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PRO JUVENTUTE
15.11.2018 - 07:000

La rabbia dei giovani

Oggi i ragazzi non sono in grado di riconoscere le emozioni, e di gestirle in modo adeguato

 

Un paio di giorni fa mi sono confrontato con un docente di una scuola professionale. Una vecchia conoscenza dei tempi della scuola che ha scelto di insegnare materie umanistiche. La – breve – discussione è subito andata sul tema di quello che un tempo si definiva educazione all'uso delle emozioni e dei sentimenti. Oggi questo tema è vittima di una sorta di paradosso: gli si dà molta importanza ma gli si dedica poco spazio.

Se da una parte è importante saper riconoscere la rabbia, altrettanto importante è saperne identificare le differenti graduazioni, timbri, riverberi. La rabbia in quanto tale – così come tutte le emozioni – può tornare infatti utile a vari scopi, anche in educazione.

Sembrerebbe, a detta di questo docente – che la sa molto lunga – che oggi molti ragazzi (stiamo parlando di sedicenni) non siano in grado di saper riconoscere le emozioni e di saperle gestire in modo adeguato. Tutto diventa subito incandescente o tutto si smorza immediatamente, come se nulla fosse accaduto.

È un tema delicato, poiché poi sulla base delle emozioni a volte si prendono anche delle decisioni che non sempre risultano essere le migliori.

E come fare a educare ad un uso consapevole delle proprie emozioni? Non bisogna andare molto lontano; ogni adulto può iniziare a farlo, incominciando dal fatto di parlarne con il giovane, confessando di provarne egli stesso, riconoscendole per quello che sono (da dove vengono e dove possono portare) eccetera… In un colloquio schietto e ben formulato si possono davvero raggiungere eccellenti risultati, anche senza essere dei professionisti dell'educazione.

Articolo di Ilario Lodi, Responsabile Pro Juventute Svizzera italiana
 

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