Immobili
Veicoli

Benvenuti nel mondo dei No-sic: i negazionisti della siccità

Dopo i No-Vax e i No-mask si affacciano i No-sic, convinti che dietro l'emergenza idrica ci sia un complotto truffaldino


Il conto alla rovescia è già iniziato e le lancette del Climate Clock scorrono inesorabili verso la data X. Gli esperti indicano nel 1 gennaio 2028 il punto di non ritorno per il pianeta Terra, quando la temperatura, se le emissioni di CO2 rimanessero al livello attuale, subirà un rialzo di 1,5°C. Il cambiamento climatico in atto, a quel punto, non sarà più reversibile, con effetti devastanti quali la perdita di biodiversità, la sicurezza alimentare, l’esaurimento delle risorse idriche ed energetiche del pianete oltre che l’aumento di flussi migratori. Se le cose dovessero rimanere come ora, si stima che l’Africa perderà un terzo dei terreni coltivati a mais e metà di quelli a legumi, un miliardo di persone rischierà di essere sommersa dalle inondazioni a causa dell’innalzamento del livello del mare e le anomale ondate di calore porteranno all’estinzione di massa di vegetazioni e coralli ed allo scioglimento dei ghiacciai. Queste non sono le previsioni di capitani di sventura, che godono nel predire utopiche catastrofi, ma il risultato di studi decennali di esperti e studiosi che continuano a lanciare messaggi di allarme spesso inascoltati. Inoltre, nonostante chiunque di noi possa sperimentare nella propria vita gli effetti del cambiamento climatico in corso, come le estati sempre più torride, le inondazioni e frane sempre più frequenti, o i ghiacciai che continuano a ritirarsi, non sono pochi coloro che negano che tutto ciò sia vero. I Paesi del bacino del Mediterraneo, per esempio, sono alle prese con una emergenza idrica molto seria. Dal mese di dicembre del 2021 allo scorso febbraio, l’Italia, per esempio, ha ricevuto il 60% di neve e l’80% di pioggia in meno rispetto alla media stagionale. L’assenza di precipitazioni, unita ad un fine inverno particolarmente caldo, ha fatto precipitare il Paese in una crisi idrica come non si vedeva da oltre 70 anni ed in molte regioni italiane, per far fronte a tale problema, sono già state emanate delle misure per limitare l’utilizzo dell’acqua. Eppure, anche a fronte di questa drammatica emergenza destinata a causare danni per svariati miliardi di euro, c’è chi nega che il problema sussista realmente.

ReutersUn'immagine di questi giorni del Po, all'altezza di Boretto in provincia di Reggio Emilia.

La convinzione di un complotto

Al grido di ‘#siccitànelvostrocervello’, l’hastag lanciato sui social per denunciare “le bugie del governo italiano”, proliferano i gruppi di No-sic, coloro, appunto, che non credono all’emergenza siccità. In comune con gli altri gruppi di negazionisti-complottisti che abbiamo imparato a conoscere in questi anni, dai No-vax ai No-mask, anche coloro che affermano che “le foto del Po a secco sono vecchie”, sono convinti che dietro l’emergenza idrica ci sia un complotto truffaldino ad opera della leadership politica e dei mezzi di comunicazione, asserviti al potere statale, a danno dei cittadini per “portare gli agricoltori a vendere alle multinazionali”. I post pubblicati sui social media la dicono lunga sulla capacità critica dei No-sic che scrivono “non esiste alcuna siccità, solo un anno un po' più secco del solito” oppure “le dighe sono colme, quindi stanno trattenendo l’acqua alla fonte per creare siccità e rovinare i vostri raccolti. Andate a verificare e postate ovunque le prove, possibilmente con i droni”. C’è addirittura chi scrive “non fidatevi di quello che vi si racconta. Il fiume Po è un fiume falso. Quando vede i giornalisti si fa vedere secco, pallido e malato. Quando se ne vanno le telecamere si presenta così” e segue una foto, la cui data non è verificabile, del Po ricco d’acqua.

A finire nel mirino dei No-sic ci sarebbero Mario Draghi, presidente del Consiglio italiano, Attilio Fontana, presidente della Regione Lombardia e Luca Zaia, presidente del Veneto rei di voler sacrificare i diritti dei cittadini in nome di un non meglio precisato complotto politico ed economico. Su Twitter, un utente si scaglia contro quest’ultimo accusandolo di diffondere vecchie immagini del fiume. “Mostra il Po in secca-tuona il cittadino indignato-ma l’immagine risale al 2017. I bacini a monte sono colmi d’acqua ma Zaia ve li chiude per farvi saltare le colture”.

Reuters

Quelli dei rubinetti aperti

Vi sono poi alcuni gruppo di No-sic che hanno deciso di passare dalle parole ai fatti e, con l’hastag #rubinettiaperti, invitano a sprecare l’acqua per protesta e dimostrare così che la siccità non è altro che una menzogna. Si moltiplicano le foto di rubinetti o soffioni della doccia lasciati aperti a sprecare acqua, accompagnate da commenti provocatori quali “apriamo i rubinetti per aggravare la siccità, indebolire l’Italia e sostenere così l’esercito russo”. Secondo quanto pubblicato in un recente report dall’ISD, Institute for Strategic Dialogue and Climate Action Against Disinfomation “la disinformazione climatica è diventata più complessa, evolvendosi dalla negazione assoluta in ‘discorsi di ritardo’ identificabili per sfruttare il divario tra adesione ed azione”. Secondo tale report, affianco a pochi account accreditati che criticano la teoria del cambiamento climatico, vi sarebbero dei sottogruppi che convergono attorno alle comunità anti-scienza e cospirative, capaci di amplificare ulteriormente la disinformazione climatica. La parola d’ordine sarebbe quindi “ritardo, distrazione e disinformazione” che si baserebbero su di una serie di tematiche ricorrenti. In primo luogo, ci si concentra sulla presunta ricchezza di chi chiede di agire per il clima, in secondo luogo si tende ad incolpare un altro Paese, solitamente la Cina e l’India, per giustificare tutti gli coloro che non fanno niente in merito e, in terzo luogo, si mette in discussione la fattibilità e l’efficacia delle fonti di energia rinnovabili. Qualsiasi strategia di adattamento ad ampio raggio, quindi, viene minimizzata e presentata come irrealizzabile o eccessivamente costosa. Che si possano non comprendere le problematiche riguardanti Paesi lontani, richiedendo questo sforzo una buona dose di empatia e sensibilità, è abbastanza comprensibile, ma come si possa negare l’esistenza di problemi, che è possibile sperimentare in prima persona, lo è molto meno.

Deposit

Siccità, la prossima pandemia
Secondo l’allarme lanciato dall’agenzia delle Nazioni Unite responsabile della gestione globale del rischio di catastrofi, la siccità colpisce più persone di qualsiasi altro disastro a lenta insorgenza e nei prossimi anni determinerà il corso dello sviluppo umano. “La siccità è sul punto di diventare la prossima pandemia-ha affermato Mami Mizutori, rappresentante speciale del Segretario Generale per la Riduzione del Rischio di Disastri-ha colpito 1,5 miliardi di persone finora in questo secolo e questo numero crescerà drammaticamente, a meno che il mondo non migliori nella gestione di questo rischio e ne comprenda le cause alla radice e agisca per fermarle”. Come spiegato dalla Mizutori, la siccità ha, da sempre, fatto parte dell’esperienza umana ma, i danni ed i costi che ne derivano, sono decisamente sottovalutati. Questo accade perchè “molti impatti diffusi e a cascata non vengono esplicitamente attribuiti agli effetti della catena della siccità”. A tutti è chiesto di cambiare le proprie abitudini e contribuire, in maniera fattiva, al tentativo di cambiare questo drammatico stato di cose. Il negazionismo, in se stesso, rappresenta la via più facile e comoda per delegare tale sforzo agli altri senza far niente in prima persona. Negare il problema è più semplice che ammettere la sua esistenza e prendere atto che bisogna impegnarsi per cambiare le cose. Differente è la situazione dei ‘doomer’, coloro che, a differenza dei negazionisti, pur ammettendo l’esistenza di una emergenza, sono convinti che sia ormai troppo tardi per fare qualcosa. Il ‘doomismo climatico’ è una realtà che va diffondendosi nei social media e storie come quella di Charles, raccontata dalla Bbc, doomer che diffonde il suo pessimismo su TikTok, fanno il pieno di followers. Se è vero che spesso la modalità con cui si affronta il tema del cambiamento climatico induce al pessimismo, il doomismo climatico non poggia su alcun documento scientifico. Rimane perciò privo di giustificazione l’atteggiamento nichilistico di chi tira i remi in barca perchè costa troppa fatica remare.


Appendice 1

Gallery


ReutersUn'immagine di questi giorni del Po, all'altezza di Boretto in provincia di Reggio Emilia.

Reuters

Deposit

ULTIME NOTIZIE FOCUS