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«Non ci sono abbastanza ragazze vergini»: dentro la manosfera e l’odio contro le donne

Viaggio dentro la manosfera: tra incel, influencer misogini e interessi economici.
Viaggio dentro la manosfera: tra incel, influencer misogini e interessi economici.

Fino a pochi anni fa, il termine "manosphere" era conosciuto da pochi, ma dopo l'enorme successo della serie tv "Adolescence" (ne abbiamo parlato qui) un gran numero di persone è venuta a conoscenza dell'esistenza di una simile realtà. Ha contribuito alla diffusione del termine anche il recente documentario su Netflix "Dentro la manosfera" del regista Louis Theroux. Un documentario che ha raggiunto la prima posizione tra i filmati più visti in Svizzera sulla nota piattaforma. Un filmato che puo' essere un pugno nello stomaco per alcuni: vengono passati in rassegna popolari influencer e tiktoker dichiaratamente misogini, che trascorrono le giornate in palestra e a coltivare il mito del macho virile, amano muscoli e testosterone, odiano i gay e la debolezza. I loro contributi social sono tutti imperniati sull'insegnamento di "come si diventa dei veri maschi". Tutti danno gli stessi consigli: dedicarsi al culto di sé stessi, guadagnare tantissimi soldi e trattare le donne come esseri subalterni e inferiori, e quasi sempre in un'ottica prettamente sesuale.

Di cosa si tratta - Il termine manosphere, italianizzato in manosfera, indica, in maniera generica, tutti coloro che propagandano ideali misogini, opponendosi a una supposta deriva sociale woke e femminista. La cosa può sembrare un paradosso, visto il numero crescente di femminicidi e reati violenti a danno delle donne, ma coloro che aderiscono a questa visione del mondo sono realmente convinti di essere dalla parte della ragione. Tale modo di vedere viene poi rafforzato dalla crescente popolarità di influencer che fondano il proprio successo sulla costruzione di un ideale machista dove l'uomo è l'elemento forte della coppia che deve proteggere, o per meglio dire usare e manipolare, la compagna di turno. Il culto del corpo e della forza fisica, unito a slogan di facile presa, hanno attirato nel tempo un numero crescente di giovani uomini che si sentono incompresi e messi ai margini della società e che incolpano di questo loro stato la categoria femminile. La donna viene di conseguenza oggettificata, come mero mezzo di piacere sessuale e visibilità sociale. E diventa obiettivo di offese e minacce oltre che accusata di essere la vera causa delle frustrazioni maschili.

NetflixThe Adolescence

I gruppi - Come riportato dal Post, secondo recenti studi sulla manosfera, esistono sostanzialmente quattro gruppi: "Men's rights activists", Mra, ossia gli attivisti per i diritti degli uomini, che ritengono che determinate leggi, quali quelle sul divorzio e l'affidamento dei figli siano troppo vantaggiose per le donne a danno degli uomini, "Men going their own way", Mgtow, ossia gli uomini che vanno per la loro strada ed evitano il genere femminile in quanto fonte di guai e sofferenza, "Pick up artist", Pua, ossia gli artisti del rimorchio, specializzati in tecniche di seduzione fondati su stereotipi di genere negativi e, infine, gli Incel.

Le stragi: da Isla Vista a Toronto - Questi ultimi rappresentano sicuramente il gruppo più noto, anche grazie al già citato Adolescence, e rappresentano “i casti non per scelta” che ritengono di essere condannati a non avere una partner in quanto rifiutati da donne troppo selettive e ingiustamente esigenti. Gli Incel (di cui abbiamo parlato anche qui) sono spesso balzati agli onori della cronaca per essersi macchiati di atroci delitti, come nel caso di Elliot Rodger, autore della strage di Isla Vista nel 2014. Il giovane ventiduenne uccise sei persone e ne ferì quattordici con colpi d'arma da fuoco, accoltellamenti e speronamenti con l'automobile nei pressi della California University a Santa Barbara, per poi spararsi a sua volta. Prima di compiere la strage, Rodger inviò via email a una trentina di persone una sorta di manifesto, intitolato "My Twisted World: The Story of Elliot Rodger", Il mio mondo contorto: la storia di Elliot Rodger, nel quale diceva di essere stato rifiutato dalle donne, e di invidiare gli uomini sessualmente attivi, imputando la propria esistenza di solitudine anche a motivazioni razziali, essendo «solo mezzo bianco (…) e di essere nato come un pezzo di m... asiatico». Nel 2018, a compiere una strage per motivi simili, fu Alek Minassian a Toronto, in Canada, lanciando il suo furgone tra la folla e uccidendo dieci persone, mentre lo studente londinese Dihan Rahman è stato arrestato prima che desse vita ai suoi piani stragisti, avendo minacciato di voler uccidere delle persone a San Valentino.

Elliot RodgerL'autore del massacro di di Isla Vista. Uccide sei persone perché non riusciva ad avere una fidanzata

L'algoritmo propone Andrew Tate - Mentre un tempo, come detto, chi ricercava le pagine social di questi gruppi, ancora di nicchia, lo faceva volontariamente, attualmente gli algoritmi hanno favorito il diffondersi di queste ideologie, grazie al sistema per cui sulla base delle ricerche precedenti di un utente gli si propone dei contenuti affini a i suoi interessi. Come detto al Post dalla dottoressa Beatrice Petrella, giornalista e autrice del podcast Oltre, una inchiesta sugli Incel in Italia, «oggi se tu crei un account su TikTok e dici di essere un adolescente maschio, l'algoritmo ci mette pochissimo a proporti di Andrew Tate», il discusso e pluripregiudicato campione di kickboxing considerato una vera autorità in materia e divenuto celebre proprio per i suoi video ad alto contenuto di misoginia nei quali afferma che le donne siano desiderabili solo se vergini e bisognose dell'aiuto degli uomini che devono invece sempre dimostrarsi forti, fisicamente atletici e performanti. Quello della manosphere è un fenomeno fortemente radicato negli Stati Uniti, dove quasi due terzi degli uomini, di età compresa tra i 16 e i 25 anni, dichiarano di visitare le pagine social di uomini e influencer misogini, mentre nel Regno Unito, secondo l'organizzazione The Children's Society il 63% dei ragazzi segue online gli influencer della manosfera, un terzo dei ragazzi appartenenti alla Gen Z ritiene che la donna sia subordinata all'uomo e un ragazzo su sei di età compresa tra i 6 e i 15 anni, ha un'opinione positiva di Andrew Tate. In Australia, il 31% dei giovani appartenenti alla Gen Z ha convenuto che la moglie debba obbedire al marito.

ImagoAndrew Tate

La manosfera in Africa - Negli Stati Uniti, e in Europa, il fenomeno della manosfera è presente da diversi anni mentre rappresenta una novità nel Continente africano dove stanno andando ad affermarsi un numero sempre maggiore di influencer misogini. Come raccontato dal Guardian, Sunita Caminha, responsabile della Un Women per la fine della violenza contro le donne e le ragazze nell'Africa orientale e meridionale, l'esordio della manosfera risale a circa cinque anni fa, andando di pari passo con la proliferazione di contenuti misogni online. Per Awino Okech, professore di studi femministi e di sicurezza alla Soas University di Londra, «c'è una linea retta tra blog e canali YouTube che denigrano le donne alla violenza fisica, incluso il femminicidio. Questo si vede nel linguaggio usato dagli uomini per 'spiegare' perché hanno ucciso delle donne». Tra gli influencer di spicco della nuova ondata misogina africana c'è il keniota Amerix, vero nome Eric Amunga, che si definisce un esperto della salute riproduttiva e promuove «un approccio olistico al benessere degli uomini». Seguito da oltre 2 milioni di follower su X, 160.000 su Facebook e 15.000 su Whatsapp, Amerix dispensa consigli misogini del tenore «non dormite con le t...e» o di «proteggere la propria energia sessuale dai predatori sessuali» praticando il sesso orale. Su X, Amerix ha affermato che la «più grande bugia mai raccontata fosse: "se dai potere a una donna, dai potere a una comunità (…)". È solo un uomo che può potenziare una comunità, e questo inizia quando diventa padre e un leader della propria famiglia».

«Mancano vergini» - Denigra le donne «grasse» e gli «simps, ossia gli uomini che trattano con deferenza le donne. Sempre dal Kenya viene Andrew Kibe, con oltre 420.000 iscritti su YouTube, prima che gli venisse chiuso nel 2023 per «violazione dei termini di servizio». L'influencer ha un notevole seguito anche su X ed è autore di un libro '28 Commandments: A journey into Manhood' nel quale consiglia agli uomini di non condividere i propri problemi con le donne, critica il matrimonio moderno e la monogamia, e ritiene che i posti di lavoro siano «luoghi tossici» per gli uomini. Àgbà John Doe è un influencer di spicco della scena misogina nigeriana, e dal suo profilo su X dispensa consigli sulla mascolinità e la gestione delle finanze, oltre che opinioni censurabili su come debbano essere trattate le donne tra le quali, a detta sua, «mancano abbastanza vergini con cui andare in giro», mentre Naty Mon è una delle voci più influenti della manosfera etiope che si scaglia molto frequentemente contro il comportamento delle donne etiopi e delle femministe, strumentalizzando anche dei passi della Bibbia per dimostrare l'inferiorità delle donne nei confronti dell'uomo.

ImagoManifestazione contro la violenza e la discriminazione sessuale a Monaco

È (sempre) una questione di soldi - L'elenco di tali influencer potrebbe continuare, essendo il loro numero in costante crescita, ma più che i singoli nomi è interessante capire i motivi per cui questo fenomeno si sta rafforzando sempre più nel tempo. Uno di questi è sicuramente il profitto economico che gli influencer misogini riescono a ricavare grazie a questi contenuti, complici le piattaforme social. X, ad esempio ha introdotto nel 2023 il Creator Revenue Sharing, un sistema per cui gli utenti vengono ricompensati finanziariamente per la creazione di contenuti di successo, e questo sistema, come detto da Ugochi Ihe, che lavora per TechHer, un'organizzazione nigeriana che incentiva le ragazze a lavorare con la tecnologia, è alla base del problema. «Quando puoi pubblicare qualcosa sulla cultura incel su X e fare più soldi di uno stipendio mensile, questo è l'incentivo di cui queste persone avevano bisogno» ha detto Ihe al Guardian. Un altro motivo è il sentimento crescente di frustrazione e solitudine per sfogare il quale molti decidono di eleggere un bersaglio prestabilito, spesso le donne, sul quale sfogare tali emozioni negative.

«Molti si sentono vittime» - Come detto a Rolling Stone da Allysa Czerwinsky, ricercatrice presso l'università di Manchester ed esperta di maschilismo ed estremismo online, «molti si sentono vittime, sentono di avere poco spazio d'azione, hanno una bassa autostima e stanno attraversando un periodo di tumulto emotivo. Soprattutto i ragazzini, ma anche gli uomini adulti, non sanno bene a chi dare la colpa e queste ideologie offrono un capro espiatorio davvero facile». È importante sottolineare, infine, come la misoginia non sia appannaggio solo di questi discussi personaggi, e di coloro che li seguono online, ma si diffonde, in maniera strisciante e subdola, anche adottando un certo gergo apparentemente colloquiale e "scherzoso" nel quale, però, possono rinvenirsi tutti gli stereotipi di genere di cui la manosfera si nutre e che andrebbero censurati con sempre maggiore forza.


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