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LifestyleL’attivista climatica di famiglia borghese

06.09.22 - 10:00
Grazie a Stephanie Wyss, la piazza finanziaria è finita nel mirino degli scioperi per il clima.
Stephanie Wyss
L’attivista climatica di famiglia borghese
Grazie a Stephanie Wyss, la piazza finanziaria è finita nel mirino degli scioperi per il clima.
Tuttavia, la ventiquattrenne bernese non ha sempre vissuto in modo sostenibile. In questa intervista, ci spiega cos’ha imparato dalle sconfitte e in quali ambiti oggi scende a compromessi.

Clima

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Questi sondaggi non hanno, ovviamente, un valore statistico. Si tratta di rilevazioni aperte a tutti, non basate su un campione elaborato scientificamente. Hanno quindi l'unico scopo di permettere ai lettori di esprimere la propria opinione sui temi di attualità.

La bernese Stephanie Wyss (24) è conosciuta come uno dei volti del movimento per il clima: tiene discorsi durante le manifestazioni, è stata intervistata da numerosi giornali e discute pubblicamente con i rappresentanti delle banche in merito al ruolo della piazza finanziaria nella crisi climatica. «Grazie agli istituti finanziari, abbiamo una leva importantissima per fare qualcosa per il clima a livello locale e globale», ha dichiarato una volta. Oggi Wyss fa parte ad esempio della coalizione BNS che si batte per una piazza finanziaria ecologica.

Stephanie Wyss, lei è cresciuta in una famiglia per cui la crisi climatica non era un tema centrale. Come mai ora è così interessata?
Da quando sono piccola sono consapevole che tante persone non stanno bene come me. Spesso mi colpiva il contrasto tra la mia vita e la vita altrove. Non capivo perché esisteva questa differenza e la trovavo ingiusta. A 18 anni ho letto il libro «E venne chiamata Due Cuori» di Marlo Morgan che descrive come gli aborigeni vedono la nostra società e come vivono loro stessi. Mi ha profondamente colpito quanto siano legati alla terra e ai propri simili. Questo mi ha portato a comprendere ancora meno la nostra società.

Ha deciso però di non vivere nell’incertezza e di diventare attivista.
Proprio così. Essere attiva politicamente mi ha aiutata a combattere il disagio e il senso di impotenza che provavo. Agli inizi del movimento per il clima con Greta Thurnberg, sono stata travolta dall’incendio scatenato dal movimento. Allora non vivevo in modo sostenibile e non sapevo granché della crisi climatica. Non sapevo quanto le mie azioni e la sopravvivenza del pianeta fossero interconnesse. È cambiato tutto molto in fretta. E ho capito naturalmente che non dobbiamo cambiare solo in grande ma anche in piccolo. In tutto ciò che facciamo. Nel frattempo sono ad esempio diventata vegetariana.

Un’attivista climatica di famiglia borghese: sicuramente ci saranno dei conflitti.
Non capivo perché la mia famiglia non fosse preoccupata. Mi sentivo abbandonata, incompresa e spesso attaccavo il loro comportamento: «dovete davvero prendere l’aereo per un weekend lungo? Non vi importa proprio nulla del clima?!». Non era una bella situazione.

Gli scontri sono parte dell’attivismo. È riuscita a cambiare qualcosa?
Sì. Mia nonna ha deciso ad esempio che per il suo ottantesimo compleanno saremmo andati tutti a Parigi con il treno invece dell’aereo. Ha inoltre deciso di puntare su investimenti sostenibili. E quando si è accorta che molti di questi non sono poi davvero realmente sostenibili, mi ha portato con sé senza esitare a un colloquio di consulenza con la sua banca.

La piazza finanziaria è il suo cavallo di battaglia. Come mai ha deciso di puntare proprio su questo settore?
Le banche con i loro miliardi hanno un’influenza importante sul mondo e quindi anche sulla crisi climatica: sarebbe ingiusto che continuassero a sostenere imprese che alimentano la crisi. Al secondo incontro nazionale dello sciopero per il clima, ho quindi fondato un gruppo che si impegna per banche sostenibili. Le nostre richieste di trasparenza e per lo stop a investimenti in imprese «sporche» sono state ben accettate dal movimento. Abbiamo quindi scritto lettere a un centinaio di banche svizzere. Qualcosa si è mosso: le banche hanno voluto parlare con noi.

Lei ha studiato sociologia e non sapeva nulla del sistema bancario.
È vero. Ma quando mi appassiono a qualcosa, allora è un vero e proprio incendio. Ho raccolto le informazioni necessarie per organizzare un discorso costruttivo e convincere il mio interlocutore. Molte banche hanno realmente elaborato soluzioni. Alcune erano buone ma altre sono state deludenti: le loro proposte non corrispondevano alla mia idea di un mondo migliore. Come possono le banche come UBS, che continuano a investire nelle energie fossili, offrire investimenti sostenibili?

Un brutto colpo. Ha potuto imparare qualcosa da tutto ciò?
Sono riuscita a liberarmi dalla sensazione che salvare il pianeta fosse una mia responsabilità. Io faccio del mio meglio ma guardo anche a me stessa. Ho smesso di dare la colpa agli altri e di vivere costantemente in lotta. Finivo per rivoltare queste emozioni anche contro me stessa. Il confronto con le banche mi ha mostrato che a lungo termine abbiamo bisogno di un nuovo sistema. Uno che non metta il profitto al primo posto ma il benessere di tutti. È positivo per me potermi impegnare per questo ideale.

In conclusione: se avesse la possibilità di dare un consiglio a tutti gli svizzeri per vivere una vita più sostenibile, quale sarebbe?
Dovremmo fermarci a riflettere su ogni nostro comportamento e chiederci: voglio davvero contribuire a questa cosa?

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