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LUGANO

«È stata contattata per la prima volta solo il giorno prima dei fatti»

Si è aperto il terzo giorno del processo per la rapina alla gioielleria Taleda di Lugano. La parola alle difese degli ultimi quattro imputati
Rescue Media
Si è aperto il terzo giorno del processo per la rapina alla gioielleria Taleda di Lugano. La parola alle difese degli ultimi quattro imputati

Al via il terzo giorno di dibattimento per il processo della tentata rapina alla gioielleria Taleda di Lugano. Nella giornata di ieri, la mattina è stata dedicata alla lunga requisitoria del procuratore pubblico Simone Barca, mentre nel pomeriggio hanno preso il via le arringhe difensive. A esprimersi, finora, sono stati gli avvocati difensori di quello che è emerso essere il capo (e la mente) della banda e di altri due componenti del quartetto che ha materialmente agito all'interno del negozio in via Pessina.

11:40

«È stata contattata per la prima volta il giorno prima dei fatti»
La 30enne, spiega la difesa, è stata contattata all’ultimo momento solamente per sostituire un’altra persona che si era tirata indietro. E per lei non era prevista alcuna quota del bottino della rapina ma solamente il compenso di 5000 euro per il trasporto di un passeggero. «Lei rimane nel parcheggio per un’ora e mezza circa, fumando tranquillamente. Un comportamento difficilmente conciliabile con quello di chi sa che a poca distanza sta avvenendo una rapina aggravata con delle armi da fuoco. Lei resta lì, fino a quando non viene informata dell’accaduto, ricevendo il link dell’articolo» già citato. «Era semplicemente convinta di dover attendere il ritorno del passeggero» che aveva accompagnato a Lugano. «È stata contattata per la prima volta il giorno prima dei fatti».

11:35

«Lei, con la rapina, non c'entra»
Tocca infine la difesa alla settimana (e unica donna) imputata nel procedimento. La 30enne albanese era stata “reclutata” dal 36enne albanese (con cui aveva al tempo una relazione) per accompagnare una persona attraverso il confine. La donna, ribadisce l’avvocato Paride De Stefani, ha appreso della rapina solo successivamente, da un portale di notizie. Solo dopo aver ricevuto un messaggio del 36enne che le diceva: «Abbiamo fatto una cazzata». E, aggiunge la difesa, «è pacifico che i fatti contestati non sono costitutivi di rapina».

11:29

Le aggravanti «non sussistono»
L’avvocato Morelli ha infine messo in fila tutti i “non” relativi al contributo del 36enne albanese nel tentato colpo. «La sua colpa non può essere paragonata a quella di chi entra nella gioielleria». Le aggravanti, sostiene la difesa, «non sussistono». La richiesta è quindi per il proscioglimento dai reati di rapina aggravata in correità - con una pena non oltre i 12 mesi in caso di rapina semplice - e l’immediata scarcerazione.

11:05

«La fase decisiva avviene senza di lui»
Il 36enne, evidenzia la difesa, «non viene trovato con armi. non viene trovato con strumenti da scasso». Il suo ruolo era, sostiene, largamente limitato al trasporto e «alla ripulitura» dell’appartamento utilizzato come base logistica oltre il confine, a Malnate. Come già detto, durante l’esecuzione del colpo, lui non si trovava in Svizzera. In sostanza, «la fase decisiva avviene senza di lui».

10:52

«Non deve essere giudicato per ciò che hanno fatto gli altri»
Dopo una breve interruzione, prende la parola l’avvocato Marco Morelli, difensore del 36enne albanese. «Non deve essere giudicato per ciò che hanno fatto gli altri», esordisce l’avvocato, sottolineando che non solo il suo assistito non è entrato nel negozio, ma che «al momento della rapina non si trovava sul suolo svizzero». A essere messo in discussione, anche in questo caso, è il ruolo dell’assistito. «Il coautore deve fare il disegno criminoso e fornire contributo per essere considerato tale», motivo per cui viene chiesto il proscioglimento dal reato di rapina aggravata in correità. «Occorre provare che abbia aderito con coscienza e volontà a quel preciso progetto delittuoso. La responsabilità penale è personale e non deriva dalla vicinanza. In un processo di gruppo, il pericolo è evidente: ciò che viene imputato a uno viene poi esteso a tutti».

10:13

Correo o complice? «Non era il regista né l’attore protagonista»
Il 51enne «è incensurato. Non ha mai commesso una rapina. Si è sempre comportato bene durante la sua carcerazione. E ha avuto un ruolo marginale. L’autista. È sempre stato in macchina. E non ha preso parte alla riunione, a Vienna» per organizzare il colpo, ha proseguito l’avvocato della difesa. Correo o complice della rapina? «Non bisogna guardare solo a chi fa cosa, ma valutare il peso complessivo della persona nell’economia della rapina», ha sottolineato Cattaneo, citando quanto stabilito dal Tribunale federale. Il 51enne «non aveva alcun ruolo di controllo sulla rapina né svolgeva un ruolo essenziale». Insomma, «non era il regista né l’attore protagonista», ma «si è limitato a fornire quanto gli era stato chiesto». La richiesta è quindi la derubricazione da correo a complice e, in generale, una «pena massicciamente ridotta e contenuta in al massimo 3 anni».

10:06

«Banda a geometria variabile? Allora la banda non esiste»
È il turno della difesa del 51enne austriaco, il quinto imputato. «Non voglio minimizzare l’accaduto né chiedere un’assoluzione impossibile», ha esordito l’avvocato Pascal Cattaneo che ha poi messo in discussione il quadro presentato dal pp Barca. «L’atto di accusa del procuratore pubblico disegna un quadro monolitico. Dove la parola banda diventa il tappeto sotto il quale nascondere responsabilità e consapevolezza dei singoli». La difesa ha proseguito nelle sue contestazioni anche in merito al concetto di banda a «geometria variabile», come descritta dall’accusa. «Definire la struttura a geometria variabile significa riconoscere, implicitamente, che questa struttura non esiste». La difesa chiede quindi il proscioglimento dall’aggravante della banda.

09:57

«È stato l’utile idiota della rapina»
La difesa del 36enne ha sottolineato che le sue mani non hanno mai toccato le armi. «Ha la colpa di essersi aggregato alla rapina ed essere entrato nel negozio», ma senza avere un ruolo centrale nell’ideare il colpo e nel progettarlo. «È stato, mi perdonerà, l’utile idiota della rapina» e ha agito, «scegliendo la via peggiore», per provvedere a un momento di difficoltà dopo aver perso il lavoro. «La colpa del mio assistito resta grave, ma» in virtù della sua condotta e del suo ruolo effettivo, la difesa chiede una pena detentiva «non superiore a 4 anni». Il pp, lo ricordiamo, ha chiesto 8 anni e 3 mesi.

09:50

«Si è arreso subito, non può essere irrilevante»
«All’arrivo della polizia, la rapina per lui era terminata». Il fatto che «si sia immediatamente arreso, non può essere irrilevante», ha proseguito l’avvocato, insistendo sul fatto che il 36enne non solo non ha mai commesso rapine, ma non ha proprio alcun precedente penale. «Non risulta da nessuna parte che ci fosse l’intenzione di effettuare altri colpi né che conoscesse il background criminale dei suoi correi», ha affermato, chiedendo di far cadere l’aggravante dell’aver agito in banda.

09:42

«Ha sbagliato ma non è un Pink Panther»
«La posizione del mio assistito è diversa», esordisce l’avvocato Stefano Stillitano, difensore del quarto imputato, ultimo membro del gruppo che è entrato nel negozio. «Ha sbagliato ma non è un Pink Panther. In passato non ha mai commesso reati». E ha proseguito ridimensionando in un certo senso anche l’accaduto. «In Ticino sono stati commessi reati più gravi». Il difensore ha poi contestato anche le modalità imputate al 36enne serbo. «Ha partecipato ma mai come ideatore”. Compiti di bassa manovalanza. “Non ha toccato le pistole. Non ha tenuto durante la rapina una condotta che può essere anche solo lontanamente pericolosa. Nemmeno ha fatto in tempo ad aprire lo zaino che è arrivata la polizia». E quando è arrivata la polizia «è rimasto immobile».

09:34

Terzo giorno
Si apre il terzo giorno di dibattimento per la tentata rapina alla gioielleria Taleda. Ieri, il procuratore pubblico Simone Barca ha formulato richieste di pena che vanno dai 3 anni e 10 mesi ai 15 anni. Il quadro tracciato dal pp è stato chiaro: era un banda ben organizzata che ha agito seguendo un piano dettagliato. Conclusa la requisitoria, è stato il momento delle difese. Il capobanda ha contestato il reato di tentato assassinio e, più in generale, tutte gli avvocati difensori che si sono espressi finora hanno chiesto sensibili riduzioni di pena, contestando in particolare l’appartenenza alla rete criminale dei Pink Panthers.

09:25
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