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Merlani: «Alcuni collaboratori hanno espresso la volontà di non vaccinarsi»

Paolo Bianchi e il Professor Paolo Merlani fanno il punto sulla situazione epidemiologica in Ticino

Tema di questo incontro non sarà la campagna di vaccinazione, per la quale è prevista una conferenza stampa che si terrà domani

Ultimo appuntamento dell'anno, dal Palazzo delle Orsoline, per l'aggiornamento periodico con le autorità cantonali sulla situazione epidemiologica e ospedaliera in Ticino legata alla diffusione del nuovo Coronavirus.

Presenti, oggi, Paolo Bianchi e il Professor Paolo Merlani, rispettivamente direttore della Divisione della salute pubblica / coordinatore del Dipartimento della Sanità e della socialità (DSS), e Direttore medico del Servizio di medicina intensiva dell’Ente Ospedaliero Cantonale (EOC) / Direttore sanitario dell’Ospedale Regionale di Lugano.

Tema di questo incontro non sarà la campagna di vaccinazione, per la quale è prevista una conferenza stampa che si terrà domani mattina alle 11.

 

16:07

Bianchi: «Siamo soddisfatti dei risultati delle adesioni nelle case anziani, senza giudicare chi non intende fare il vaccino. Un dato molto positivo se si pensa che la comunicazione dalla Confederazione è arrivata poco prima di Natale. Il dato fa ben sperare per l'adesione in tutto il settore sanitario prima, nella popolazione poi». 

16:05

Sul vaccino, Merlani: «C'è una buona disponibilità tra i collaboratori a vaccinarsi. Alcuni hanno espresso la volontà di non volersi vaccinare. Molti però si sono già ammalati, quindi è magari per questa ragione che hanno scelto di dire no al vaccino. Vi sono segnali indiretti dalle case per anziani che sono molto interessanti e promettenti e che lasciano sperare che il tasso sia abbondantemente sopra il 60%».

16:04

E' il momento delle domande

16:03

Merlani: «Vi chiedo a tutti un regalo: rispettate i comportamenti corretti. E' un gioco di squadra e solo tutti insieme vinceremo. Ognuno dovrà fare la propria parte». 

16:03

Merlani: «Attualmente siamo confrontati anche con una certa stanchezza del personale. C'è una tenacia e una resilienza che mi fa commuovere ogni giorno. Abbiamo organizzato una turnistica per farli stancare un po' meno e per garantirgli qualche giorno di vacanza. Per non farli crollare. Attualmente il 10% poi è confrontato con la malattia personale. Sembra poco, ma sono cifre che hanno un impatto sulla gestione. Confidiamo nel vaccino. Altro problema i nosocomi, siamo stati costretti a chiudere per le visite per salvaguardare la salute di pazienti e di chi ci lavora». 

16:00

Merlani: «Attualmente abbiamo un 79% dei posti totali occupati. Che sarebbe del 142% se non ci fossimo attivati».

15:57

Merlani: «La seconda ondata è poi arrivata. Siamo riusciti a creare 38 posti normali e 71 posti covid. Per un totale di 109 posti. Partendo da 53. Devo dire che è difficile continuare su questa situazione. Dove possiamo arrivare? A circa 130 posti totali. Avremo circa 36 posti in meno per i pazienti non covid. Questo è un equilibrio molto fragile e trovarlo dipende da tanti fattori: dalla durata della crisi ad esempio, o dalle operazioni per tumori gravi». 

15:55

Merlani: «Finita la prima ondata eravamo certi che sarebbe arrivata la seconda. Abbiamo dovuto rimontare i reparti di medicina intensiva, rimontare le sale operatorie, riaperti i pronto soccorso, riattivati gli ambulatori e recuperate le operazioni che erano in ritardo. E siamo riusciti a recuperare esami e visite. Nonostante quindi sapessimo che sarebbe arrivata la seconda ondata dovevano comunque agire. Abbiamo cercato poi le risorse umane e abbiamo formato 30 infermieri di medicina intensiva.  Abbiamo preparato i blocchi di prontezza per ritornare allo status quo in 24/48 ore. E poi abbiamo migliorato cablaggi, sistemi informatici e tutto quanto era migliorabile».

15:52

Merlani: «Siamo partiti con 53 posti di medicina intensiva prima della prima ondata. Siamo arrivati con 34 posti per pazienti non covid e 108 per pazienti covid. Il limite? Le risorse umane. Quello è mancato per crescere ancora».

15:50
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15:38

Merlani: «In Ticino abbiamo quasi il 100% di infermieri che lavorano in medicina intensiva che sono specializzati. Una fortuna. Questo ha permesso di certificare 53 posti in ticino che si possono occupare di medicina intensiva». 

15:37

Merlani: «Un infermiere di cure intense è un infermiere diplomato e poi specializzato con altri 2 anni di studio. Persone quindi rare e care da formare. I medici di medicina intensiva, invece, hanno una specialità ad hoc che dura 5 anni. Poi lavorano altre figure che devono essere preparate. Un paziente leggero di medicina intensiva ha bisogno di un team di 5 infermieri, Quelli più malati hanno bisogno fino a 15 infermieri a testa». 

15:35

Merlani: «La medicina intensiva si occupa della presa a cario di coloro che stanno per morire, ma che possono essere salvati. E' praticata da team specializzati e in un luogo dedicato con un apposito equipaggiamento. Le cure continue sono strutture che si fanno carico di pazienti meno gravi e che hanno bisogno di una densità infermieristica un o' meno bassa. La ventilazione, tuttavia, è possibile anche in queste strutture».

15:32

Merlani: «Parlerò in particolar modo della medicina intensiva, mondo che non è stato mai troppo approfondito in questi mesi».

15:31

Bianchi: «Abbiamo una speranza davanti, quella della vaccinazione, ma ci vorranno tanti mesi. Quindi dobbiamo continuare a mantenere alta l'attenzione limitando i contatti e applicando sempre le regole». 

15:30

Bianchi: «All'ospedale di Locarno abbiamo visto un aumento importantissimo d'infermieri specializzati, con un aumento del 255%. Oltre a un aumento del 63% di medici».

15:28

Bianchi: «I 333 pazienti ricoverati attualmente si trovano: 114 a La Carità, 118 alla Clinica Luganese Moncucco, 45 all'Italiano. Gli altri tra Faido, Castelrotto, Novaggio e Brissago»

15:25

Bianchi: «Sono 1150 i letti acuti, 1350 comprese le strutture di riabilitazioni disponibili. Oggi abbiamo un dispositivo che deve mantenere un equilibrio tra pazienti covid e altre patologie di ricovero. Un dispositivo che offre 528 letti, quindi circa il 40% dei letti di tutto il cantone da attrezzare per questa patologia». 

15:22

Bianchi: «Lo sappiamo con un certo ritardo, le curve seguono lo stesso andamento. La settimana scorsa abbiamo toccato la quota di 350 decessi raggiunta durante la prima ondata e continuano in maniera costate. Il tasso di letalità in percentuale è elevato, ma va detto che anche tanti grandi anziani ce la fanno a sconfiggere il coronavirus». 

15:21

Bianchi: «Sui pazienti ospedalizzati le conclusioni sono sempre le stesse. Anche qui registriamo una stagnazione a livelli alti. Lo stesso per le cure intense. Abbiamo il 40% in più di pazienti rispetto alla prima ondata. La durata media di degenza resta la stessa rispett alle due ondate, circa 10 giorni in media». 

15:18

Bianchi: «Anche per le ospedalizzazioni confermiamo la stagnazione con circa 30 pazienti al giorno di media. Ormai da due mesi. Fanno seguito anche delle dimissioni, ma non allo stesso ritmo. Nei nuovi ospedalizzati abbiamo 933 persone nella prima ondata, oltre 1700 nella seconda. Nei prossimi giorni, insomma, raggiungeremo il doppio dei pazienti ricoverati nella prima ondata».

15:15

Bianchi: «Aggiornato alla settimana 52, quindi alla scorsa domenica, abbiamo un dato stabile attorno al 20%: quello di positività al test. Anche questo molto alto. In termini di positivi vediamo una stagnazione su livelli importanti dei dati da metà ottobre/inizio novembre».

15:11

Bianchi: «Abbiamo ad oggi 273 persone positive, per quanto riguarda le diagnosi effettuate ieri. La settimana scorsa 255 e quella precedente 213. Quindi registriamo una leggera crescita. I pazienti ricoverati sono 376. Da settimane siamo vicini al picco di questa seconda ondata. Stesso discorso per i pazienti in cure intese, 43, molto elevato».

15:09

Bianchi: «Per quanto riguarda il tasso di riproduzione R in Ticino, secondo gli ultimi dati disponibili, dal 14 dicembre, siamo a un dato leggermente inferiori al valore 1. Ciò testimonia la stagnazione in atto».

15:08

Bianchi: «Il Ticino resta primatista. 916 casi su 100mila abitanti su 14 giorni. Siamo circa del 50% superiori alla media svizzera».

15:04
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Ultimo aggiornamento: 2021-10-18 03:20:52 | 91.208.130.86