaria, infatti, si è avuto un incremento generalizzato di ogni forma di violenza contro le donne, sia violenza fisica e domestica sia quella perpetrata online. L’Ente delle Nazioni Unite per l’uguaglianza di genere e l’empowerment delle donne, Un Women, sostiene che a seguito dell’incremento dell’utilizzo del web a causa delle limitazioni imposte dall’emergenza da Covid-19, le donne siano state oggetto di violenza online sotto forma di minacce fisiche, molestie sessuali o stalking. Ciò, non solo ha avuto effetti nefasti sulla salute psicologica delle donne, ma, per paura di subire nuovamente violenza, le ha anche allontanate dall’utilizzo del web accrescendone l’isolamento sociale. 

Più centri di assistenza - La rappresentante delle Nazioni Unite per la riduzione dei rischi di catastrofi Mari Mizutori, vista l’urgenza del problema, ha auspicato che misure specifiche contro la violenza domestica vengano incluse nei piani di risposta al Covid-19 predisposti dalle autorità competenti a livello nazionale. Tali misure dovrebbero prevedere lo stanziamento di risorse adeguate a istituire centri di assistenza diffusi sul territorio e a potenziare il supporto telematico di gestione delle richieste di aiuto. Sarebbe inoltre necessario, come detto dalla Mizutori, che venissero trovate soluzioni alternative alla raccolta delle richieste di aiuto come la possibilità che le stesse vengano raccolte da chi lavora nei supermercati o nelle farmacie.  In generale le donne sono le maggiori vittime dei disastri, soprattutto di quelli naturali. A maggior ragione se vivono in Paesi con sistemi sanitari e di protezione meno forti. 

Le piaghe nei Paesi più poveri - La pandemia sta mettendo in crisi, a livello mondiale, tutti i programmi di aiuto e di assistenza contro piaghe quali le mutilazioni femminili e i matrimoni precoci. È un rischio concreto che 47 milioni di donne in Stati a basso reddito abbiano ancora meno accesso all’utilizzo di mezzi di contraccezione moderni, portando a 7 milioni il numero di gravidanze indesiderate.

Il tributo più alto per donne e famiglie

Anche nei Paesi europei la condizione femminile, resa ancora più svantaggiata dalla pandemia, è sotto gli occhi di tutti. Dal punto di vista occupazionale le donne hanno pagato il prezzo più caro e molte, a fronte dell’attuale crisi economica, hanno perso il proprio posto di lavoro. Inoltre i settori lavorativi occupati in prevalenza da personale femminile sono tra quelli maggiormente colpiti dal Covid-19, basti pensare ai supermercati, alla scuola o al settore medico dove le infezioni degli operatori sanitari riguardano in prevalenza donne. In Italia la percentuale di medici donne infettate dal Covid-19 è del 69%, mentre in Spagna il 75%, ossia tre infezioni su quattro riguarda personale sanitario femminile. 


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Il virus fa anche divorziare - Quello della violenza domestica, come visto, è uno dei tanti gravi problemi reso ancora più drammatico dalla situazione sanitaria mondiale. Senza però arrivare a degli effetti tanto drammatici, la convivenza forzata con il proprio partner ha prodotto un altro risultato, anch’esso diffuso su scala mondiale: l’aumento delle richieste di divorzio. Già dall’inizio dello scorso mese di marzo, quando il continente europeo iniziava a fare i conti con la pandemia, in Cina, dove il lockdown era già stato attuato tempo prima, si era registrato un boom di richieste di divorzio. 


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Dalla Cina all’Europa - Qualche settimana più tardi anche in Italia, quale primo Paese europeo maggiormente colpito dalla prima ondata dell’epidemia, si è registrato lo stesso fenomeno. All’epoca una prima stima indicava un aumento del 30% dei ricorsi di separazione presentati in tribunale. Stesso destino è poi toccato alle Corti inglesi dove, tra il 23 e il 31 marzo scorso, le domande di divorzio presentate online erano cresciute esponenzialmente, con una media di 125 domande al giorno. Stesso discorso negli Stati Uniti dove, nel periodo tra marzo e giugno, le domande di divorzio sono aumentate del 34% rispetto all’anno prima. Secondo i dati forniti da “Legal Templates”, società che fornisce documenti legali, citati anche da Fox news, il 31% delle coppie interpellate ha ammesso che il lockdown ha causato danni irreparabili al rapporto con il convivente. 

Giovani coppie in crisi - A risultare più sofferenti sono stati i neo sposati: si è separato il 20% di coloro che erano convolati a nozze al massimo cinque mesi prima dell’inizio del lockdown. Una percentuale raddoppiata rispetto all’11% del 2019. La convivenza forzata, le difficoltà economiche, la condivisione degli spazi e la ridefinizione della gestione famigliare ha avuto un effetto deflagrante sulla stabilità di coppia. Nelle società cosiddette moderne, il tempo che si passa in famiglia è molto limitato rispetto a quello trascorso fuori casa. La pandemia e la misura del lockdown hanno scoperchiato una pentola di problemi preesistenti ossia di matrimoni che duravano solo grazie al poco tempo trascorso insieme. 

Coniugi senza più “distrazioni” - Altro aspetto da non sottovalutare è quello della crisi delle relazioni extraconiugali che, vivendo di situazioni nascoste, sono, per forza di cosa, andate in crisi. L’aumento di divorzi, quindi, sembrerebbe inserirsi, in alcuni casi, nel solco della crisi della relazione extraconiugale portata avanti da uno o da entrambi i coniugi. Private di ogni distrazione, infatti, molte persone hanno dovuto fare i conti con la realtà: un matrimonio che andava avanti per inerzia a livello sentimentale o, in altri casi, per pura convenienza economica. 


Cifre record per sex toys e guide virtuali 

 D’altra parte è cosa nota che il proibire le cose aumenta il bisogno delle stesse. Lo si vede anche in questi tempi: il coronavirus impone rigore e isolamento sociale e nelle persone, per reazione, aumenta la voglia di evadere e trasgredire. Complici gli uffici chiusi e il maggior tempo libero, le ore trascorse davanti al computer sono aumentate e con esse sono aumentati gli utenti di siti erotici e d'incontri. Se prima della pandemia, l’industria del sextech aveva in Europa un valore pari a circa 30 miliardi di dollari, attualmente i big del settore hanno registrato picchi mai visti. È il caso del sito americano Pornhub, il cui traffico è incrementato del 13,7% nel solo mese di marzo o come Lelo, una delle aziende leader nella produzione di sex toys le cui vendite sono aumentate del 56% durante il lockdown.


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Il mercato dell’erotismo brinda - Anche le sex startup, hanno visto aumentare considerevolmente il proprio giro di affari. Si tratta di aziende che offrono in prevalenza dei servizi di audioguida per migliorare le proprie prestazioni erotiche e il rapporto con il proprio corpo: si possono ascoltare storie erotiche ma anche articoli scientifici e istruzione per pratiche sessuali da utilizzare da soli o con il proprio partner. La spagnola Emjoy dall’inizio del lockdown ha raggiunto il 45% in più dei download e ha registrato un aumento del 160% dell’utilizzo dei propri servizi. Stesso discorso per l’inglese Ferly che ha riscontrato un aumento dei download giornalieri del 65%. La svizzera Amorana invece vende sex toys e accessori. Il suo cofondatore Alan Frei ha affermato che le visite al sito sono salite del 123% nel marzo scorso e hanno comportato un aumento delle vendite del 79%. Il discorso si ripete identico per la danese ‘Sinful’ e per la berlinese ‘Dindo King’ che ha avuto un incremento delle vendite dei propri prodotti erotici dell’87%. Niente di confrontabile però con l’azienda tedesca ‘Eis.de’, rivenditrice online di giocattoli sessuali, che ha registrato una crescita del 3000% in più nella vendita dei costumi da infermiera. 


Amorana

Alla riscoperta della coppia - Per Emmanuele Jannini, ordinario di Endocrinologia e Sessuologia medica all’Università di Tor Vergata a Roma, il periodo storico attuale è «molto complicato». È una cartina tornasole delle relazioni sentimentali ma anche il momento d’oro per la riscoperta di una sessualità monogamica. Per il professore, la convivenza forzata può essere vissuta come un momento di «riscoperta dell’intimità di coppia». Ma una medaglia ha sempre due facce e se i dati fino a qui sciorinati fanno pensare alla voglia di evasione vissuta da soli o all’interno di una relazione a due, la crescita vertiginosa dei siti d'incontri extraconiugali racconta di una quarantena insostenibile proprio perché vissuta con il proprio partner. 

…e della scappatella - Già intorno al 10 marzo il portale “Incontri Extraconiugali”, già assiduamente frequentato da milioni di utenti in cerca di una scappatella, ha registrato una crescita degli iscritti del 20%. Anche “Gleeden’, altro famoso sito d'incontri extraconiugali, ha avuto una triplicazione delle iscrizioni da quando sono state attuate le misure più restrittive per combattere la pandemia. Si è visto inoltre che gli utenti trascorrono più ore in chat, circa tre ore al giorno, contro le due dei mesi precedenti, aggiornano con maggiore frequenza il proprio profilo privato in modo da renderlo sempre più accattivante. Tra i Paesi più fedifraghi d’Europa dopo il primo posto dell’Italia, compaiono la Spagna, la Francia, il Regno Unito e la Germania.


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La prostituzione a domicilio - Anche il mercato del sesso a pagamento non è stato messo in crisi dal Coronavirus. Secondo le ultime stime della Codacons, in Italia, a partire dal lockdown di inizio anno e nei mesi successivi, le strade si sono svuotate e in pochissimi casi si potevano trovare ancora prostitute in giro. Parallelamente, però, è aumentato il ricorso al web sia come domanda che per l’offerta di prestazioni sessuali. Si stima un incremento del 60% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Le prostitute hanno incrementato l’utilizzo della webcam, che permette di scongiurare il pericolo di contagio e i servizi a domicilio a seguito della pubblicazione online di annunci pubblicitari. Durante il lockdown, quindi, a farla da padrone sono stati il sextech, ossia applicazioni e portali a contenuto erotico e il sexting, lo scambio attraverso chat di immagini erotiche. 

In conclusione - La pandemia con il suo bagaglio d'isolamento sociale e crisi economica ha reso evidente tutte le contraddizioni della nostra società: lo sfaldamento della famiglia, non più unico supporto nelle difficoltà, la frustrazione curata attraverso lo schermo di un computer. Abitazioni che si rivelano prigioni, se non tombe, per donne e bambini e congiunti che si scoprono estranei. Nonostante tutto questo però tante persone hanno anche riscoperto, nell’impossibilità di stare vicini, l’importanza della socialità, dell’esserci fisicamente per l’altro. Di un semplice, ma non più scontato, gesto d’amore.

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Ultimo aggiornamento: 2021-06-22 04:34:24 | 91.208.130.86