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Uomini che odiano il femminismo

Il caso della Corea del Sud dove i gruppi maschilisti contro la «discriminazione di genere» sono sulla cresta dell'onda


A Seul non è raro vedere un uomo, vestito da Joker che, in piedi su di un’auto parcheggiata, si scaglia contro le donne, a suo dire «odiatrici di uomini», impegnate in una qualche manifestazione femminista.

Si chiama Bae In-kyu e, come leader del gruppo ‘Uomo in Solidarietà’, sostiene slogan come «Il femminismo è una malattia mentale. Un male della società. Abbasso le odiatrici di uomini. Abbasso la misandria». Bae sta rapidamente diventando una vera celebrità in Corea del Sud: il suo canale YouTube vanta mezzo milione di iscritti ed è riuscito a raccogliere, dai suoi sostenitori, oltre 6'500 franchi in soli tre minuti come colletta per sostenere il proprio movimento.

ReutersManifestanti femministe pro-choice a Seul.

«Il femminismo è una discriminazione di genere»

«Il femminismo è una discriminazione di genere, sostiene Moon Sung-ho, leader di un altro movimento antifemminista sudcoreano denominato ‘Dang Dang We’, «siamo puniti per gli errori delle generazioni precedenti. Il patriarcato e la discriminazione di genere sono problemi delle vecchie generazioni. Ma noi ne paghiamo il prezzo e non è giusto».

Nonostante la Corea del Sud sia ancora un Paese patriarcale, e solo di recente le donne stiano ottenendo qualche risultato dalle proprie battaglie per l’uguaglianza di genere, vi sono tantissimi uomini, alcuni giovanissimi, convinti che esista una cospirazione femminile per emarginare il sesso maschile dalla società.

I dati, poi parlano chiaro: il 76% dei ventenni ed il 66% dei trentenni in Corea del Sud si dichiarano contrari alle battaglie femministe. Il risultato è che, negli ultimi anni, sono notevolmente aumentati gli episodi in cui i componenti dei movimenti antifemministi sfilano per strada cercando lo scontro con le femministe al grido di battaglia ‘Tad!Tad!Tad!’, che sostengono essere il rumore del passo pesante delle donne femministe.

In Corea del Sud il fenomeno dell’antifemminismo è in costante crescita e non sono pochi i casi di cronaca che testimoniano questo preoccupante stato di fatto. Come raccontato dalla Cnn, tali movimenti hanno assunto visibilità con alcune campagne di boicottaggio condotte contro aziende accusate di promuovere, in maniera subliminale, dei messaggi a favore delle donne.

L'indignazione del maschio

Lo scorso maggio, la catena di supermarket sudcoreani Gs25 aveva pubblicato un annuncio pubblicitario in cui si vedeva una mano stilizzata nella classica posizione di pollice e indice vicini a rappresentare una cosa piccola. L’intento era mostrare che si vendevano prodotti di qualità mostrandone le reali dimensioni, ma alcuni antifemministi hanno interpretato la cosa come un codice femminista per voler ridicolizzare le dimensioni del pene degli uomini e un chiaro riferimento al logo di un noto gruppo femminista, il Megalian, che non risulta neanche più attivo. Il risultato di tali proteste è stato quello di spingere la Gs25 a ritirare la propria campagna pubblicitaria e licenziare il responsabile del settore marketing.

Lo stesso è capitato a Musinsa, un’azienda che vende capi d’abbigliamento online, criticata pesantemente sui social network per aver promosso una campagna di sconti rivolta alle donne. Anche in questo caso, l’azienda si è dovuta scusare e il suo fondatore e amministratore delegato si è dovuto dimettere. Il dissenso di un numero sempre crescente di uomini ha indotto numerose altre aziende a cancellare le proprie pubblicità, ree, a loro dire, di offendere la popolazione maschile e di contenere, neanche tanto velatamente, dei messaggi a favore del movimento femminista sudcoreano.

ReutersUna donna partecipa a una manifestazione contro lo shaming, a Seul.

Un'influenza in crescita

La crescente influenza dei movimenti antifemministi si avverte anche nella vita politica del Paese: lo scorso agosto, l’amministrazione della città di Pyeongtaek, è stata costretta a cancellare da Instagram una immagine pubblicata per avvisare la popolazione dell’arrivo di una forte ondata di caldo, ma ritenuta offensiva dagli antifemministi. Vi si vedeva un contadino accaldato che si asciugava la fronte con la mano ma, anche in quel caso, era stato ravvisato il famigerato gesto delle due dita tanto in odio al movimento antifemminista che raccoglie sempre più consenso tra la popolazione maschile.

Ciò che è certo è che, con il loro modo di agire, questi uomini dimostrano di non conoscere realmente cosa sia il movimento femminista, ma si scagliano indiscriminatamente, contro tutte le donne ritenute tali perché si sentono depredati del potere, economico e sociale, che, fino ad ora, hanno esercitato in maniera quasi esclusiva.

Gli slogan, portati avanti dai movimenti antifemministi coreani, sono molto simili a quelli supportati in molti Paesi guidati da governi di estrema destra o di stampo conservatore. Lo stesso candidato per le elezioni presidenziali, rappresentante dell’opposizione conservatrice Yoon Suk-yeol si è schierato apertamente a favore del movimento antifemminista ed ha promesso pene più severe per chi accusa ingiustamente gli uomini di reati sessuali.


Il patriarcato che trema (ma non troppo)

Si contestano, alle donne, dei diritti fondamentali, come la parità salariale, la tutela della propria privacy, anche in ambito sessuale, e il diritto all’aborto. Si scambia il femminismo con la misandria, ossia l’odio nei confronti del genere maschile, e si è convinti che sia in atto una cospirazione per instaurare una sorta di ‘supremazia femminile’.

La realtà è che in Corea del Sud si fa ancora riferimento a una cultura tradizionale, molto conservatrice e di stampo patriarcale. Secondo l’Organizzazione Internazionale per la cooperazione e lo sviluppo economico, Ocse, nel Paese sopravvive un enorme divario salariale tra uomo e donna e solo il 5% delle donne siede nel consiglio di amministrazione di una società quotata in borsa. Secondo i dati diffusi dall’Ocse anche nella Corea del Sud sono molte le donne costrette ad abbandonare il lavoro dopo il parto, e le stesse continuano a svolgere la maggior parte del lavoro domestico senza alcuna retribuzione.

Molto sentito è anche il problema delle molestie sessuali, nella forma tutta particolare della diffusione di filmati, ottenuti tramite telecamere nascoste, di donne dentro i bagni pubblici. Nel 2019 quasi la metà di questi casi di molestia è stata archiviata dai tribunali e i colpevoli sono rimasti impuniti. Secondo quanto dichiarato al New York Times da Oh Jae-ho, ricercatore al Gyeonggi Research Institute, «gli uomini che hanno 20 anni sono profondamente infelici, si considerano vittime di discriminazioni al contrario, sono arrabbiati per aver dovuto pagare il prezzo per le discriminazioni di genere create sotto le generazioni precedenti. Se gli uomini anziani vedevano le donne come bisognose di protezione, oggi gli uomini più giovani le considerano concorrenti in un mercato del lavoro spietato».

ReutersAlcune ragazze davanti a un memoriale per le vittime di Elliot Rodger, incel dichiarato, a Santa Barbara.

 

Fuori dalla Corea del Sud, il movimento degli “Incel”

Il fenomeno dell’antifemminismo non è però limitato alla sola Corea del Sud ma è diffuso anche in Europa e negli Stati Uniti, basti pensare all’Interessengemenschaft Antifeminismus, Igaf, un movimento diffuso in Svizzera che considera il femminismo come uno dei mali più gravi che affliggono gli uomini. Di seguito è nata anche la sezione tedesca del movimento, l’Igafd, che proclama “il proprio desiderio di diventare attivi anche in Germania e di opporsi al trattamento generalmente privilegiato delle donne e il conseguente status svantaggiato degli uomini”.

Negli Stati Uniti, il sentimento antifemminista si è involuto ulteriormente nel movimento degli ‘Incel’, gli ‘involontariamente celibi’, ossia uomini che ritengono impossibile trovarsi una compagna e accusano le donne delle peggiori nefandezze. Le donne vengono percepite come manipolatrici, arriviste, irrazionali e interessate solo al denaro e al successo. L’odio irrazionale degli Incel ha purtroppo portato a gravi casi di cronaca: nel 2018, a Toronto, Alek Minassan, programmatore informatico, travolse e uccise, con il proprio furgone, una decina di persone. Minassian aveva espresso sostegno all’ideologia degli ‘incel’ e accusava le donne di averlo privato del suo diritto ad avere una compagna e dei rapporti sessuali.

Nel 2014, in California Elliot Rodger fu ritenuto colpevole di 6 omicidi. Anche in questo caso, l’omicida era un incel e, poco prima della strage, caricò sul proprio canale YouTube un video in cui sfogava la propria frustrazione per non avere una ragazza ed essere ancora vergine.

«Tutto questo contrapporre sesso contro sesso, qualità contro qualità, tutta questa rivendicazione di superiorità e inferiorità - aveva scritto Virginia Woolf - è lo stadio infantile dell’esistenza umana. Quando le persone maturano smettono di credere nelle fazioni». L’evoluzione della società ci impone di smettere di credere, il prima possibile, nelle fazioni e collaborare per un futuro migliore per gli esseri umani tutti.


Appendice 1

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ReutersManifestanti femministe pro-choice a Seul.

ReutersUna donna partecipa a una manifestazione contro lo shaming, a Seul.

ReutersAlcune ragazze davanti a un memoriale per le vittime di Elliot Rodger, incel dichiarato, a Santa Barbara.

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