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"Sicurezza in cambio di petrolio", un matrimonio ancora vivo (nonostante tutto)

L’evoluzione dei rapporti tra Washington e Riad spiegata dall’ex ambasciatore americano Gerald Feierstein.


Le relazioni diplomatiche tra Arabia Saudita e Stati Uniti sembrano aver raggiunto i minimi storici. La decisione dell’OPEC+ (l'Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio) di ridurre la produzione di greggio malgrado le richieste di Washington di fare l’opposto, ha gelato un rapporto già compromesso. Eppure, malgrado la volontà di Riad di emanciparsi dall'alleanza con Washington, entrambi gli attori sembrano aver bisogno l'uno dell'altro a medio-lungo termine. 

«Ci saranno conseguenze», ha tuonato Joe Biden. Toni minacciosi che non sono piaciuti alla famiglia reale saudita. Ma stiamo assistendo a una ridefinizione della storica alleanza tra i due Paesi? «Si è discusso molto a Washington sulla riduzione dell'impegno degli Stati Uniti nella difesa e nella sicurezza del regno. Ma in realtà non è nell'interesse della Casa Bianca vedere il sistema di difesa saudita meno efficiente e non in grado di difendersi contro i suoi avversari regionali, in particolare l'Iran», ci spiega Gerald Feierstein, ex ambasciatore americano in Pakistan, Arabia Saudita, Tunisia e Libano, e ricercatore presso il Middle East Institute. 

Bandar Algaloud/Courtesy of Saudi Royal Court/Handout via REUTERSIl principe ereditario saudita Mohammed bin Salman con il presidente degli Stai Uniti Joe Biden a Jeddah, Arabia Saudita (il 15 luglio 2022)

Come sono cambiate le relazioni diplomatiche tra Arabia Saudita e Stati Uniti?
«Nel corso degli anni, le relazioni tra i due Paesi sono state caratterizzate da una stretta cooperazione su questioni legate alla difesa e alla sicurezza regionale, oltre alla stabilità dei mercati energetici globali. Invece per altre questioni, come i diritti umani, il conflitto israelo-palestinese e l’estremismo religioso, i toni sono sempre stati più tesi. Man mano però che le opinioni sulla politica estera saudita si sono evolute, la leadership saudita è diventata più autonoma nel perseguire la sua visione dei propri interessi. I sauditi hanno sviluppato sempre più una prospettiva multipolare, con l'interesse a mantenere relazioni economiche e politiche più strette con Cina e Russia. Una decisione che di fatto si è trasformata in una nuova fonte di attrito nelle relazioni bilaterali con gli Stati Uniti».

Bandar Algaloud/Courtesy of Saudi Royal Court/Handout via REUTERSIl principe ereditario saudita Mohammed bin Salman con il presidente degli Stai Uniti Joe Biden a Jeddah, Arabia Saudita (il 15 luglio 2022)

Cosa può fare Biden in risposta alla decisione dell’OPEC+?
«Da una parte Biden cercherà di limitare l’impatto della politica petrolifera saudita sull’economia statunitense. Dall’altra, a livello globale, Washington vorrà massimizzare la produzione interna, continuando a utilizzare il petrolio delle riserve strategiche e accelerando il passaggio verso risorse rinnovabili. Due linee di una sola strategia che è già in corso da tempo».

Qual è la strategia politica dell'Arabia Saudita? 
«L'Arabia Saudita sta perseguendo una politica di grande potenza multipolare. Ha mantenuto le relazioni con gli Stati Uniti come suo principale partner di difesa e sicurezza, ma ha anche rafforzato le relazioni con la Cina come suo principale partner economico e ha ampliato le relazioni con la Russia come principale partner dell'OPEC+. I sauditi sono anche diventati più fiduciosi nella gestione dei loro interessi nel Golfo e nel Mar Rosso, dove si considerano un leader legittimo e una potenza regionale».

IMAGO / SNAIl ministro degli esteri russo Sergey Lavrov in un incontro con il Consiglio di cooperazione per gli Stati arabi del Golfo avvenuto a Riad (giugno 2022).

L'accordo "sicurezza in cambio di petrolio" è ancora efficace tra i due Paesi? 
«Sì, finché i combustibili fossili rimarranno una risorsa essenziale per l'economia globale e gli Stati Uniti manterranno il loro ruolo nel garantire la stabilità economica globale. È nell'interesse di Washington preservare la sicurezza nella regione del Golfo, in particolare l'Arabia Saudita».

Quanto le elezioni di Midterm hanno influenzato la risposta di Joe Biden? 
«L’amministrazione Biden ha percepito la decisione saudita di ridurre la produzione di greggio come una mossa per minare il partito democratico durante le elezioni di medio termine. Si spiega così sia la reazione aggressiva del presidente verso la casa reale, che alcune proposte molto radicali sulla possibile mossa di ritorsione degli Stati Uniti».

Keystone - EPA SAUDI PRESS AGENCYIl 21 settembre, la mediazione dell’Arabia Saudita, ha portato al rilascio di dieci prigionieri di guerra, tra cui cittadini marocchini, statunitensi, britannici, svedesi e croati, in quanto parte di uno scambio di prigionieri tra Russia e Ucraina.

Quale ruolo può svolgere Riad nel conflitto in Ucraina? 
«I sauditi hanno adottato alcune misure per dimostrare di avere una politica equilibrata all'aggressione russa in Ucraina e di non sostenere Putin, incluso l'impegno di assistenza umanitaria agli ucraini. Ma è improbabile che i sauditi possano svolgere un ruolo importante nel porre fine al conflitto. Il timore in Occidente è che la decisione dell'OPEC+ si traduca in un vantaggio per Putin».


Appendice 1

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Bandar Algaloud/Courtesy of Saudi Royal Court/Handout via REUTERSIl principe ereditario saudita Mohammed bin Salman con il presidente degli Stai Uniti Joe Biden a Jeddah, Arabia Saudita (il 15 luglio 2022)

Bandar Algaloud/Courtesy of Saudi Royal Court/Handout via REUTERSIl principe ereditario saudita Mohammed bin Salman con il presidente degli Stai Uniti Joe Biden a Jeddah, Arabia Saudita (il 15 luglio 2022)

IMAGO / ZUMA Wire

IMAGO / SNAIl ministro degli esteri russo Sergey Lavrov in un incontro con il Consiglio di cooperazione per gli Stati arabi del Golfo avvenuto a Riad (giugno 2022).

Keystone - EPA SAUDI PRESS AGENCYIl 21 settembre, la mediazione dell’Arabia Saudita, ha portato al rilascio di dieci prigionieri di guerra, tra cui cittadini marocchini, statunitensi, britannici, svedesi e croati, in quanto parte di uno scambio di prigionieri tra Russia e Ucraina.

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