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PRO JUVENTUTE
23.08.2018 - 07:000

Perché pagare per le politiche dell'infanzia e della gioventù?

Il volontario, per quanto prezioso possa essere, non è sufficiente. Serve personale qualificato e formato, e giustamente retribuito

 

La formazione professionale, lo sappiamo, è molto spesso ritenuta un elemento essenziale per il progresso dei contesti e delle persone. E probabilmente, almeno a determinate condizioni, è così, a patto di non far diventare la formazione stessa un alibi per sollevarsi dalla fatica di pensare al senso di ciò che si sta facendo (basterebbe chiedere ad un qualsiasi imprenditore di narrare le assurdità che emergono da alcuni curricula se confrontati, poi, con l'esperienza reale di ciò che quella persona sa effettivamente fare e trasmettere). È quindi curioso scoprire che in ambito educativo, fatta eccezione, diciamo, per scuola e per la prima infanzia, l'educazione – intesa qui come opportunità di crescita, di sviluppo morale, intellettuale e fisico delle persone – possa essere concepita e realizzata anche da chi da una formazione educativa non ci è nemmeno passato.

Mi spiego. Il generosissimo e importantissimo volontariato che si attua in stretta relazione con i bambini e i giovani è ovviamente il benvenuto. Ciò non toglie, però, che l'educazione extrascolastica di detti bambini e giovani non possa essere realizzata unicamente sotto forma di uno spontaneo, generoso, disinteressato e prodigo di buoni intenti, volontariato o, per ben che vada, da qualcuno che in un modo o nell'altro ha, professionalmente, avuto a che fare ad esempio con temi legati al movimento, allo sport, all'ascolto.

Una volta mi sono sentito dire che le politiche dell'infanzia e della gioventù non possono essere retribuite poiché "anche il maestro della federale ginnastica lavora a gratis". Sono – lo confesso – rimasto basito. Se vogliamo che il nostro paese cresca, dobbiamo anche immaginarci che la formazione di coloro che si prendono cura dei nostri bambini e giovani al di fuori della scuola sia curata, efficace e sensata. Questa formazione, se realizzata secondo le regole dell'arte, va riconosciuta. Quindi: anche finanziariamente corrisposta. Starà poi a chi si fregia di questo o di quel titolo a dimostrare di saperci fare.

Articolo di Ilario Lodi, Responsabile Pro Juventute Svizzera italiana
 

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